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Quando il professionista deve aprire la partita Iva

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Il professionista dovrà aprire la partita Iva quando svolge un’attività professionale in via abituale, ancorché non esclusiva. Si precisa che per attività professionali debbono intendersi quelle che presentano un pronunciato carattere intellettuale, richiedono una qualificazione di livello elevato e sono normalmente soggette da una normativa professionale precisa e rigorosa. Invece, l’abitualità si riscontra ogni qualvolta l’esercizio di una professione consente la qualificazione di chi la esercita rispetto alla tipologia di attività esercitata, vale a dire che chi la esercita, per il solo fatto di esercitarla, ne assume una vera e propria qualificazione professionale (esempio: il consulente aziendale, il consulente software, l’amministratore di condominio, eccetera).

Per meglio dire i requisiti di professionalità ed abitualità sono riscontrabili ogni qualvolta il soggetto (professionista) ponga in essere una pluralità di operazioni economicamente rilevanti, coordinate e finalizzate al raggiungimento di uno scopo.

Sulla base di quanto sopra, non sarà necessario aprire la partita IVA quando:

·         si svolge unicamente lavoro occasionale, il lavoro occasionale, a differenza dell’attività autonoma abituale, è caratterizzato dall’esistenza dei seguenti requisiti:

o    dall’assenza di coordinamento con l’attività del committente;

o    dalla mancanza di inserimento funzionale nell’organizzazione aziendale;

o    dalla completa autonomia del lavoratore in merito all’espletamento della prestazione (sia in termini di tempo che di metodologia);

o    dal carattere episodico (NON CONTINUATIVO!) dell’attività prestata (indipendentemente dal valore economico dell’attività prestata).

Per completezza si fa presente che la Circolare INPS 6 luglio 2004, n. 103, ha chiarito che si è in presenza di lavoro occasionale (ai fini contributivi e non anche ai fini IVA) nel caso in cui l’attività sia limitata nel tempo (non superiore a 30 giorni) e non venga superato il limite di reddito annuale di Euro 5.000,00 (si veda anche art. 61 del D.lgs. n. 276/2003);

·         si svolge unicamente un lavoro a progetto;

·         si svolge unicamente lavoro dipendente, quindi prestando la propria attività sulla base di un regolare contratto di assunzione;

·         il professionista svolga prestazioni non aventi carattere di continuità, abitualità e professionalità.

NB: l’esercizio di un’attività professionale protetta (si intendono quelle attività professionali per le quali è previsto un albo) è sicuramente requisito sufficiente affinché i relativi compensi siano assoggettati ad IVA, ciò perché l’iscrizione ad un albo professionale costituisce valido presupposto per l’esercizio abituale, a condizione che vi sia una diretta correlazione tra l’albo di appartenenza ed attività esercitata, e che questa sia resa in quanto iscritti all’albo. Quindi, a puro titolo esemplificativo, un avvocato, un ingegnere, ecc. iscritto all’albo dovrà procedere all’apertura della partita IVA, nel caso in cui svolga prestazioni di “libera professione” (quindi, svincolate da rapporto di lavoro dipendente/parasubordinato). Ad esempio un avvocato iscritto all’albo e con contratto di lavoro dipendente, dovrà aprire la partita IVA solo nel caso in cui svolga attività professionali che esulano dal lavoro dipendente (viceversa nel caso in cui svolga unicamente lavoro dipendente, ancorché iscritto all’albo, non dovrà procedere all’apertura della partita IVA).

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