Quali sono i requisiti dei certificatori energetici? Risponde l'esperta | Edilone.it

Quali sono i requisiti dei certificatori energetici? Risponde l’esperta

wpid-18757_c.jpg
image_pdf

L’Arch. Cristina Martinuzzi, consulente esperto CasaClima, fa il punto sul quadro normativo nazionale in materia di certificazione, da lei definito “molto frammentario e disomogeneo per non dire confusionario e caotico”.


Quali sono i requisiti dei certificatori energetici?

di Cristina Martinuzzi

L’atteso decreto sui requisiti dei certificatori, il DPR 75/2013, non ha sciolto i dubbi del mondo della certificazione energetica. Se ne parlerà anche al Saie di Bologna il 18 ottobre alle ore 12

Chi sono i certificatori energetici? A questa domanda doveva rispondere il tanto atteso DPR 75/2013, uscito ben otto anni dopo il D.Lgs. 192/2005 che, all’art. 4 comma 1, prevedeva l’emanazione entro 120 giorni di decreti attuativi, tra cui quello relativo ai requisiti professionali e i criteri di accreditamento dei certificatori energetici.

In mancanza di tale decreto le Regioni e Province Autonome, che non avevano legiferato in materia di certificazione, non hanno dato nessuna indicazione in merito, demandando le delucidazioni al futuro decreto attuativo, mentre quelle che si erano dotate di normative relative alla certificazione hanno incluso in esse anche i criteri di accreditamento dei certificatori. Si è venuto a creare, così, un quadro normativo nazionale in materia di certificazione molto frammentario e disomogeneo per non dire confusionario e caotico.

Il D. Lgs. 115/2008 aveva provato a mettere un po’ d’ordine nel “Far West” delle certificazioni, indicando i requisiti dei soggetti abilitati alla certificazione energetica per quelle Regioni che risultavano sprovviste di una propria normativa. In realtà ha aggiunto ulteriori incertezze ad un quadro così complesso e soggetto a continue variazioni.

Infatti, il tecnico abilitato viene così definito: ”un tecnico operante sia in veste di dipendente di enti ed organismi pubblici o di società di servizi pubbliche o private (comprese le società di ingegneria) che di professionista libero od associato, iscritto ai relativi ordini e collegi professionali, ed abilitato all’esercizio della professione relativa alla progettazione di edifici ed impianti, asserviti agli edifici stessi, nell’ambito delle competenze ad esso attribuite dalla legislazione vigente. Il tecnico abilitato opera quindi all’interno delle proprie competenze.”. Il decreto non fa riferimento a nessun titolo di studio, tantomeno non distingue tra diplomi di scuola media superiore o diploma di laurea quinquennale o triennale.

Si auspicava che il DPR 75/2013 portasse maggiore chiarezza e in parte l’ha fatto, sopperendo all’indicazione dei titoli di studio necessari per essere abilitati o per accedere al corso di abilitazione (art. 2 commi 3 e 4), per il resto ha riproposto in pieno la definizione già data dal D.Lgs. 115/2008.

Il nocciolo cruciale su cui s’incentrano tutte le incertezze è il riferimento alle “competenze ad esso attribuite dalla legislazione vigente”. Prendendo in esame le categorie di tecnici considerati abilitati dal decreto, ovvero architetti, ingegneri, geometri e periti, ciascuna categoria risulta abilitata per quanto concerne le proprie specifiche competenze. E qui si apre l’enorme capitolo delle competenze professionali nel campo edile italiano, caso unico a livello mondiale a causa della moltitudine di figure che ne fanno parte.

I riferimenti normativi relativi alle competenze risalgono agli anni 20-30 dell’allora Regno Italico e sono il RD 2537/1925 per gli architetti ed ingegneri, il RD 274/1929 per i geometri ed il RD 275/1929 per i periti, mentre per le nuove lauree triennali il riferimento è il DPR 328/2001.

Nella fattispecie le professioni di architetto ed ingegnere sono equiparate in riferimento all’edilizia civile, compresa l’impiantistica ad essa riferita, mentre restano di competenza esclusiva degli uni gli interventi ricadenti nell’ambito del Testo Unico dei beni culturali, degli altri, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, gli impianti minerari, industriali e di comunicazione.

Per quanto riguarda, invece, le categorie degli architetti ed ingegneri “junior” la normativa definisce il loro ambito di intervento inerente a “costruzioni civili semplici”.

Le competenze concernenti la categoria dei geometri e periti sono definite dalle norme, come relative a “progetto, direzione e vigilanza di modeste costruzioni civili”.

All’epoca dei Regi Decreti, naturalmente, non si parlava ancora di certificazione energetica degli edifici, ma facendo il DPR 75/2013 (e ancor prima il D.Lgs. 115/2008) riferimento alle competenze specifiche da essi definite, la stessa logica va attribuita anche in quest’ambito: architetti e ingegneri, al di là delle specifiche attribuzioni, sono titolati alla certificazione nel campo dell’edilizia civile, le lauree triennali sono abilitate con riferimento alle costruzioni civili semplici, geometri e periti sono abilitati con riferimento alle modeste costruzioni civili.

 

Copyright © - Riproduzione riservata
Quali sono i requisiti dei certificatori energetici? Risponde l’esperta Edilone.it