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Edilizia: imprese e sindacati insieme per il rilancio del comparto

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Associazioni di imprese grandi e piccole, imprenditori, sindacati, cooperative, ma anche società di progettazione, fornitori e imprese di servizi. È la prima volta che tutta la filiera dell’edilizia scende in piazza insieme senza distinzioni corporative per portare l’attenzione del Paese sul difficile momento nel quale versa il settore, recapitando al contempo una lista di richieste al governo.

La manifestazione nazionale ha visto infatti riunite le 14 sigle promotrici degli Stati generali delle costruzioni – dall’Ance alle cooperative, da Confartigianato alla filiera dell’indotto riunita in Federcostruzioni e i sindacati, Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil – fondati proprio l’anno scorso per la gravità della crisi. Migliaia di partecipanti e un’unica voce per protestare contro la mancanza di una forte azione politica per la tutela e lo sviluppo di un intero settore che rappresenta l’11% del Pil e impiega circa 3 milioni di addetti.

I partecipanti, tutti muniti di caschetto da cantiere, hanno sottolineato che dall’inizio della crisi sono stati persi, considerando l’indotto, 250 mila posti di lavoro che rischiano di arrivare a 290mila nel 2011, con migliaia di imprese che hanno chiuso i battenti e altre che rischiano il fallimento. Al centro della protesta anche altri aspetti: dal ricorso agli ammortizzatori sociali, cresciuto di oltre il 300%, alla produzione di materiali da costruzione, calata in media del 20%.

“Una situazione difficile – ha sottolineato il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti -, resa drammatica dal danno causato dai ritardi dei pagamenti della Pubblica amministrazione, con punte anche di 24 mesi. Non si possono far fallire le imprese per non far fallire uno Stato che non paga. Chiediamo che il Governo e la politica rimettano al centro l’edilizia e le costruzioni”.

Tra le richieste presentate all’Esecutivo, oltre alla velocizzazione dei pagamenti, richiamata anche da una recente direttiva europea, gli Stati generali chiedono che le opere pubbliche vengano sbloccate e che il Governo metta a disposizione le risorse che aveva promesso, come quelle decise dall’ultima delibera del Cipe che ha visto lo stanziamento di 21 miliardi di carta e solo 276 milioni di euro in contanti, per aprire cantieri. “È necessario inoltre un allentamento del patto di stabilità per i comuni e serve semplificazione – ha aggiunto Buzzetti -”. Semplificazione che si traduce in una revisione degli oneri sempre più complessi che gravano sulle imprese e del sistema di tassazione del lavoro, dal momento che, denunciano i rappresentanti del settore, un imprenditore paga il 68% degli oneri sui propri dipendenti allo stato. Richieste e criticità urgenti che sono state recapitate al mondo della politica affinché prenda provvedimenti in tempi brevi.

Anche Confindustria si è schierata al fianco dei manifestanti, esprimendo solidarietà a un settore fondamentale per la ripresa dell’intero Paese. “L’edilizia – ha affermato in una nota la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia – deve tornare a essere tra le priorità dell’agenda politica e trovare risposte adeguate”. Garantire i pagamenti alle imprese per i lavori eseguiti, utilizzare le risorse disponibili per realizzare le infrastrutture, puntare su processi di semplificazione amministrativa rafforzando i controlli di sicurezza e regolarità sono le priorità evidenziate da Marcegaglia che devono essere affrontate dal Governo.

di O.O.

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