Il giardino onirico, il piccolo giardino e il giardino – nido sono i vincitori del concorso Giardini per sognare | Edilone.it

Il giardino onirico, il piccolo giardino e il giardino – nido sono i vincitori del concorso Giardini per sognare

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Fantasia, tecnica e provocazioni nei 25 progetti presentati, ispirati a criteri di bioarchitettura
Le descrizioni dei progetti

Il “giardino onirico” di GNTP Ingegneri Associai e Marco Cei è il vincitore del primo premio del Concorso “Giardini per Sognare” , la sezione speciale dei 756 concorsi tecnici ed estetici di Euroflora06. Il secondo premio è stato segnato al “piccolo giardino” diRaimondo Congiu, mentre al terzo posto si è classificato il giardno – nido di Umberto Andolfato.
Un progetto intelligente eseguito in maniera straordinaria in grado di rappresentare il sogno: sono alcune delle motivazioni espresse dalla speciale commissione – formata da Lilia Capocaccia ex Presidente del Parco di Portofino, Liliana Ghisalberti esperta di composizioni floreali, Barth Pallanca designer di giardini, Walter Pironi e Massa giornalisti specializzati e Luigi Ratti paesaggista – che ha assegnato il primo premio del prestigioso concorso al progetto di GNTP Ingegneri Associati e Marco Cei. Il giardino onirico cui si accede attraverso una camera oscura – in cui il tempo viene scandito dal cadere di una goccia d’acqua – comprende al suo interno due piccoli giardini mediterranei disposti come terrazze, non visibili direttamente, ma solo come visioni riflesse in uno specchio. Elemento di natura concreta è il vecchio esemplare di olivo alla sommità di un pendio di erba, omaggio al tempo e alla Liguria. Il piccolo giardino di Raimondo Congiu, si ispira invece ai paesaggi tropicali, alla lussureggiante vegetazione che, dall’entroterra, sconfina sino alla battigia del mare. Un sunto di un angolo esotico costellato di palme, di piante da fiore e da un maestoso olivo millenario accolgono il visitatore che si inoltra, sognando, in questo angolo di pace. Il progettista ha saputo trasmettere questa sua visione di giardino per sognare tanto da aggiudicarsi il secondo premio. Una sosta deliziosa per sognare dove abbandonarsi ai piaceri dell’ozio è la definizione data dalla giuria al giardino – nido di Umberto Andolfato che si è aggiudicato il terzo premio. Il progetto parte da una forma primordiale quale il nido, raffigurato come un involucro avvolgente e protettivo. La struttura leggermente sopraelevata, ha al suo interno una seduta e tutt’ intorno essenze aromatiche e odorose che abbracciano coloro che si trovano al suo interno. Questo giardino per sognare oltre che originale e innovativo è risultato vivibile e realizzabile, caratteristica importante nella difficile scelta dei vincitori.
Standard richiesti infatti prevedevano una copertura “verde” per oltre il 50% dello spazio occupato, l’utilizzazione di piante, elementi architettonici, arredi e illuminazioni volti ad esaltare una concezione innovativa del verde.
Da segnalare il letto per sognare realizzato con cuscini vegetali e coperte di tappeto erboso di Gabriella Innocenti, che ha ottenuto una menzione per l’originalità.
Dall’esame dei progetti, curati prevalentemente da giovani progettisti desiderosi di stupire il grande pubblico con proposte accattivanti e d’avanguardia, sono emerse un’elevata qualità delle idee, fantasia, inventiva, tecnica ma anche la voglia di stupire e provocare. Caratteristica comune a tutti i progetti in concorso, la volontà di applicare i principi della bioarchitettura con l’impiego di materiali compatibili. I premi assegnati prevedono una vincita in denaro: 2500 euro per il primo premio, 1500 per il secondo e 1000 euro per il terzo.

Qui di seguito tutti i progetti destinati a stupire il pubblico di Euroflora:

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Pocket Garden di Francesco Gazzabin è l’esempio di un giardino “tascabile”. Il progetto è ispirato ai giorni nostri in cui è sempre minore lo spazio da dedicare al verde. Il giardino è pensato sotto forma di contenitore per accogliere, con la massima flessibità dispositiva alcuni elementi fondamentali del giardino italiano ed orientale. Un Viale Alberato, un Ninfeo, un Parterre de broderie, l’Ortus Conclusus, il Giardino Zen sono alcuni degli elementi del Pocket Garden, da assemblare a piacimento.

