La costruzione in terra cruda dalle origini a oggi | Edilone.it

La costruzione in terra cruda dalle origini a oggi

Per costruzioni in terra cruda si intendono quegli edifici realizzati utilizzando la terra stessa del suolo, estratta al di sotto dello strato arabile, inumidita, lavorata, messa in forma e lasciata essiccare al sole, senza cottura, sfruttando la capacita' coesiva delle parti argillose contenute

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Gernot Minke, Istituto Indiano di Tecnologia, New Delhi, India, 1993

La terra è probabilmente il primo materiale da costruzione conosciuto, oltre ad essere la prima divinità. Per costruzioni in terra cruda si intendono quegli edifici realizzati utilizzando la terra stessa del suolo, estratta al di sotto dello strato arabile, inumidita, lavorata, messa in forma e lasciata essiccare al sole, senza cottura, sfruttando la capacità coesiva delle parti argillose contenute. È la parte di argilla contenuta nella terra che svolge la funzione di legante permettendo di costruire solidi e durevoli edifici a più piani.La costruzione in terra cruda è diffusa in gran parte del globo terrestre, in regioni climaticamente molto differenti tra loro, in zone costiere, nell’entroterra, in pianura e in aree montagnose o collinari. Le varie applicazioni spaziano dalle pareti sia portanti che di tamponamento alle pavimentazioni, dai solai alle coperture a volta, cupola o anche piane.

Tradizionalmente spesso la connotazione negativa di povertà, legata all’uso della terra cruda, portava a nascondere il materiale e ricoprirlo di strati di pittura o intonaco a calce o gesso, talvolta anche per questioni igieniche legate alle condizioni di indigenza, cattiva realizzazione, mancanza di manutenzione o insalubrità dei locali. L’uso contemporaneo della terra in edifici di nuova costruzione non richiede più questi occultamenti, la terra può essere lasciata a vista ottimizzando così le sue caratteristiche di salubrità e migliorando il benessere degli abitanti, senza i problemi connessi all’uso di altri prodotti chimici dalle esalazioni nocive.

Negli anni ’80 alcune delle prime realizzazioni pilota di nuove architetture in Europa portarono anche alla costruzione di pareti in terra battuta portanti a vista in esterno e con rivestimenti in polistirolo in interno. Per quanto l’uso generico della terra cruda consenta un risparmio energetico, è anche importante comprenderne le qualità e le prestazioni per sfruttarle al meglio, anche rispetto alla scelta di diverse tecniche costruttive a seconda delle parti dell’edificio.

L’uso di tecniche massive per muri esterni in zone fredde senza altre protezioni, l’impiego di terra alleggerita in serre, l’esecuzione di pareti sandwich che accostano la terra ad altri materiali isolanti nocivi, il rivestimento di muri in terra con materiali poco permeabili o pitture non naturali portano a ridurre le possibilità di riciclo del materiale, contribuiscono ad un aumento del consumo energetico, non migliorano il benessere abitativo.

Weddle Gilmore Black Rock Studio, Casa a Scottsdale, Arizona

Esiste soprattutto in Germania e in Francia una tradizione di manualistica specifica, rivista e approfondita negli ultimi anni in Francia dal centro CRATerre di Grenoble. In Germania tra le due guerre sono state create scuole specifiche per formare capimastri in grado di coordinare cantieri di autocostruzione o di manovali non esperti. Infatti un aspetto fondamentale per l’applicazione delle diverse tecniche è la conoscenza pratica del materiale, che permette di ridurre i tempi di costruzione e garantisce la qualità del manufatto.

A differenza di altri materiali, per la terra è sempre importante l’esperienza pratica, che aiuta a impostare correttamente i lavori dalla concezione dell’edificio alla realizzazione, in modo che l’impiego della terra non sia una scelta incollata a fine progetto, ma diventi strutturale al progetto, ottimizzando le prestazioni dei diversi materiali impiegati. È proprio questa formula che ha portato alla realizzazione delle più interessanti architetture in terra contemporanee.

