Trise, Tari e Tasi: come cambia la tassazione immobiliare | Edilone.it

Trise, Tari e Tasi: come cambia la tassazione immobiliare

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Il ddl di stabilità 2014 è stato presentato al Senato con il suo ricco menù di novità. Si interviene su più fronti, dal fisco al lavoro, dalla pubblica amministrazione alle agevolazione e ai finanziamenti. In particolare, in materia fiscale ci sono norme incisive tra cui, quelle che apportano una vera e propria “rivoluzione” nella tassazione immobiliare, con la nuova Trise, la tassa su rifiuti e servizi comunali.

La Trise si articola in due componenti: la prima, a copertura dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento svolto in regime di privativa pubblica ai sensi della vigente normativa ambientale (Tari); la seconda, a fronte della copertura dei costi relativi ai servizi indivisibili dei comuni (Tasi).

La Tari ha le seguenti caratteristiche:

– ha per presupposto il possesso, l’occupazione o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani;

sono escluse le aree scoperte operative, le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili e le aree comuni condominiali di cui all’art. 1117 c.c. che non siano detenute o occupate in via esclusiva;

è dovuta da chiunque possieda, occupi o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani con vincolo di solidarietà tra i componenti del nucleo familiare o tra coloro che usano in comune i locali o le aree stesse. In caso di utilizzi temporanei di durata non superiore a 6 mesi nel corso dello stesso anno solare, è dovuta soltanto dal possessore dei locali e delle aree a titolo di proprietà, usufrutto, uso, abitazione, superficie.

– nel caso di locali in multiproprietà e di centri commerciali integrati il soggetto che gestisce i servizi comuni è responsabile del versamento della Tari dovuta per i locali e le aree scoperte di uso comune e per i locali e le aree scoperte in uso esclusivo ai singoli occupanti o detentori, fermi restando nei confronti di questi ultimi, gli altri obblighi o diritti derivanti dal rapporto tributario riguardante i locali e le aree in uso esclusivo;

– fino all’attuazione delle procedure di interscambio tra comuni e Agenzia delle Entrate, la superficie delle unità immobiliari a destinazione ordinaria iscritte o iscrivibili nel catasto edilizio urbano assoggettabile alla TARI è costituita da quella calpestabile dei locali e delle aree suscettibili di produrre rifiuti urbani e assimilati;

– per l’applicazione della Tari si considerano le superfici dichiarate o accertate ai fini dei precedenti prelievi sui rifiuti. Relativamente all’attività di accertamento, il comune, per le unità immobiliari a destinazione ordinaria iscritte o iscrivibili nel catasto edilizio urbano, può considerare come superficie assoggettabile alla TARI quella pari all’80% della superficie catastale determinata secondo i criteri stabiliti dal D.P.R. n. 138/1998;

– nella determinazione della superficie assoggettabile alla Tari non si tiene conto di quella parte di essa ove si formano, in via continuativa e prevalente, rifiuti speciali, al cui smaltimento sono tenuti a provvedere a proprie spese i relativi produttori, a condizione che ne dimostrino l’avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente;

– la Tari è corrisposta in base a tariffa commisurata ad anno solare coincidente con un’autonoma obbligazione tributaria;

– le procedure di interscambio tra i comuni e l’Agenzia delle Entrate dei dati relativi alla superficie delle unità immobiliari a destinazione ordinaria, iscritte in catasto e corredate di planimetria sono quelle stabilite con provvedimento dell’Agenzia delle Entrate 29 marzo 2013. Inoltre, verranno attivate le procedure per l’allineamento tra i dati catastali relativi alle unità immobiliari a destinazione ordinaria e i dati riguardanti la toponomastica e la numerazione civica interna ed esterna di ciascun comune, al fine di addivenire alla determinazione della superficie assoggettabile alla TARI pari all’80% di quella catastale;

– per le unità immobiliari diverse da quelle a destinazione ordinaria iscritte o iscrivibili nel catasto edilizio urbano, la superficie assoggettabile alla TARI rimane quella calpestabile;

– il comune nella commisurazione della tariffa tiene conto dei criteri determinati con il D.P.R. n. 158/1999, e quindi delle norme per la elaborazione del metodo normalizzato per definire la tariffa del servizio di gestione del ciclo dei rifiuti urbani;

– il comune, in alternativa ai predetti criteri e nel rispetto del principio “chi inquina paga” (art. 14, direttiva n. 2008/98/CE relativa ai rifiuti), può commisurare la tariffa alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte nonché al costo del servizio sui rifiuti. Le tariffe per ogni categoria o sottocategoria omogenea sono determinate dal comune moltiplicando il costo del servizio per unità di superficie imponibile accertata, previsto per l’anno successivo, per uno o più coefficienti di produttività quantitativa e qualitativa di rifiuti;

