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Il Sistema Italiano di Certificazione in Bioedilizia

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Sono ormai noti i danni causati alla salute da polveri sottili domestiche e da sostanze inquinanti emesse da intonaci e altri materiali edili. Del loro contenimento si occupa il Sistema Italiano di Certificazione dei Materiali per la Bioedilizia, nato nel 2004 con l’accordo tra ICEA e ANAB.

ICEA e ANAB (Associazione Nazionale per l’Architettura Bioecologica) sviluppano metodi e processi di produzione dei materiali dell’edilizia, e più in generale dell’abitare, compatibili con l’ambiente, la salute dell’uomo e con il contesto socio-culturale nel quale vengono utilizzati.

Il Sistema si fonda sul principio di indipendenza e di separazione dei ruoli, che affida ad ANAB il compito di redigere, aggiornare e promuovere le norme per i materiali, i sistemi e gli organismi edilizi secondo i principi dell’architettura sostenibile, e ad ICEA quello di responsabile del rilascio, mantenimento, estensione, sospensione e ritiro della certificazione.

Il contenimento delle polveri sottili da interno, delle più impalpabili e pericolose tra loro, le pm10, e delle altre sostanze inquinanti presenti in casa è uno dei molteplici problemi su cui si concentra l’edilizia bio-ecologica, quella cioè che si prefigge l’utilizzo di materiali rispettosi dell’uomo e dell’ambiente. Le sostanze che danno luogo alle polveri delle case, infatti, come a tantissime altre sostanze inquinanti, sono i composti organici volatili (Cov). L’edilizia bio-ecologica fissa limiti e rigorosi criteri di misurazione delle emissioni di Cov da parte dei materiali, al fine di ridurre entro margini di sicurezza la presenza delle sostanze nocive nell’ambiente domestico.

I requisiti cui devono rispondere, in generale, i materiali della bio-edilizia certificata Anab-Icea sono: derivare da materie prime facilmente rinnovabili ed ottenute con pratiche agricole e forestali sostenibili, o da minerali estratti con ridotto impatto ambientale; non contenere sostanze pericolose per l’uomo o per l’ambiente; prevedere una riduzione del consumo energetico in tutto il ciclo di vita dalla fase di preparazione, a quella di uso e di dismissione/recupero; comprendere specifiche di installazione e di manutenzione, ad uso dei progettisti e degli utilizzatori, che assicurano la riduzione dell’impatto ambientale durante la fase di realizzazione degli edifici e di uso; non emettere sostanze inquinanti che sono note o sospette di causare malattie, disagio umano e discomfort nei fruitori degli ambienti confinati.

Un altro problema affrontato dall’edilizia biologica e per il quale, in Italia, ancora poco si è fatto, è quello della radioattività domestica. Tutti i materiali rilasciano una radioattività naturale, tant’è che anche all’aperto è rilevabile una radioattività naturale di fondo. Nelle abitazioni le emissioni radioattive dei materiali edili possono oltrepassare i livelli di guardia. La bioedilizia risponde a questo problema, introducendo misurazioni e controlli sui materiali usati e limiti per le emissioni radioattive. Controlli di questo tipo non sono normalmente garantiti dall’edilizia tradizionale. In alcuni paesi, come gli Usa, esistono precisi limiti a riguardo, mentre nel nostro Paese non ci sono ancora regolamentazioni.

Altri esempi di applicazione della bioedilizia certificata Anab-Icea sono i laterizi, materiali in argilla cotta (800° C) di cui sono fatti i mattoni, le mattonelle e i blocchi (grossi mattoni con funzione portante). Una delle difficoltà di impiego del laterizio è dovuta alla sua pesantezza. Per alleggerirlo è stato creato il laterizio porizzato, con una pasta porosa e un conseguente maggior contenuto d’aria. Nell’edilizia tradizionale la porosità viene ottenuta unendo del polistirolo all’impasto di argilla. Durante la cottura il polistirolo si volatilizza, lasciando piccoli pori nella struttura. L’edilizia bio, al polistirolo, prodotto di sintesi petrol-chimica, predilige materiali naturali: farina di legno (scarti della lavorazione del legno), pula di riso o sughero. Questi, non solo non presentano emissioni inquinanti o nocive, ma sono rinnovabili: a differenza del petrolio, destinato ad esaurirsi, il legno ed altri materiali sono coltivabili e possono quindi essere riprodotti.

L’obiettivo della certificazione dei Materiali per la Bioedilizia è quello di migliorare la qualità dei prodotti dell’edilizia riducendo le emissioni nocive, l’utilizzo di energia e utilizzando risorse rinnovabili per unità di prodotto durante le fasi di pre-produzione, produzione e post-produzione, nel rispetto dell’ambiente, della salute e della sicurezza dei lavoratori e degli utilizzatori.

di Lucia Russo

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