I nuovi prodotti industriali permettono talvolta di superare questo gap, offrendo materiali pronti che possono essere facilmente assemblati, corredandoli da schede tecniche e schemi costruttivi che chiariscono meglio le prestazioni e le indicazioni sul materiale e sul suo migliore uso nelle diverse parti dell’edificio. Sono ancora però trattazioni parziali e non ancora ben diffuse in Italia.  In Germania l’associazione Dachverband Lehm sta riunendo questi dati e le ricerche di queste ditte, cercando di costruire una trattazione completa e imparziale che chiarisca le nuove possibilità oltre alle tecniche tradizionali. Si tratta di riscoprire e ritrovare un linguaggio attuale a questo materiale antico, sviluppando una collaborazione tra tecnici ecologi e progettisti, analizzando e reinterpretandone l’uso, secondo le nuove esigenze abitative e il diverso rapporto con i materiali e la costruzione del mondo contemporaneo. 

Perché le nuove architetture in terra tornino ad emozionarci come i palazzi dello Yemen, gli Ksar del Marocco o le Moschee del Mali saranno necessarie diverse sperimentazioni per la formazione di una nuova generazione di esperti costruttori e la sinergia di operatori diversi e conoscenze diverse, una contaminazione che come nella musica speriamo porti al recupero dell’architettura spontanea  in chiave contemporanea.


Green Utopia 2015

L’architettura vegetale o organica, terra cruda compresa, sarà tra i protagonisti di Green Utopia 2015, seconda edizione della manifestazione dedicata alla cultura ‘verde’ e alla sostenibilità del costruire, che si svolgerà dal 14 aprile all’8 maggio 2015 alla Fabbrica del Vapore, in via Procaccini 4 a Milano.

L’edizione di 2014 di Green Utopia è stata considerata unanimemente la proposta più interessante di tutta la Milano Design Week 2014 e, quest’anno, oltre a inserirsi nel contesto della settimana milanese del design, composta da Salone del Mobile e Fuorisalone, Green Utopia “apre le porte” a Expo 2015, ospitata a Milano a partire dal 1° maggio 2015. L’architettura vegetale entra quindi di diritto nei temi portanti di Expo 2015.

Green Utopia è uno degli eventi di Sharing Design, la manifestazione a cura di Milano Makers dedicata al design autoprodotto.

Il team di Green Utopia 2015

Ideazione e coordinamento: Arch. Maurizio Corrado.

Gruppo di progetto: Roberto Maci, Riccardo Rigolli, Andrea Facchi, Claudia Mendini, Francesco Poli, Giacomo Mencarini.

Installazioni aziendali a cura di: Luca Gnizio

In collaborazione con: Facoltà di Ingegneria dell’Università La Sapienza di Roma; Ziegert, Roswag, Seiler Architekten Ingenieure, Berlino; gruppo Caña Viva, Barcellona.

Visual marketing: Paolo Schianchi, Christiane Burklein, Francesco Cibati

Media partner: Wolters Kluwer Italia

Patrocini: Accademia di Belle Arti di Verona; Accademia di Belle Arti di Bologna; La Sapienza Università di Roma, Facoltà di Architettura, Dipartimento di architettura e progetto; DMC Design Management Consulting; ADI Associazione Design Industriale.

Con l’adesione di: Aiapp, Associazione italiana di architettura del paesaggio, sez. Lombardia.

L’autore


Barbara Narici

Laureata in architettura presso il Politecnico di Milano, Barbara Narici si è occupata di architettura in terra dal 1985, seguendo ricerche teoriche e lavorando in cantieri di nuova costruzione nel Nord Europa, per sperimentare e conoscere le nuove tecnologie in terra cruda. Ha organizzato e coordinato diversi convegni sul tema in Italia e all’estero. Insieme allo studio di architettura, arte e design di Speciale Terra, arch. Andrea Facchi e Tarshito, ha progettato ed eseguito oggetti di design e ristrutturazioni di interni con terra e altri materiali naturali. Col lo studio Geologika da lei fondato si occupa di progettazione e consulenza a progettisti nel settore della bioedilizia e in particolare dei materiali naturali, di supervisione e consulenza alla realizzazione di manufatti in terra cruda.

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