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Isee: cosa cambia con la riforma

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Maggiore equità, meno burocrazia e più controlli. È quanto promette il governo con l’approvazione, nel corso del Consiglio dei ministri di ieri, di un dpcm di riforma dell’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee)

Per valutare la condizione economica delle famiglie, con il nuovo Isee saranno incrociate le diverse banche dati fiscali e contributive, ridotte le aree dell’autodichiarazione, saranno integrati dati e prestazioni a livello nazionale e locale. Inoltre, la riforma prevede una definizione più ampia del reddito e un maggior peso della situazione patrimoniale, ma anche una forte attenzione alle famiglie più numerose e alle diverse condizioni di disabilità.

Ecco le principali novità della riforma: vengono considerate tutte le forme di reddito, comprese quelle fiscalmente esenti; migliora la capacità selettiva dando un peso più adeguato alla componente patrimoniale; considera le caratteristiche dei nuclei con carichi gravosi, come le famiglie con 3 o più figli e quelle con persone con disabilità; consente una differenziazione dell’indicatore in riferimento al tipo di prestazione richiesta; riduce l’area dell’autocertificazione, consentendo di rafforzare i controlli per ridurre le situazioni di accesso indebito alle prestazioni agevolate.

Inoltre viene introdotta la possibilità di calcolare l’Isee “corrente” in caso di variazioni del reddito corrente superiori al 25 %; vengono sottratti dalla nozione di reddito gli assegni di mantenimento, i redditi da lavoro dipendente (quota del 20% fino a un massimo di 3.000 euro), pensioni (quota del 20% fino a 1.000 euro), costo dell’abitazione (da 5.165 a 7.000 euro all’anno) e le spese effettuate da persone con disabilità o non autosufficienti. Infine, vengono aumentate le franchigie per ogni figlio successivo al secondo (500 euro per la deduzione dell’affitto, 2.500 euro per la deduzione sulla prima casa, 1.000 euro per il patrimonio immobiliare).

Nella conferenza stampa di presentazione della riforma il premier Enrico Letta ha dichiarato che il nuovo indicatore sul reddito “consentirà l’accesso ai servizi alle persone che effettivamente hanno bisogno dove c’è una situazione certificata che corrisponde a una situazione reale. Bisogna evitare lo scandalo dei finti poveri. Le risorse vadano alle persone che hanno bisogno”.

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