Il costruire 'alternativo': il convegno di Alessandro Rogora al Made expo 2013 | Edilone.it

Il costruire ‘alternativo’: il convegno di Alessandro Rogora al Made expo 2013

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Con l’inizio ufficiale del Made expo (Fiera di Rho, 2 – 5 ottobre 2013), prende il via anche il ricco calendario di convegni dello spazio “Growing City“, organizzati da Nemeton Network con Wolters Kluwer Italia. Un’agenda di interventi, conferenze, dibattiti e tavole rotonde che mettono al centro l’evoluzione dei concetti chiave di sostenibilità, ambiente ed ecologia al servizio delle città e del paesaggio.

Protagonista di uno degli interventi principali di ieri 2 ottobre 2013, l’architetto e professore del Dipartimento Dastu (Architettura e studi urbani) del Politecnico di Milano Alessandro Rogora. Forte di un’attività pluriennale nel settore della ricerca sui nuovi materiali per l’edilizia e l’architettura, Rogora ha pubblicato numerosi volumi per l’editore Wolters Kluwer Italia, tra i quali “Progettazione bioclimatica per l’architettura mediterranea“, “Architettura ambientale” con Alessandro Rocca e Luigi Spinelli, e il nuovo “Costruire alternativo“, scritto con Davide Lo Bartolo e lanciato proprio in occasione del Made expo.

Nel suo convegno Rogora ha ripercorso le fasi chiave della ricerca sui materiali cosiddetti “alternativi”, partendo dall’esperienza a metà degli anni Ottanta del Cantiere Scuola” del Polimi. Qui gli studenti potevano imparare a sperimentare manualmente sui materiali, ad esempio piegando ferri, costruendo casseforti, o persino facciate ventilate. In questo modo veniva promosso un modello in cui si imparavano le caratteristiche dei materiali dalla loro lavorazione pratica, anche attraverso l’analisi delle prestazioni inattese e degli errori progettuali.

In particolare è stato il lavoro di Gianni Scudo, a creare un precedente importante: nel laboratorio “Tecnologie facilitate” venivano studiate tecniche alternative per la costruzione di moduli, edifici ed involucri nei Paesi in via di sviluppo, dove l’assenza di materiali molto prestanti impediva l’uso di materiali avanzati. E’ in quel periodo che comincia, ad esempio, la sperimentazione con le ‘cupole ogivali’, attraverso modelli costruiti in laboratorio con materiali ‘alternativi’ quali cannucce o pasta.

Negli ultimi dieci anni questa esperienza si è espansa: ora nei laboratori, spiega Rogora, vengono costruiti addirittura modelli in scala 1:1 di nodi (cioè di intersezioni solaio parete copertura), chiedendo agli studenti di utilizzare materiali per loro ‘ignoti’ in modo da cominciare a riflettere su come utilizzali. Invece dei mattoni o del calcestruzzo viene chiesto di utilizzare bambù, terra, pneumatici, materiali di recupero.

Tra i progetti più rilevanti realizzati in questa direzione, Rogora ha parlato del progetto “Stone“, realizzato con gli studenti del Politecnico di Milano con contributo dell’amministrazione comunale di Legnano (Mi). Il progetto Stone (leggi l’intervista e guarda il backstage) ha consentito di aprire un campo per la raccolta dei materiali ‘rifiutati dalla società’ perché magari non più funzionali al loro uso primario, e in seguito con la dotazione raccolta di costruire in una sola settimana un piccolo modulo edilizio di 3 x 4 metri nel Parco cittadino.

Illustrando le modalità tecnico-progettuali della realizzazione di Stone, l’architetto ha spiegato come si sia fatto ricorso sia a materiali tradizionali per la realizzazione del calcestruzzo, al contempo combinati e integrati con materiali ‘anomali’ quali i pneumatici a fine uso, il legno che proveniva dalla demolizione del cinema teatro di Legnano (travi poi modificate), paglia, carta cemento, cartone ondulato e persino elementi in tetrapak. Questo materiale, spiega Rogora, una volta richiuso ha prestazioni termoisolanti interessanti. Il modulo da questo inverno – non è ancora concluso, mancano soglie e davanzali – sarà monitorato per 18 mesi dal gruppo del Politecnico (da i gruppi specializzati in costruzioni e in fisica ambientale) nelle sue prestazioni, mentre intanto assolverà il ruolo di ufficio informazioni per il Parco di Legnano.

Oltre a Stone, il convegno ha offerto la possibilità di illustrare altri progetti pionieristici in questa direzione, come ad esempio la riqualificazione dell’Ex centro ricreativo della centrale termoelettrica di Chivasso (To), affidata a un gruppo che ha visto la partecipazione di Rogora via concorso. L’obiettivo era realizzare un edificio con elevate qualità energetiche, pur trattandosi di una struttura degli anni Venti. Tra le innovazioni ‘sostenibili’ al centro del progetto, Rogora ha spiegato che sono stati testati sistemi dei riduzione dei consumi energetici come: perforazioni per pompe di calore; sistemi passivi (serra bioclimatica complessa, tre volumi diversi e facciate diversamente inclinate per testare i differenti irraggiamenti); copertura fotovoltaica e soprattutto dei sofisticati sistemi isolanti ad infrarosso leggero usati all’esterno dell’edificio, utilizzando una finitura tessile, come una “maglia” all’edificio, che potesse essere cambiata in base a nuove esigenze e prestazioni. Alla fine dell’intervento l’edificio consuma teoricamente l’80% in meno per il riscaldamento, ha consumi equivalenti e quasi pari a zero per il raffrescamento, mentre è aumentato il consumo per l’illuminazione perché ci sono finestre a vetro triplo che riducono la trasparenza. Di particolare interesse anche la scelta della committenza di evocare esteticamente il basalto (nella parte nord) e il cristallo (nella parte sud) per sottolineare l’attenzione ai temi di sostenibilità energetica dell’azienda.

Oltre ai casi pratici, il dibattito nello spazio Growing City ha permesso di sollevare importanti riflessioni sul ruolo che la ricerca sui materiali alternativi può assumere nel panorama generale segnato da un lato dalla crisi edilizia, dall’altro dalle sempre più stringenti normative sulla sicurezza, talvolta poco allineate alle prerogative tecniche dei materiali ‘alternativi’, come nel caso del progetto Eva a L’Aquila, concepito per adottare balle di paglia come elemento base edilizio, ma che in seguito alla nuova normativa sismica ha richiesto la necessità di una struttura in legno.

Infine, sul tema del rapporto tra bellezza e ‘costruire alternativo’, Rogora ha sottolineato l’importanza di sviluppare un’estetica della sostenibilità: pur muovendosi ancora in ambito sperimentale – il Modulo Stone ad esempio è stato riconosciuto dal comune di Legnano come ‘installazione’ – cominciano ad essere testati nel mondo esempi di edifici esteticamente straordinari ma che fanno uso di materiali alternativi, come ad esempio nel lavoro sul cartone di Shigeru Ban. “Ci sono grandi maestri che di fronte ai temi della sostenibilità restano ‘disarmati’, rivelando lacune”, ha concluso Rogora. “Siamo poco abituati a progettare con le regole della sostenibiltà perciò l’estetica della sostenibiiltà è in fase di sviluppo. Ma è un tema importante: non devono esistere edifici sostenibili che non siano di qualità adeguata, anche estetica”.

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