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Quando l’acqua e’ davvero troppa

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Le problematiche dovute alla presenza di falde, anche molto importanti, in zone di espansione urbana, sebbene siano state sempre presenti in molte zone d’Italia, si sono decisamente accentuate con la deindustrializzazione (con conseguente impiego ridotto di acqua da parte dell’industria pesante ormai praticamente scomparsa nel nostro Paese) che ha caratterizzato l’ultimo ventennio.

In alcune aree si è assistito alla risalita del livello delle falde di oltre 15 metri, mentre altre saranno interessate dal crescere del livello delle acque costiere dovuto all’ormai ineludibile aumento delle temperature medie del pianeta.

Il problema è, quindi, sempre più scottante e le soluzioni, soprattutto quando gli ambienti interrati devono coesistere con una pressione di falda importante e continuativa, devono essere accuratamente progettate e molto ben messe in opera da parte delle imprese di costruzione, pena il degrado precoce dei manufatti o, peggio, l’inagibilità stessa dei locali.

Un esempio lampante è rappresentato dalla linea gialla del metrò milanese: quando era stata realizzata, la falda, infatti, non raggiungeva il piano del ferro e quindi l’impermeabilizzazione era stata sottostimata (la falda è cresciuta in tutte le zone a sud di Milano), ora il livello delle acque si è decisamente innalzato e gli allagamenti sono all’ordine del giorno.

Come evitare tali problematiche? Progettando correttamente i manufatti e ponendo particolare cura alle fasi realizzative.

Primo intervento ineludibile: una decisa azione dei dewatering della zona in cui dovranno essere costruite le fondazioni, eseguita, a seconda della dimensione dello scavo, del battente d’acqua e della composizione del terreno con pozzi puntuali, pompe sommerse o linee di wellpoint correttamente dimensionate.

Una volta eliminata l’acqua sul cantiere (e garantita la sua assenza durante l’intera costruzione), si procederà con il getto di una platea in calcestruzzo. Una volta maturata la platea si dovranno posare i casseri per la fondazione come in un intervento tradizionale. Unica accortezza, l’elemento di raccordo triangolare in legno o plastica (sguscio) per consentire alla membrana impermeabile posata sul sulla platea di “salire” sulla muratura verticale senza il rischio di schiacciamento.

La membrana impermeabile dovrà essere notevolmente robusta e,in genere, è consigliabile sovrapporne due strati; è preferibile impiegare membrane molto elastiche (correttamente armate) come ad esempio quelle in bitume-elastomero armate con un non tessuto di poliestere in grado di assorbire senza rompersi le fessurazioni delle superfici sulle quali sono applicate e gli eventuali scorrimenti che si potrebbero verificare fra magrone e fondazione.

Dopo aver posato a secco il primo strato sul magrone in calcestruzzo con sovrapposizioni di 10 cm saldate a fiamma (attenzione a gestire correttamente il risvolto sui casseri di fondazione), il secondo strato dovrà essere incollato a fiamma sul primo, rivestendo completamente i casseri di fondazione con sormonti dei vari teli di almeno 10 cm.

Dettaglio costruttivo importante: prima di cominciare la messa in opera dell’armatura di fondazione nei casseri, è opportuno proteggere il manto di impermeabilizzazione con uno strato di calcestruzzo di 4-5 cm che prevenga eventuali lacerazioni del manto stesso; allo stesso modo dovranno essere accuratamente protetti i manti che rivestono la parte verticale dei casseri di fondazione (usando tavole in legno o altri elementi di protezione). Questa operazione è fondamentale visto che la pressione dell’acqua di falda, anche in presenza di piccoli difetti del manto, comprometterebbe completamente la tenuta dello stesso.

Si procederà quindi al getto dei muri di fondazione, lasciando i casseri d fino all’elevazione completa degli stessi. Una volta maturato il calcestruzzo i muri dovranno essere trattati con un primer bituminoso che faciliti l’adesione con posa a fiamma delle membrane bitume polimero.

Tolti i casseri, il manto verrà risvoltato e incollato sullo zoccolo di fondazione: porre attenzione che il rivestimento verticale sia costituito da due membrane con mescole e caratteristiche meccaniche compatibili, raccordate a fiamma al rivestimento orizzontale con una sovrapposizione di almeno 20 cm. Il primo strato verrà incollato a fiamma sul muro fino ad una quota di 30-50 cm fuori terra, con sormonte di 10 cm, seguito dal secondo strato, posato a cavallo delle saldature del precedente, sempre incollato a fiamma.

Le membrane impermeabilizzanti sui muri controterra dovranno essere protette da un elemento resistente gli agenti chimici, ai batteri e alle muffe del terreno; in genere lo spessore di tale strato, meglio se bugnato, di protezione non dovrebbe essere inferiore agli otto mm per garantire una completa protezione nel tempo.

E il calcestruzzo?

Il calcestruzzo di fondazione, come ogni altro calcestruzzo destinato a impieghi specifici, dovrà avere determinate caratteristiche di composizione e garantire prestazioni chimiche e meccaniche specifiche.

Nello specifico per fondazioni sottofalda dovrà essere costituito da cemento a basso calore di idratazione con contenuto in cemento uguale o maggiore di 350 kg/m, rapporto acqua/cemento non superiore a 0,45 e inerti con grunulometria definita dalla UNI 7163, con parti fini (0,2 mm) di almeno il 5% sul peso totale.

Opportuno inserire nella miscela per un risultato più performante additivi superfluidificanti e idrofuganti in percentuali correttamente concordate con il fornitore del calcestruzzo e con i tecnici progettisti del mix.

Per miscele per fondazioni impermeabili, infatti, è buona norma ridurre al minimo la vibrazione della gettata e rispettare accuratamente i tempi di maturazione e stagionatura del getto.

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