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L’acqua è l’elemento fondamentale de “L’ecogiardino delle Illusioni” di Marco Rismondo, progetto che si ispira alla zona del Basso Piemonte.

Il progettista – attraverso ruscelli, laghetti e fontane – ha voluto proporre un giardino che non “giochi” con questa fonte esauribile ma che la recuperi attraverso tubi drenanti rivestiti di fibra di cocco che garantiscono una più lunga durata ed una maggiore efficacia nel convogliarla in una vasca che può essere utilizzata per l’irrigazione del giardino, oltre che ad ospitare pesci, piante ed altri graziosi ed utili ospiti. Un sentiero che si intreccia con il corso dell’acqua, richiama da una parte i sentieri di montagna, dall’altra vuole dare un senso di armonia tra Uomo e Natura.

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Nel progetto “Il Giardino dei giorni rubati” di Francesca Calamita e Matteo Arfanotti, l’albero rappresenta l’essenza stessa del giardino, colui che muta con il ciclo delle stagioni, colui che vive, cresce e accompagna il cammino della vita. Un altalena saldamente ancorata all’albero rappresenta – per l’ideatore – l’anima e la capacità di sognare degli uomini: sogni di bambino, di fanciullo tutti proiettati verso un futuro fantastico e sogni di adulto, di vecchio, quindi sogni più nostalgici che si confondono con i ricordi e si rivolgono al passato.

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Una distesa di cactus alternati a soffice ovatta rosa, dove fluttuano e cadono bolle di sapone – che stanno a rappresentare i sogni infranti e i sogni realizzabili – creano lo scenario del progetto intitolato “dreams – bubbles” di Anne Diete e Lulu Dombois. I progettisti, attraverso il loro giardino, invitano i visitatori a liberare la mente per aiutare così i sogni a diventare realtà.

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Un giardino di delizie e meraviglie, con una piccola collezione di erbe aromatiche arricchita da sculture e giochi d’acqua che esprimono il desiderio insito in ogni uomo di nutrirsi dei prodotti della terra è il giardino per sognare proposto da Lorena Raspanti. Il progetto è articolato in tre spazi dove la natura, prima si piega in dolci pendenze a

racchiudere il percorso ed infine si alza verso il muro della casa – altro elemento architettonico – per ricoprirlo e fonderlo con lo spazio verde.

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Un luogo al di fuori del tempo dove la natura spontanea, in assenza del giardiniere, ha preso il sopravvento; dove la vegetazione predominante di graminacee si espande sul parterre di mosaico di ciottoli, e le lastre di pietra turchina dei camminamenti appaiono come isole alla deriva tra il folto dell’erba. Il bagliore di un ulivo ha infranto le lastre in cerca della luce… la sua argentina presenza fa da contrasto alla calma circostante e suggerisce una metamorfosi della pietra in pianta. Questo è il sogno di Gabriele Gelatti che ideato il “Giardino senza tempo”.

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Un percorso onirico che porta l’uomo sognante dal lontano passato al futuro è il significato di questo complesso progetto proposto dalla AF Progetti di Andrea Faccio e Gabriella Fenoggio. Il passato è rappresentato dalla rosa, leggera e vivace ma, con le sue spine, aggressiva e pungente. Il presente viene raffigurato dalle piante grasse, così geometriche e difficilmente avvicinabili, che però sanno regalare fioriture delicate, mentre il futuro – dove l’acqua guidata dalla mano dell’ uomo potrebbe ritrovare la sua natura – è nelle graminacee caratterizzate da foglie diverse sia per forma che per colore.

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Di Alma Repetto è il “Giardino Aureo”, un luogo magico dove mediante la lettura del linguaggio degli elementi naturali si scopre il proprio io. La forma evoca il rettangolo aureo per poi costruire la spirale aurea che nel progetto nasce da una linea retta e si chiude con un cerchio. L’idea dei progettisti è quella di creare un giardino da percepire visivamente con le forme e i colori, ma anche con il contatto, i profumi e i suoni.

