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Federparchi: il ruolo delle aree protette

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L’assemblea nazionale di Federparchi tenutasi a Roma lo scorso 14 dicembre ha dato voce ai parchi e alle aree protette. L’invito del Presidente Matteo Fusilli, è stato quello di ricondurre le aree protette al ruolo centrale che compete loro nella gestione del territorio, un ruolo che tenga conto delle nuove sfide ambientali di portata planetaria che i parchi stessi, insieme al resto della società, sono oggi chiamati ad affrontare. «Mi chiedo e vi chiedo – è stata la provocazione di Fusilli – se non sia nostro dovere primario riconsiderare tutto, gli obiettivi, l’impegno, il lavoro quotidiano, alla luce di questa nuova e pressante realtà». Ridefinire, in un certo senso, la ‘missione’ delle aree protette.

La relazione del Presidente Matteo Fusilli è stata chiara al riguardo; i parchi rivendicano un ruolo forte e chiaro nella politica nazionale a sostegno di nuove politiche ambientali.

L’obiettivo è ambizioso e può essere realisticamente perseguito solo se sarà l’intero sistema dei parchi italiani a lavorare per raggiungerlo. In quest’ottica, diviene cruciale il ruolo di collante e di catalizzatore esercitato dalla Federparchi, che ha individuato nella terza Conferenza nazionale delle aree protette, convocata dal ministero dell’Ambiente per febbraio 2009, una tappa fondamentale di questo processo di ridefinizione della missione dei parchi. “In quella sede, così importante e ufficiale, – ha precisato Fusilli – ci sarà da affermare una volta per tutte, con i contenuti, l’esistenza di una priorità ambientale, e da ricollocare completamente la politica delle aree protette all’interno di questa priorità”. Va in questa direzione l’impegno dei dieci Gruppi di lavoro tematici istituiti dalla Federazione in preparazione alla Conferenza, chiamati ad affrontare, accanto a questioni storiche legate all’attività dei parchi, come la sostenibilità dello sviluppo economico, temi di dirompente novità, a partire dalla grande sfida del cambiamento climatico in atto.
Non basta qualche soldo in più – che serve naturalmente – e neppure rimettere a regime i parchi nazionali paralizzati dai commissariamenti. Serve soprattutto – tanto per fare un esempio che riguarda da vicino anche la Toscana – rilanciare il ruolo delle aree protette marine ancora gestite (si fa per dire!) secondo concezioni e interpretazioni normative assolutamente ridicole e fuori dal tempo. Serve ed è urgente mettere parchi e aree protette nelle condizioni di fare sistema, cooperare intorno a progetti e iniziative comuni nel Santuario dei cetacei come per la Convenzione alpina o il progetto Ape ( Appennino parco d’Europa).

Per altre informazioni, consultare il sito web:
http://www.federparchi.it/

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