Cresme, per il mercato delle costruzioni 'timida' ripresa dal 2014 | Edilone.it

Cresme, per il mercato delle costruzioni ‘timida’ ripresa dal 2014

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Il sistema delle costruzioni, che vive da ormai diversi anni la sua peggior fase di crisi e contrazione, potrebbe vedere segnali di ripresa nell’arco dei prossimi quattro anni. Si tratta, ovviamente, di segnali modesti almeno sul fronte italiano, da interpretare alla luce di molti fattori non totalmente prevedibili, e che sicuramente non avranno gli stessi numeri che caratterizzeranno, o che già caratterizzano, altri Paesi europei. Eppure, in questo quadro, la crisi non ha colpito tutti allo stesso modo, ma esistono per ogni comparto del sistema costruzioni alcune realtà che hanno saputo reggere la sfida, mantenendo fatturati stabili o addirittura crescendo.

E’ questo il quadro generale che emerge dalla presentazione del XXI° Rapporto Congiunturale e Previsionale Cresme sul mercato delle costruzioni tra 2013 e 2017, svoltasi ieri presso la Triennale di Milano. Un’occasione preziosa per fare il punto sul sistema in una visione globale, grazie alle analisi di uno dei più importati rapporti statistici prodotti durante il calendario annuale.

Secondo il rapporto, promosso da Cresme e Fondazione Housing Sociale, la crisi ha raggiunto il suo picco minimo. Già nella seconda metà del 2013 sono emersi i primi segnali di ripresa, seppure ‘di rimbalzo’, che si tramuteranno in indicazioni più concrete nel 2014 e nel 2015. Nel 2014, il saldo per l’intero sistema sarà negativo, -0,6% secondo i dati forniti ieri, un dato però incoraggiante in considerazione degli oltre quattro punti percentuali persi nel 2013. Tra le fonti di interpretazioni offerte nella presentazione del rapporto, il direttore del Cresme Lorenzo Bellicini ha fatto notare come mentre alcuni comparti abbiano sperimentato già tre/quattro anni fa le fasi peggiori della crisi (ad esempio, i produttori di materiale o i distributori), in questo momento sono le imprese di costruzione a vivere la fase peggiore.

Le ricadute sono differenti a livello territoriale (in Italia la contrazione della Lombardia è la minore, -2,6% tra il 2008 e il 2012, mentre regioni come il Molise e la Basilicata raggiungono percentuali a due cifre), e soprattutto a livello della dimensione dell’impresa. Complessivamente infatti sono molte le grandi imprese che sono riuscite a ‘tenere’ il test della crisi: un’ulteriore dimostrazione di come la fase cruciale in corso comporti di fatto una ‘selezione naturale’ tra le realtà operanti nel settore, realizzata in base alla tipologia di prodotto, ai modelli di offerta e alla capacità di individuare i territori corretti di investimento. Si parla, ad esempio, circa 40 mila aziende letteralmente polverizzate nel comparto in un intero ciclo di analisi.

Del resto, come è emerso dal quadro globale presentato a Milano, la fotografia generale vede per i prossimi anni percentuali di crescita particolarmente accentuate nel mondo, soprattutto per i Paesi in via di sviluppo o per quelli ‘emergenti’. La Cina, ovviamente, in primo luogo, dove la percentuale di influenza del settore costruzioni sulla produzione globale influisce per quasi il 25% del totale (in Italia ci si attesta al 10% circa), ma anche l’Africa (che sarà “la nuova Cina”), il Canada, alcuni Stati del Sud America. In merito alla Cina, è interessante rilevare che il boom delle costruzioni non riguarda solo, come si potrebbe immaginare, le infrastrutture ma è influenzato anche in modo significativo dal comparto residenziale. Da segnalare, inoltre, che su una top 10 dei ‘big contractors’ mondiali metà di essi sono cinesi, ma operano principalmente nel territorio nazionale, mentre sul fronte dell’operatività globale sono ancora dei colossi europei ed americani ad avere la meglio.
Pur con percentuali più contenute, la ripresa è comunque attesa anche in Europa: nel 2015 ad eccezione della Spagna e della Repubblica Ceca tutti i Paesi europei saranno fuori dalla recessione, e in questo quadro sarà necessario che l’Italia sia pronta e preparata a cogliere le nuove opportunità.

Tra gli altri argomenti affrontati nel Rapporto, il boom e l’evoluzione del mercato del recupero (ambito di principale operatività in Italia al momento), la domanda abitativa e il mercato immobiliare, le nuove modalità delle costruzioni ‘del futuro’, tra Bim, technical commissioning e supply chain management nelle costruzioni, le smart city e le smart grid. Infine, dal Cresme arriva un’importante sottolineatura alla centralità dell’innovazione nella ripresa, sia livello mondiale che a livello italiano: nuove tecnologie, nuovi materiali, internet e le reti, la nuova urbanistica, nuove comunità sociali ed industriali, con una parte importante del rapporto dedicata al mercato delle rinnovabili e del sostenibile.  

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