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Attraverso un mare di girasoli su ghiaino bianco si vede in lontananza una vegetazione alta e fitta di bambù: quest’isola verde si apre nel riflesso degli specchi di un lago circolare con ninfee galleggianti. Sull’ isola che non c’è di Marialodovica Delendi , lo spettatore viene invitato ad entrare sulla piattaforma di legno e a meditare sull’acqua tra le ninfee.

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Il “Giardino per Sognare” di Massimo Poggi è pensato come un’oasi di riposo: viene così realizzata una panchina con seduta e spalliera in muratura contenente un terrapieno verde con magnolie, photinie, gruppi di lantane, rose coprisuolo, rododendri e piante di bosso. Una voliera centrale con al centro una speciale vasca in resina con giochi d’acqua su vari livelli, un prato erboso e una piccola bordura realizzata con piante tipo cyperus papyrus e athyrium (felci) fungono da sfondo.

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Un brano di campagna , un angolo incolto e selvaggio in cui la città, che si contrappone a questo paesaggio bucolico, è rappresentato mediante immagini tratte da sovrapposizioni di skyline di metropoli contemporanee. Il parterre è costituito da graminacee a composizione libera, proprio per indicare un atto di rottura con la concezione attuale del giardino, in cui domina il tappeto erboso sempre verde. A completare il quadro, in questo paesaggio semi-naturale trovano posizione di contrasto tre enormi palloni rossi in lattice, allegoria e sintesi dell’immagine dei papaveri nei campi e uno spaventapasseri. Questo giardino è proposto da A. Gambardella, L. Masciotta, S. Ottonello, N. Rossi e F. Sposeti.

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La stanza dei fabbricatori di sogni è il titolo del progetto curato dalla Facoltà di Architettura dell’ Università di Genova che ricrea l’interno di una stanza del sonno, con alcune finestre al di là delle quali prendono forma e si materializzano alcuni sogni. Unico elemento che accomuna le rappresentazioni è la presenza di bauli, oggetto/soggetto che accumulano significati, ricordi e lunghi viaggi. Bauli su bauli proposti con diversi contenuti e temi, tutti volti a stimolare l’immaginazione del visitatore.

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La Piramide Aeroponica di Nuova Verdi Impianti di Stefano Carità e Carlo Pastorino si ispira all’omonima tecnica di coltivazione molto diffusa nel settore orticolo e nella produzione di fiori recisi. Questa proposta porta la tecnologia aeroponica all’esterno, laddove vi è scarsa accessibilità, problemi di peso, difficoltà di manutenzione. L’allestimento vuole provocare un interesse in questa direzione per stimolare la fantasia e la curiosità di chi si pone il problema del verde nelle aree fortemente urbanizzate. Il pubblico verrà a conoscenza di questa tecnologia con la suggestiva visione delle radici illuminate da lampade fluorescenti che pendono nella nebbia da un soffitto blu scuro come meteore nella notte.

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La Porta dei Sogni di Emanuela Morelli ha come principio guida quello di coinvolgere tutti i sensi dell’uomo. Il giardino è delimitato dalla parte del pubblico da una parete opaca composta da tre porte di diversa grandezza che portano al sogno. Una piccola dove sembra possibile solo il passaggio dei bambini, una a misura d’uomo e una alta, dove per sporgersi bisogna alzarsi sulle punte dei piedi. Il sogno è rappresentato in uno spazio molto piccolo e “protetto” da un’alta siepe informale di arbusti mediterranei. La verticalità dell’albero, un leccio, posto al centro della composizione, simbolo della natura e della vita è enfatizzata da un prato semplice e pulito. Un tappeto di gardenie bianche ne definisce il contorno e diffonde il profumo coinvolgendo l’olfatto.

