'Pas dans le vide', una veranda sospesa sul Monte Bianco | Edilone.it

‘Pas dans le vide’, una veranda sospesa sul Monte Bianco

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Ispirandosi al celebre Skywalk sul Grand Canyon negli Stati Uniti, l’architetto francese Pierre-Yves Chays ha disegnato quella che potremmo chiamare la risposta alpina alla passeggiata mozzafiato che delizia da qualche tempo le moltissime migliaia di turisti che visitano ogni anno i magnifici paesaggi scavati nella roccia dal fiume Colorado. Si tratta del “Pas dans la vide”, la gabbia in vetro stratificato e giunti in acciaio realizzata in circa 2 mesi non consecutivi nell’autunno scorso, ed inaugurata il 21 Dicembre 2013, sul versante francese del Monte Bianco, all’altezza dei 3.842 metri dell’Aguille du Midi.

E’ una sorta di veranda in vetro completamente chiusa e sospesa su un vuoto di oltre 1.000 metri, 1.035 per l’esattezza, che offre una veduta incredibile sull’intero versante francese della più alta fra le montagne dell’arco alpino. Certo il prezzo per la visita è piuttosto “aggressivo”: 55 euro compresi i 20 minuti di funivia per salire da Chamonix ai quasi 4.000 metri del picco, ma, una volta indossate le pantofole di feltro necessarie per conservare al meglio la trasparenza del pavimento, pare sia un’esperienza assolutamente indimenticabile.

Lasciamo un po’ da parte le emozioni, tuttavia, e occupiamoci più direttamente dei materiali utilizzati, dei loro costi e di come siano avvenuti l’assemblaggio e la giunzione alla roccia ad una quota davvero inusuale almeno per le abitudini europee. Innanzitutto i vincoli progettuali legati alle condizioni atmosferiche che si possono registrare a quella altitudine: i materiali e la struttura dovevano essere concepiti in modo tale da resistere tranquillamente alle sollecitazioni fornite da venti che possono spirare anche a 220 Km/h e da escursioni termiche di oltre 60°C, oltre ovviamente al ciclo gelo/disgelo e alle nevicate che si verificano per circa 300 giorni all’anno.

L’architetto francese ha sviluppato l’idea di una cabina in vetro a cinque facce, ovvero i tre lati più tetto e pavimento, per una struttura che complessivamente non è enorme, visto che misura 2 metri di larghezza per 1,7 di profondità e 2,45 di altezza, ma che, come detto, deve rispondere a sollecitazioni inusuali dovute all’ambiente di alta montagna in cui si trova. Dal punto di vista progettuale la prima, ma fondamentale differenza con il “gemello” Skywalk, è la totale assenza di travi in acciaio di tipo IPN, poiché si è deciso, dopo due anni di calcoli e di analisi strutturali, di posare gli elementi in vetro solo su staffe metalliche. Lo studio di fattibilità è stato realizzato dalla stessa azienda costruttrice, la francese Laubeuf, uno dei leader europei nel campo delle realizzazioni in vetro strutturale, controllata dal gruppo Eiffage, che ha poi avuto il via libera al progetto grazie alla conferma avuto dallo studio tedesco di ingegnerizzazione Verrotec, il quale ha verificato i calcoli attraverso una serie di test probanti, proprio per testare la bontà della soluzione anche in condizioni fuori norma come quelle della Aguille du Midi.

Per quanto concerne i vincoli, gli sforzi maggiori a cui è sottoposta la struttura risiedono nei fori di assemblaggio, per cui, stando a quanto indicato da Apave, l’azienda che ha realizzato la supervisione tecnica della realizzazione, si è reso necessario eseguire test molto dettagliati anche per quanto riguardava la resistenza meccanica degli assemblaggi dei vetri, verificando in modo particolare la tenuta degli stessi in caso di rottura di una delle facce. Particolare cura è stata data alla qualità delle aperture che dovevano ospitare gli attacchi trasversali, mentre per i giunti in acciaio messi in opera, si trattasse di barre filettate o di semplici staffe, la scelta è caduta su leghe speciali, la cui caratteristica peculiare era la particolare resistenza alle basse temperature.

Prima di mandare il materiale in quota, sono state realizzate due prove di montaggio anche allo scopo di formare gli installatori sulla specificità di questo tipo di installazione e per definire con chiarezza i passaggi chiave della varie fasi di posa dei materiali. Successivamente il montaggio in situ si è svolto anche in funzione delle condizioni meteo che, in un primo momento, hanno impedito l’installazione prevista per la metà di Settembre 2013, permettendo invece di realizzarla in una finestra climatica più favorevole circa un mese dopo. La prima attività ha riguardato la posa e la messa in funzione del paranco di sollevamento per le quali sono stati necessari quattro giorni lavorativi, quindi si è passati al fissaggio delle staffe con costanti controlli intermedi sulla tenuta e sulla resistenza meccanica, che hanno richiesto due giorni di lavoro. Due giorni anche per costruire la piattaforma di montaggio per permettere ai tecnici di lavorare in totale sicurezza quindi un giorno per la posa delle cinque lastre di vetro, mentre le finiture e la chiusura delle fughe tra una faccia e l’altra sono state realizzate successivamente nel mese di Novembre durante una nuova finestra meteo favorevole.

Per quanto riguarda lo specifico dei materiali, i supporti in metallo sono costituiti da due tubolari a sezione quadra in acciaio posati a L rovesciata, uniti da un traverso metallico nella parte superiore e ancorati ad una sottostruttura anch’essa in acciaio, fissata a sua volta molto saldamente alla roccia viva mediante giunti dalle caratteristiche tecniche “fuori norma” sempre per rispondere alle particolari esigenze del luogo. Le cinque lastre di vetro stratificato presentano tutte uno spessore di 39 mm e un peso di 450 Kg ciascuna, per cui si è reso necessario il loro trasporto in quota mediante un elicottero, che ha aggiunto ovviamente un ulteriore criticità alla realizzazione. La nota finale va doverosamente al committente, il CMB, ovvero la Compagnie du Mont Blanc, che ha investito circa 500.000 euro nell’operazione, tasse escluse, per dare anche all’Europa un nuova attrazione, magari non proprio uno “Skywalk”, ma piuttosto un pur sempre mirabolante “Skystand”.

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