Efficienza energetica: dalla certificazione di prodotti ed edifici alla Iso 50001 | Edilone.it

Efficienza energetica: dalla certificazione di prodotti ed edifici alla Iso 50001

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“È opinione diffusa che l’efficienza energetica rappresenti un’opzione chiave nelle mani dei decisori politici, ma gli sforzi sinora profusi hanno consentito solo un limitato sfruttamento del suo potenziale economico. …anche con l’implementazione delle recenti politiche[1], una quota significativa del potenziale di miglioramento dell’efficienza energetica – quattro quinti del potenziale nel settore residenziale e terziario e più della metà nell’industria – rimane ancora non sfruttato.

Lo scenario “Mondo Efficiente” … dimostra che superando gli ostacoli agli investimenti in efficienza energetica è possibile sfruttare appieno il citato potenziale e conseguire immensi vantaggi per la sicurezza energetica, la crescita economica e l’ambiente”.

“World Energy Outlook 2012” International Energy Agency.

La corretta ed efficiente gestione delle risorse energetiche rappresenta una delle più importanti sfide che i sistemi economici, politici e sociali dovranno affrontare nel prossimo decennio e l’analisi fatta dall’Agenzia Internazionale dell’Energia conferma che ancora molto si può e si deve fare per lanciare su scala globale una vera azione di miglioramento dell’efficienza energetica. Azione di miglioramento che vede tra le sue ricadute potenziali effetti importanti in termini di ricadute sull’ambiente e sui cambiamenti climatici, di miglioramento della qualità dell’aria, di sviluppo di nuovi mercati e il recupero di risorse economiche, la sicurezza nelle forniture energetiche (“la energia più sicura é quella del barile di petrolio o del megawatt che non dovremo mai usare”[2]).

I diversi settori della produzione industriale e dei trasporti si sono attivati da tempo per individuare delle strategie di diffusione del miglioramento dell’efficienza energetica dei processi e, in alcuni ambiti, azioni importanti sono state attuate anche per stimolare la cultura dell’efficienza energetica nei confronti dei singoli utenti.

Tale diffusione della sensibilità all’efficienza energetica nei privati cittadini ha l’obiettivo di superare quello che nei rapporti dell’United Nations Environment Programme è stato definito come “effetto goccia nel mare” per il quale i singoli, a volte, non percepiscono l’effetto di scala che il loro comportamento potrebbe avere a livello aggregato[3]; tale effetto risulta tanto più rilevante quanto più la ricerca dell’efficienza energetica viene attuata in ambiti relativi ai consumi privati quali, ad esempio, gli elettrodomestici, i trasporti privati o il settore del riscaldamento degli edifici.

Ed è proprio in questi ambiti che alcune  strategie di ricerca dell’efficienza energetica hanno cercato di utilizzare lo strumento della certificazione applicandolo a diverse scale:

  • la scala dei prodotti di consumo (ad esempio l’etichettatura energetica obbligatoria per elettrodomestici o apparecchi elettronici)
  • la scala degli edifici (la certificazione energetica degli edifici)
  • la scala dei servizi e dei processi (la certificazione dei sistemi di gestione dell’energia)

In merito a quest’ultimo aspetto, nel 2011 è stata emanata dall’ISO, International Organization for Standardization la norma ISO 50001 “Energy management systems – requirements with guidance for use“, il nuovo standard internazionale per la gestione dell’energia e norma valida a livello mondiale che ha preso il posto della precedente EN 16001:2009 emanata dal Cen/Cenelec, European Committee for Standardization, valida esclusivamente in ambito europeo.

Il tema della certificazione dei sistemi di gestione dell’energia risulta particolarmente interessante in quanto spinge al miglioramento dell’efficienza energetica da perseguire in maniera armonica coordinando e bilanciando tra loro interventi a carattere tecnico che comportano modificazioni strutturali dell’edificio (per quanto riguarda ad esempio il miglioramento delle caratteristiche dell’involucro edilizio o dei sistemi impiantistici) e interventi a carattere meno invasivo basati ad esempio su uno studio e su un miglioramento di aspetti comportamentali dell’utenza in relazione ai modi di uso che impattano sull’efficienza energetica del costruito (ad esempio orari di funzionamento, temperature di “set point”, controlli automatici sulla gestione della illuminazione, gestione della ventilazione degli ambienti).

Si invita in sostanza ad adottare un approccio al miglioramento delle prestazioni energetiche a carattere sistemico che sia in grado di percepire le interazioni positive tra interventi a carattere tecnico ed interventi a carattere organizzativo che dovrebbero essere gestiti in maniera controllata basandosi su un efficace monitoraggio delle prestazioni energetiche dei processi.




[1] “la Cina si è posta l’obiettivo di ridurre del 16% la sua intensità energetica entro il 2015; gli Stati Uniti hanno adottato nuovi standard di efficienza volti ad ottimizzare il consumo di carburanti; l’Unione Europea si è impegnata nella riduzione del 20% della sua domanda di energia entro il 2020; e il Giappone mira a ridurre del 10% i suoi consumi elettrici entro il 2030” (fonte: “WORLD ENERGY OUTLOOK 2012” International Energy Agency).

[2] fonte: “invisible fuel promises more secure future”, Financial Times Special Report “modern energy”, 4/06/2013

[3] Un esempio di questo effetto può essere fatto in maniera molto semplice pensando alla azione elementare dello spegnimento di una lampadina da 100W in un vano di ognuno dei 28.863.604 alloggi presenti in Italia (Censimento ISTAT 2011): l’insieme di queste azioni comporterebbe una riduzione nella potenza richiesta al sistema nazionale pari a circa 2900 MW equivalenti a poco meno di 4 centrali di cogenerazione di nuova concezione da 800 MW ciascuna.

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