Coperture a verde: la Lombardia fa il punto | Edilone.it

Coperture a verde: la Lombardia fa il punto

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Di green roof, aspetti tecnici ed estetici delle coperture a verde e dei loro effetti sul clima urbano, sui consumi energetici e sui flussi idrici, si è parlato nei giorni scorsi in Camera di commercio di Milano nel corso del convegno “Green roofs obiettivi ambientali, energetici e paesaggistici”. L’incontro ha rappresentato anche l’occasione per presentare i primi risultati delle attività del progetto Tevel, che sta studiando e sperimentando quali piante siano più adatte alla coltivazione sui tetti della Lombardia. Individuate finora una ventina di specie, tra autoctone e ornamentali.

Come scegliere, quindi, il “verde” adeguato? Tra le specie vegetali più adatte ai tetti della Lombardia, tra coltivazioni estensive ed intensive, ci sono borracina, garofani, timo, rosmarino, santolina, potentilla. Da evitare invece: glicine, edera, betulla, salice, pioppo, piante palustri e bambù.

Nell’ambito del progetto, realizzato da Fondazione Minoprio con il contributo della Camera di Commercio di Milano e della Fondazione Comunitaria del Varesotto onlus, sono state valutate diverse specie, soprattutto tra quelle autoctone. I caratteri esaminati sono quelli morfofunzionali indipendenti dalla tassonomia delle piante, ma legati alla maggiore adattabilità agli ambienti estremi naturali, le cui condizioni sono simili a quelle riscontrabili nei tetti: escursioni termiche notevoli, variazioni di disponibilità idrica, substrato superficiale. In particolare, nella scelta sono state identificate specie appartenenti alla forma biologica delle emicriptofite e camefite.

Mac (Minoprio analisi e certificazioni), a seguito di prove di laboratorio su diversi materiali e mix, ha caratterizzato un substrato specifico per tetti verdi, le cui qualità chimico-fisiche sono conformi alla norma di riferimento UNI 11235:2007. È stata inoltre effettuata la caratterizzazione chimico-fisica e di fitotossicità di diverse tipologie di biochar (carbone vegetale).

È stata inoltre valutata la resistenza allo stress idrico di alcune specie attraverso la determinazione dell’indice Rwc (Relative water content). Conoscere la resistenza alla siccità è un aspetto fondamentale per definire le esigenze e gli eventuali apporti irrigui in un ambiente fortemente xerofilo qual è quello mediterraneo.

Nell’ambito dello studio sperimentale, è stato allestito un tetto, costruito a terra, per valutare agronomicamente il comportamento delle diverse specie identificate in due differenti profondità di substrato di 10 e 15 cm. Sono state valutate specie in purezza e consociazioni che permettono di prolungare i periodi di fioritura e di migliorare la copertura del terreno, favorendo nel contempo la biodiversità.

Le specie vegetali con la migliore performance – che hanno manifestato le minori morìe, e con una copertura superiore al 75% dopo 18 mesi dalla messa a dimora, e con minori infestazioni – sono state: Cerastium bieberstenii, Dianthus gratianopolitanus, Hieracium pilosella, Petrorhagia saxifraga, Plantago serpentina, Potentilla neumanniana, Santolina marchii, Thymus serpyllum. Le altre specie identificate nello studio iniziale (Ajuga reptans, Ceratostigma plumbaginoides, Dianthus barbatus, Geranium sanguineum, Iberis sempervirens, Mesembrianthemum cooperi, Sedum acre, Sedum album, Sedum palmeri) non sono però da escludere, soprattutto se consociate in modo da valorizzare i diversi aspetti positivi che posseggono.

E’ stata poi effettuata una prova di taleaggio primaverile su alcune specie per valutare la possibilità di radicazione diretta delle talee in ambiente esterno nel substrato per tetti verdi, per ridurre i costi di produzione e per favorire lo sviluppo radicale nello stesso substrato del tetto. Le specie confrontate sono state: Sedum album, scelta come termine di paragone in quanto ha raggiunto, come atteso, i migliori risultati di vitalità e radicazione, Santolina marchii, che ha conseguito buoni risultati e Iberis sempervirens, che ha manifestato una crescita più lenta.

In alcuni casi i risultati raggiunti in ambiente esterno sono stati migliori di quelli delle talee cresciute in ambiente protetto. Sono in corso le prime valutazioni del taleaggio autunnale. I risultati ottenuti rappresentano un primo screening che dovrà essere approfondito da prove di messa a dimora di piante e talee in tetti verdi in quota, ampliando ad altre specie le prove sulla resistenza allo stress idrico e valutando gli effetti dell’apporto di biochar al substrato.

 

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