Asiago: il fotovoltaico per un distretto modello | Edilone.it

Asiago: il fotovoltaico per un distretto modello

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Il progetto di cui si parla è nelle intenzioni dell’assessore asiaghese alla bioedilizia e alle energie rinnovabili, Ivan Baù. E la sua realizzazione gioverebbe alle tasche dei residenti, all’ambiente, e all’immagine dell’Altopiano. L’idea di affiancare il distretto produttivo turistico con uno energetico, scelta che andrebbe anche a diversificare l’economia altopianese, sta riscontrando una buona risposta nelle amministrazioni comunali che hanno già costituito assessorati dedicati alle energie rinnovabili e alla bioedilizia, come Roana e Asiago. Altre invece stanno imponendo soluzioni energetiche all’avanguardia nelle nuove progettualità, come Gallio per il rilancio del comprensorio Melette. È la rivoluzione che nasce dal distretto produttivo di energia pulita e rinnovabile, energia derivata dal fotovoltaico, dalle biomasse, dal biogas e dall’abbattimento dei consumi energetici con l’applicazione di tecniche costruttive innovative che vanno sotto il nome di bioedilizia. «Siamo convinti che Asiago possa e debba essere un esempio, in questo momento storico di particolare attenzione all’ambiente, e siamo sicuri che dalla bioedilizia e dalle bioenergie possano giungere gli impulsi determinanti per il lavoro e a crescita economica e sociale», conclude Baù. Tra i collaboratori di Baù, e strenuo sostenitore della produzione di indotto attraverso l’energia pulita, c’è l’energy manager Claudio Savelli, che da anni lavora nel settore tanto da diventare consulente ricercato nell’applicazione di tecniche di risparmio energetico e di energie rinnovabili. «Il distaccarsi da ideologie vetuste e il legarsi a ciò che è il più grosso problema sociale che tutti stiamo condividendo, la crisi, potrebbe essere la salvezza dell’economia stessa; in fondo creare utile è il fine di ogni iniziativa economica – considera Savelli – Crearlo in un mercato a forte sviluppo tecnologico e normativo, come quello della produzione di energia da fonti rinnovabili, o di terziario, in attività di salvaguardia ambientale, potrebbe creare quell’utile e ri-energizzare questa economia stantia, creando nuovi posti di lavoro, nuovi micro distretti produttivi, e perché no, nuovi fondi d’investimento basati sui margini della vendita di energia prodotta senza l’utilizzo di petrolio, gas e carbone».

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