Dal Def "una nuova politica di riqualificazione funzionale della citta' e per il rilancio dell'edilizia" | Edilone.it

Dal Def “una nuova politica di riqualificazione funzionale della citta’ e per il rilancio dell’edilizia”

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Come si può leggere sull’Allegato infrastrutture 2013-2015 al Documento di Economia e Finanza (DEF) 2012, approvato lo scorso 18 aprile dal Consiglio dei Ministri e ora all’esame del Senato, il Governo intende seguire delle linee guida che diano impulso al settore edilizio.

Queste linee guida sono rivolte a infrastrutture, all’edilizia scolastica, al Piano Casa, a opere piccole e medie nel Mezzogiorno e sono finalizzate alla riqualificazione delle città. L’obiettivo, secondo il Governo, potrà essere raggiunto solo attraverso coerenza nell’organizzazione del sistema e organicità di tali iniziative e progetti, sia quelli già avviati, sia quelli che devono ancora partire.

Risultano 833 milioni di euro investiti nel piano di edilizia abitativa, ad esempio, volano importante di risorse, con la creazione di 72 mila alloggi e 150 mila posti di lavoro circa.

Il Ministero delle Infrastrutture dei Trasporti evidenzia il suo impegno nel garantire l’efficienza organica delle funzioni urbane, favorendo la realizzazione di infrastrutture di rete metropolitane e l’intesa con gli Enti locali e con gli operatori di settore per ricostruire “in modo capillare la qualità delle città”.

“Una simile azione produce un coinvolgimento diffuso di attività imprenditoriali e genera automaticamente un significativo volano occupazionale”, si legge nel testo dell’allegato, in cui si anticipa lo studio di un progetto pilota e sperimentale di riqualificazione da concordare con Comuni e Regioni, con tre città italiane campione, una del Nord, una del Sud e una del Centro, nella fase di start up che saranno da modelli per estendere il piano ad altre.

All’esame della Corte dei Conti, tuttavia, il Documento di economia e finanza risulta “impegnato a definire il profilo di avvicinamento al pareggio di bilancio” con margini temporali troppo stretti, imposti dalle intese europee, che minano la fattibilità della strategia politico economica e non si confrontano con “un abbassamento, in parte inatteso, delle prospettive di crescita anche a livello internazionale”.

C.C.

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