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Il taglio del legno: tipologie e sezioni

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Per il legno, tra i materiali da costruzione naturali, l’operazione di taglio consente di ottenere prodotti con caratteristiche diverse. Il legno è pur sempre inizialmente un albero, e quindi un materiale vivo, e attraverso il taglio se ne esprimono le caratteristiche. Vediamo come.

I tipi di taglio

È possibile ottenere delle travi in legno massiccio a quattro fili a partire dalla sezione circolare del tronco − si tratta di principi ben noti nel passato − in tre modi differenti, e cioè con:

  • taglio a cuore vivo o con cuore (Fig. 1 a),

  • taglio a cuore spaccato (Fig. 1 b),

  • taglio fuori cuore (Fig. 1 c).  

Tagli del legno massiccio: taglio a cuore vivo (A), taglio a cuore spaccato (B), taglio fuori cuore (C)

Il taglio a cuore vivo conserva maggiormente gli equilibri tensionali, ma possono diventare molto rilevanti le fessure radiali nella fase di essiccatura, che normalmente avviene in opera per il legno massiccio.

Il taglio a cuore spaccato determina meno sprigionamento di tensioni del precedente, ma resta comunque a rischio di instabilità e di fessurazione radiale con possibilità di imbarcamento.

Il taglio fuori cuore offre maggiori garanzie contro le fessurazioni da ritiro, ma in compenso è possibile un fenomeno di imbarcamento più marcato. Risulta particolarmente adatto per impieghi che richiedano bassissime tolleranze costruttive come ad esempio nel caso delle travi con giunti a dita (KVH C30).

Queste sono indicazioni generali che possono subire differenti declinazioni perché ogni tronco ha una sua storia e pertanto è impossibile prevederne a pieno i comportamenti che maturano a partire dalla fase di accrescimento fino ad arrivare alla fase di taglio e alla successiva stagionatura.

La forma ottimale della sezione e le caratteristiche strutturali

La forma ottimale della sezione lignea ai fini della resistenza meccanica non è quella quadrata, ma la forma rettangolare con un rapporto tra base e altezza b/h = 0,71, cioè quando base e altezza stanno fra loro nel rapporto 5 a 7. Rispettando questo rapporto si ottiene il massimo valore del modulo elastico W = b∙h2/6.

Se è necessario per motivi progettuali/architettonici ricorrere a sezioni molto snelle per uso strutturale occorre utilizzare il legno ricomposto, come il lamellare o il microlamellare.

Travi snelle in legno lamellare, Art Centre e Cité de la Musique, Besançon, Francia, 2013, Kengo Kuma

Le fessurazioni radiali da ritiro sono una caratteristica tipica del legno massiccio e, se rientrano nei limiti previsti dalle norme, non comportano problematiche strutturali, ma eventualmente solo estetiche. Occorre porre attenzione al fatto che esse si manifesteranno solo nella fase post-taglio, cioè nella fase di stagionatura, pertanto quando il legno massiccio arriva in cantiere appare di solito privo di fessurazioni e la percentuale di umidità è sicuramente superiore al 20%, limite (non rispettato) previsto dalla normativa per la commercilizzazione.

Trave Uso Fiume che presenta alcune fessurazioni radiali da ritiro

Le macchine a controllo numerico per un utilizzo ottimale

Oggi, grazie alle macchine a controllo numerico, il processo di taglio è molto cambiato rispetto al passato. Le macchine a controllo numerico consentono uno sfruttamento ottimale della sezione utile che va al di là della ripartizione in tre tipologie appena illustrata. Tutto il processo viene pilotato da un’apposita cabina di regia attraverso una serie di monitor collegati a telecamere, che consentono all’operatore di vedere in primo piano la sezione del tronco sovrapposta a diversi schemi di taglio preimpostati nel programma.

Negli impianti più avanzati il taglio viene preceduto da un pretaglio e da una rifinitura, che consente di impostare, attraverso una rimisurazione tridimensionale del tronco, un successivo piano di taglio più preciso, a seconda delle eventuali imperfezioni rilevate in prima fase.

Tutto questo nella direzione di una sempre maggiore precisione e di un utilizzo ottimale del materiale.

L’autore


Davide Maria Giachino

È architetto, si laurea presso il Politecnico di Torino, dove ha svolto attività di docenza a contratto presso il Laboratorio di Innovazione Tecnologica e di Tecnologie Ecocompatibili per la Facoltà di Architettura per l’Ambiente e il Paesaggio di Mondovì (Cuneo), fino al 2011. Collabora con il Corso di Laurea Magistrale in Architettura, “Atelier: Il progetto sostenibile” e con il Corso di Laurea in Architettura, “Atelier: Costruire nel costruito”. Nel 2002 fonda presso l’Environment Park (Parco Scientifico Tecnologico per l’Ambiente) a Torino lo studio Element che gli consente di sviluppare a pieno la passione per l’architettura sostenibile e l’ecodesign, indagando in particolare le tematiche relative ai sistemi costruttivi in legno e alle tecnologie a secco.

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Autore:   •   Editore: Utet Scienze Tecniche   •   Anno:

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