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Le tettoie in vetro

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Le tettoie in vetro si sono diversificate molto negli ultimi anni per tipologia e composizione anche grazie alla evoluzione della tecnologia e dei sistemi di produzione di questo materiale, che permettono oggi di realizzare coperture anche di grandi dimensioni e di forme molto particolari, mantenendo comunque una leggerezza strutturale assoluta che semplifica notevolmente sia i calcoli progettuali sia la cantierizzazione dell’elemento, accorciando i tempi di cantierizzazione e semplificando in maniera significativa il lavoro di progettisti ed operai.

Innanzitutto le strutture portanti possono essere di materiali diversi, a partire dall’acciaio, oppure anche dall’alluminio, particolarmente indicato per la sua leggerezza in particolar modo per tettoie di metratura ridotta, ma possono anche realizzate in vetro strutturale per cui l’elemento risulta costruito completamente in vetro anche per quanto concerne le travi o i pilastri di sostegno e presenta al massimo tiranti in acciaio che hanno lo scopo di mantenere in tensione la copertura, dando un effetto visivo di grande impatto estetico.

La forma dei vetri utilizzati per la copertura può assumere davvero le forme più disparate, mantenendo comunque quelle caratteristiche di sicurezza, leggerezza, trasparenza, isolamento termico e acustico di cui abbiamo parlato ampiamente anche nei precedenti articoli dedicati al vetro strutturale. In questa applicazione, oltre ai già più volte citati vetri laminati con intercalare in PVB on in Sentry Glas Plus, sono utilizzabili anche normali vetri temprati commerciali, che vanno tuttavia limitati al caso in cui le strutture di supporto siano in acciaio ed assicurino l’appoggio al vetro su tutti i lati per distribuire in modo omogeneo lo sforzo di taglio.

Chiaramente l’utilizzo di vetri laminati con interstrato plastico permettono, pur a fronte di un costo più elevato, permette soluzioni certamente più varie, probabilmente più interessanti dal punto di vista puramente estetico e soprattutto una maggiore flessibilità sotto l’aspetto meramente ingegneristico, poiché si possono adottare anche soluzioni in cui il vetro di copertura non appoggia su tutto il perimetro oppure vengano usati sistemi di aggancio puntuali che, come già ribadito, offrono certamente una soluzione meno impattante e per questo motivo di alta valenza tecnica ed architettonica.

Per quanto concerne specificatamente la struttura essa dipende in larga parte dal tipo di materiale scelto. Mentre in caso di utilizzo di acciaio (o alluminio pur limitato nelle dimensioni massime) e legno lamellare sono sufficienti calcoli abbastanza standardizzati forniti dalla vastissima casistica ormai disponibile in materia, è altrettanto nota invece la necessità di porre particolare attenzione in caso di struttura completamente in vetro, per la quale è ancora indispensabile integrare i calcoli con i dati sperimentali attualmente disponibili. Nel complesso, anche per questo tipo di prodotto e di realizzazione si può far tesoro dell’esperienza accumulata nel segmento delle facciate continue realizzate con vetro cosiddetto strutturale, comprese le soluzioni adottate per l’impermeabilizzazione e gli shock termici, senza ovviamente dimenticare il livello di trasparenza del vetro e il filtraggio dei raggi UV.

Come accennato in precedenza, le lastre necessitano di appoggi differenti a seconda del tipo di prodotto che si sta installando. Se il vetro temprato commerciale ha bisogno di appoggiare completamente su tutto il proprio perimetro, e in alcuni casi (e.g. ampi lucernari centrali nelle palazzine) essere accompagnato da sottostanti vetri di sicurezza, per evitare che in caso di inopinate eventuali rotture le schegge possano sparpagliarsi, il vetro stratificato con lamine e intercalare permette più agilità di manovra e maggiore duttilità nelle sagomature e nelle applicazioni e anche per quanto riguarda i fissaggi, alleggerisce notevolmente i ganci (si usano normale quelli puntuali) e gli elementi di appoggio.

Un ultimo aspetto assolutamente da non trascurare nella scelta dei vetri per questo tipo di copertura è la capacità autopulente, certamente coadiuvata, nell’insieme dell’installazione, dalla riduzione per quanto possibile della larghezza delle fughe tra una lastra e l’altra e dalla scelta, ove applicabile, di mantenere la maggiore complanarità possibile tra i profili. L’uso eventuale di canaline a filo, tra un profilo e l’altro, permette di facilitare il deflusso dell’acqua piovana e con essa della sporcizia accumulata, rendendo molto più semplici pulizia e manutenzione.

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