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Questo giardino proposto da Nausikaa Ramati Mandana vuole essere una rappresentazione della vita, sempre sospesa tra razionalità e sogno. La sua composizione prevede forme geometriche come il vortice e la spirale inserite in un contesto vegetale avente come fulcro generatore una vasca tonda centrale. All’esplosione radiale delle bordure di erbe aromatiche si accosta la spirale del sogno e del movimento, coinvolgendo sia la geometria dei riquadri tappezzati a prato e guarniti da cespugli fioriti, sia dei riquadri con erbe aromatiche disposte a tappeto.

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In chiave moderna, minimalista e spirituale questo progetto di Anna Pisani e Danilo Demi si rifà al esempio del giardino persiano massima espressione del paradiso e del modello quadripartito – quattro porzioni di giardino – che ha avuto estrema importanza in molte culture, tra cui quella occidentale. Attraverso quindi la scomposizione dell’impianto geometrico quadripartito si crea uno spazio che simbolicamente vuole riproporre il paradiso perduto, sognato nei secoli. Al centro è collocata una vasca d’acqua mentre sono numerosi gli elementi vegetativi tra cui arbusti, latifoglie, conifere e masse arboree d’altezza media.

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In questo progetto di Caterina Mandibola il giardino reale e quello sognato si sovrappongono e s’intersecano; il prato luogo di meditazione è parte viva del giardino. Un percorso immaginario lo attraversa sintetizzando al suo interno le forme della natura

attraverso elementi inanimati: specchi, vetri, metallo. Il graduale mutamento, dalla naturalità assoluta a quella formalmente schematizzata, evoca un passaggio dalla realtà al sogno. Le succulente con le loro forme decise e scultoree campeggiano tra i materiali inerti, mentre le graminacee e le essenze della macchia mediterranea avvolgono la zona dove indugiare protetti da una natura amica.

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Il progetto “meditazione” di Gabriella Pavan prevede un piccolo spazio circolare perimetrato da un muretto d’ altezza variabile e realizzato con ciottoli di colore azzurro che riprendono la tonalità delle foglie di eucalyptus populifolia posti al centro del cerchio a formare un triangolo. Di forma triangolare è anche la stuoia per la meditazione appoggiata al tappeto erboso realizzato in Dycondra repens. La purezza delle linee ed i colori delicati creano la perfetta atmosfera necessaria alla meditazione.

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Il cielo in una stanza di Callari Carlo vuole essere un elogio al sonno quale oniriche visioni: al centro di una stanza priva di pareti ma lambita da muri ideali evocati da materiale vegetale a basso sviluppo, trova sede una vasca colma d’acqua. Al suo interno, tra gruppi di piante acquatiche e pesci rossi, è posato un letto emblema della sede dell’affetto, della vicinanza fisica e dell’amore. La componente vegetale del giardino è interamente giocata sull’uso di piante sonnifere, mutuare dalla fitoterapia e dotate di una buona resa estetica.

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Alcune categorie di oggetti caratteristici delle discariche – come rifiuti elettrici ingombranti, copertoni d’auto usati e sanitari dismessi – vengono utilizzati come elementi compositivi per creare un giardino articolato e curato nei dettagli, ricco di specie vegetali rare e ricercate. Questo progetto ideato da il Gruppo A. Piè, vuole far riflettere sul tema dell’impatto dei rifiuti umani sull’ambiente naturale.

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Questo progetto di Maria Irina Mantello intende organizzare una composizione per coinvolgere l’acqua lungo un morbido e articolato percorso che scivola tra le piante. L’acqua si acquieta e scompare inghiottita nel flusso, entro colonne verticali che appaiono di fronte a un “scenario onirico” come volere individuare le realtà di un “giardino idrofilo”, dove rose e un prato rigoglioso si vantano del bell’ aspetto al di là della prigione d’acqua simboleggiata dalle colonne.

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Blu Land di Monica Viarengo racconta la storia di una terra magica arrivata dal mare su una zattera blu. La terra plasmata a forma di onde proviene da un luogo onirico dove tutto è possibile; nel suo viaggio è accompagnata da piante originali del bacino del Mediterraneo. Le onde di terra ricoperte di un tessuto blu che le veste come un guanto prendono la forma di animali marini di corpi stesi addormentati. Il giardino metafora della vita del suo autore evoca il desideri di una terra promessa che non arriva mai dove sogno e realtà coincidono.

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