– in ogni caso deve essere assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio relativi al servizio, ricomprendendo anche i costi di cui all’art. 15, D.Lgs. n. 36/2003, ad esclusione dei costi relativi ai rifiuti speciali al cui smaltimento provvedono a proprie spese i relativi produttori e ne dimostrino l’avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente;

– restano ferme le speciali norme sul tributo dovuto per il servizio di gestione dei rifiuti delle istituzioni scolastiche;

la Tari è dovuta nella misura massima del 20% della tariffa, in caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti, ovvero di effettuazione dello stesso in grave violazione della disciplina di riferimento, nonché di interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall’autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente;

nelle zone in cui non è effettuata la raccolta, la Tari è dovuta in misura non superiore al 40% della tariffa da determinare, anche in maniera graduale, in relazione alla distanza dal più vicino punto di raccolta rientrante nella zona perimetrata o di fatto servita;

– nella modulazione della tariffa sono assicurate riduzioni per la raccolta differenziata riferibile alle utenze domestiche;

– il tributo non è dovuto in relazione alle quantità di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero (per la Tares, invece, in tal caso era riconosciuta una riduzione);

– per il servizio di gestione dei rifiuti assimilati prodotti da soggetti che occupano o detengono temporaneamente (e cioè per periodi inferiori a 183 giorni), con o senza autorizzazione, locali od aree pubbliche o di uso pubblico, i comuni con il regolamento stabiliranno le modalità di applicazione della TARI, in base a tariffa giornaliera;

– la misura tariffaria è determinata in base alla tariffa annuale della Tari, rapportata a giorno, maggiorata di un importo percentuale non superiore al 100%.

Passando alla Tasi, pur avendo in comune con la Tari il presupposto impositivo, le esclusioni e i soggetti obbligati (aspetti che riprendono la Tares), viene disposto che la sua base imponibile è quella prevista per l’applicazione dell’Imu.

L’aliquota di base della Tasi è pari all’1 per mille. Il comune, con la propria deliberazione, può determinare l’aliquota rispettando in ogni caso il vincolo in base al quale la somma delle aliquote della Tasi, al netto dell’aliquota di base, e dell’Imu per ciascuna tipologia di immobile non sia superiore all’aliquota massima consentita dalla legge statale per l’Imu al 31 dicembre 2013, in relazione alla medesima tipologia di immobile. Per il 2014, l’aliquota massima relativa all’abitazione principale non può eccedere il 2,5 per mille.

Nel caso in cui l’unità immobiliare è occupata da un soggetto diverso dal titolare del diritto reale sull’unità immobiliare, quest’ultimo e l’occupante sono titolari di un’autonoma obbligazione tributaria così regolata:

– l’occupante versa la Tasi nella misura, stabilita dal comune nel regolamento, compresa fra il 10 e il 30% dell’ammontare complessivo della TASI;

– la restante parte è corrisposta dal titolare del diritto reale sull’unità immobiliare.

Per quanto riguarda le regole generali della Trise, al comune viene attribuito un potere regolamentare, concernente tra l’altro:

– per quanto riguarda la Tari

1) i criteri di determinazione delle tariffe;

2) la classificazione delle categorie di attività con omogenea potenzialità di produzione di rifiuti;

3) la disciplina delle riduzioni tariffarie;

4) la disciplina delle eventuali riduzioni ed esenzioni, che tengano conto altresì della capacità contributiva della famiglia, anche attraverso l’applicazione dell’ISEE;

5) l’individuazione di categorie di attività produttive di rifiuti speciali alle quali applicare, nell’obiettiva difficoltà di delimitare le superfici ove tali rifiuti si formano, percentuali di riduzione rispetto all’intera superficie su cui l’attività viene svolta;

– per quanto riguarda la Tasi:

1) la disciplina delle riduzioni, che tengano conto altresì della capacità contributiva della famiglia, anche attraverso l’applicazione dell’ISEE;

2) l’individuazione dei servizi indivisibili e l’indicazione analitica, per ciascuno di tali servizi, dei relativi costi alla cui copertura la Tasi è diretta.

L’articolo, firmato da Saverio Cinieri, dottore commercialista e pubblicista, è tratto da Il quotidiano Ipsoa”. Per sottoscrivere l’abbonamento prova clicca qui.

 

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