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Dalla bioingegneria i mattoni eco

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Ogni anno nel mondo si producono circa 1.300 miliardi di mattoni, con un costo in termini di inquinamento ambientale, paragonabile all’intero traffico aereo mondiale.

Ginger Krieg Dosier, una giovane professoressa americana di architettura negli Emirati Arabi, ha studiato un sistema alternativo in grado di diminuire radicalmente l’apporto inquinante dovuto alla loro produzione. E il progetto le è valso il primo premio alla Next Generation Design Competition 2010 di Metropoli. L’idea parte da un presupposto molto semplice: basterebbe non cuocere i mattoni, bensì coltivarli!

Nell’ambito dei materiali edilizi i mattoni possono arrivare ad un contenuto di oltre 3 MJ/kg di energia grigia (dati CIPRA), termine che definisce l’energia impiegata per le fasi di realizzazione, dunque estrazione, produzione, trasporto e tutti i processi di trasformazione che stanno a monte del prodotto finito. Una parte di questa energia potrebbe essere tagliata.

I “bio-bricks” sono costituiti a partire da sabbia, batteri, cloruro di calcio ed urea mediante un processo noto come precipitazione di calcite micro-indotta, che impiega i microrganismi di Sporosarcina pasteurii presenti nella sabbia per legare assieme i granelli, con una catena di reazioni chimiche. La massa risultante somiglia nell’aspetto all’arenaria, ma, a seconda di piccoli accorgimenti durante il processo può riprodurre la resistenza del cotto, dell’argilla o addirittura del marmo.

Per ora, i mattoni cosi prodotti hanno le stesse dimensioni dei mattoncini Lego. La ricerca ha inevitabilmente ancora una lunga strada da percorrere, ma almeno per i giudici della competition non ci sono stati dubbi sulla validità del progetto e come afferma il giurato Chris Sharples “Scegliere il vincitore è stato un gioco da ragazzi”. La strada sembra dunque praticabile in tempi brevi, garantendo un prodotto sostitutivo con la stessa resistenza di quello tradizionale.

Per maggiori informazioni: http://www.metropolismag.com/nextgen

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