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Per le aziende del fotovoltaico e’ gia’ ‘caccia’ ai mercati esteri

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Per le imprese italiane del fotovoltaico l’ingresso nella fase di contrazione del mercato nazionale, in concomitanza con la fine dell’era incentivi, coincide con l’aumento di interesse per i mercati esteri. Già il 36% delle aziende che producono inverter si stanno internazionalizzando, mentre il 15% delle imprese che progettano e sviluppano impianti, ovvero la maggioranza delle ditte del settore, è già attivo sui mercati esteri, in particolare in paesi limitrofi come Grecia, Romania, Ucraina, Polonia, Turchia e Israele.

Il tema dell’internazionalizzazione delle imprese del fotovoltaico sarà al centro della prossima edizione di Solarexpo – The Innovation Cloud, evento dedicato alla filiera del solare in programma alla Fiera Milano (Rho) dal 7 al 9 maggio 2014. Proprio all’interno del programma, è previsto un evento ad hoc dedicato al tema, l’Internationalization Hot Spot, pensato come una piattaforma per favorire un confronto diretto tra le imprese italiane e una rappresentanza qualificata degli attori istituzionali, associativi, finanziari e imprenditoriali del solare e delle altre tecnologie green a livello internazionale.

Come ricordano gli organizzatori di Solarexpo, all’internazionalizzazione dei player italiani del fotovoltaico è dedicato anche un ampio capitolo del recente “Solar Energy Report”, l’indagine realizzata dall‘Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano per fare il punto su tutta la filiera del solare italiano. Il report censisce i vari Paesi costruendo un indice di attrattività (I.A.), con punteggi da 1 a 3, che tiene conto di vari fattori, tra cui normativa e incentivi, sviluppo delle infrastrutture e livello di competitività (vedi tabella sotto, clicca per ingrandire).

Dall’analisi emergono quali paesi più interessanti per l’industria fotovoltaica quelli dell’area mediterranea, Medio Oriente e Nord Africa, caratterizzati da una filiera ancora in fase di costituzione, all’interno della quale anche i produttori di tecnologia del nostro Paese potranno trovare il loro spazio facilitati anche dalla prossimità geografica. Ulteriori mercati a elevato potenziale e allo stesso tempo ad alto indice di attrattività sono quelli del Sud America (Brasile, Cile e Messico su tutti) e del Sud-Est Asiatico (Thailandia e Taiwan), che costituiscono le nuove frontiere per il mercato internazionale.

Sempre secondo il report, già il 18% dei player attivi nelle tre aree di business considerate, cioè moduli, inverter ed Ecp/System Integration a fine 2013 avevano ottenuto almeno il 10% del proprio fatturato al di fuori del contesto italiano. Nello specifico l’area inverter, che è costituita da aziende già parte di grandi gruppi industriali, è quella a maggior grado di internazionalizzazione, con circa il 36% degli operatori italiani che si rivolgono al mercato estero. Gli ‘inverteristi’ italiani operano anche in mercati generalmente difficili da aggredire, in quanto fortemente influenzati da politiche di local content, come Cina, India e Turchia, o dove la competizione con operatori locali risulta elevata, come negli USA.

Più difficile appare il percorso di internazionalizzazione per i produttori di moduli, in gran parte Pmi, che soffrono la competizione di prezzo e la struttura commerciale estremamente capillare dei grandi produttori cinesi e statunitensi. In questo segmento i casi di successo sono quelli di imprese che collaborano con sviluppatori ed Epc nazionali per raggiungere i mercati target che questi ultimi si propongono di servire.

Le aziende italiane più presenti all’estero del comparto, tuttavia, sono gli Epc/S.I., che rappresentano il 50% di tutte le imprese italiane del fotovoltaico che hanno avviato un processo di internazionalizzazione. Questa tipologia di operatori si mostra particolarmente presente nei mercati limitrofi (soprattutto nell’area europea), con strutture commerciali attivate a partire dal 2011 in Paesi quali Grecia, Romania, Ucraina, Polonia, Turchia e Israele, al fine di sfruttarne le opportunità nel breve termine attraverso un modello simile a quello già adottato sul mercato domestico. È minore invece il numero di imprese che si sono rivolte ai mercati emergenti geograficamente più lontani e con contesti normativi e infrastrutturali molto diversi (Sud Africa, Brasile, Centro Africa e Sud Est Asiatico).

Oltre a un rafforzamento della presenza delle imprese italiane sui mercati esteri già serviti, nei prossimi anni è atteso un ampliamento della copertura internazionale grazie, soprattutto, alle imprese delle aree “Epc” e “Inverter”.

Per saperne di più sull’Internationalization Hot Spot, visitare il sito.

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