Le tecniche di drenaggio nei diversi contesti cantieristici ed applicativi | Edilone.it

Le tecniche di drenaggio nei diversi contesti cantieristici ed applicativi

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Il termine drenaggio deriva dal verbo inglese “to drain” che significa letteralmente “prosciugare” e, in effetti, la pratica consiste esattamente nel mettere a punto tecniche e sistemi idraulici per sottrarre acqua ad un terreno o ad un manufatto, mediante la realizzazione di canali, trincee, gallerie o altri elementi artificiali che servono a convogliare in altro luogo l’acqua superficiale in eccesso, riducendo drasticamente i rischi connessi agli effetti che essa può generare in campo edile o agricolo. In edilizia, in effetti, la realizzazione di un sistema di drenaggio a regola d’arte è imprescindibile non solo riguardo al lavoro finito, ma anche durante la fase cantieristica, si pensi alla realizzazione di gallerie, di fondamenta di opere civili o alla semplice posa di condotte, durante le quali è assolutamente necessario minimizzare ogni effetto causato dalla penetrazione delle acque meteoriche oppure freatiche che possa causare ostacolo alle varie fasi costruttive.

Le tecniche di drenaggio si diversificano in funzione del tipo di applicazione al quale afferiscono, per cui si distinguono fra sistemi per infrastrutture (strade, ponti, parcheggi, viadotti…), per ambiente urbano o rurale (anche le fognature stesse sono di fatto una rete di drenaggio), per edifici ad uso civile o residenziale, per il contenimento del rischio idrogeologico o genericamente per la bonifica idraulica di un’area. Vi è poi una seconda distinzione fondamentale che riguarda invece la modalità di raccolta delle acque superficiali che può essere realizzata in modo puntuale oppure lineare. La raccolta puntuale viene realizzata convogliando l’acqua verso un unico punto di raccolta centrale, detto a punta di diamante, mediante la realizzazione di un andamento a imbuto del suolo circostante, mentre quella lineare si costruisce facendo in modo di creare una linea di uno o più canali che passi attraverso una superficie più o meno in pendenza.

Per realizzare un drenaggio a raccolta puntuale vengono utilizzati elementi artificiali separati fra loro (pozzetti, coperture grigliate messe a protezione e soprattutto un sistema piuttosto articolato di tubazioni interrate) che quindi rendono necessari maggiori prestazioni di manodopera, perché è fondamentale realizzare scavi opportuni, anche a profondità non trascurabili, per la posa dei tubi, implicando tempi di lavorazione più lunghi ed ovviamente un aumento proporzionale dei costi. Il drenaggio a raccolta lineare ha invece dalla sua una maggiore semplicità realizzativa, innanzitutto legata a tempistiche più ridotte, perché di fatto si deve posare un sistema di raccolta unico e lineare, con una maggiore efficacia nel convogliare l’acqua e farla defluire. Chiaramente diminuisce il numero delle tubature e si semplifica anche la realizzazione della pavimentazione, per cui il costo scende decisamente grazie sia alla minor manodopera necessaria, sia anche alla riduzione del costo vivo del materiale (e.g. calcestruzzo per pozzetti, raccordi, canaline…) proprio perché la raccolta lineare riduce il numero di manufatti necessari.

La realizzazione fattiva dei sistemi di drenaggio e la scelta dei materiali utilizzati varia ovviamente anche in funzione della pendenza del terreno sul quale si deve costruire, per cui oggi sono in uso svariate tecniche di posa delle canaline, dei pozzetti di raccolta, con varianti, ottimizzate a seconda del tipo di applicazione, del materiale stesso con cui vengono realizzate, ad esempio calcestruzzo polimerico a bassissima resistenza superficiale (lo propone ad esempio ACO Italia), che non rende affatto critica la posa di un sistema di drenaggio neanche in caso di terreno totalmente piatto.

Per chiudere l’introduzione al tema, l’ultima distinzione va fatta in base alle differenti classi di carico, perché i canali di drenaggio variano certamente anche in funzione dei carichi che devono sopportare. La normativa UNI EN 1433-2008 considera sei differenti tipologie di classi di carico, che si distinguono per lettera crescente e per un numero che indica la resistenza massima sopportata in kN (kiloNewton), per cui abbiamo: A15 quando si parla di superfici adibite esclusivamente al traffico pedonale e ciclistico, spazi verdi, strade private, balconi e terrazze; B125, che invece disciplina percorsi ed aree pedonali e quelle ad esse assimilabili, parcheggi per auto privati e parcheggi auto multipiano; C250, che si riferisce a strade e autostrade, ma riguarda esclusivamente i lati dei cordoli di aree non esposte al traffico, tipo banchine non transitabili e simili; D400, che concerne invece le carreggiate stradali vere e proprie, oltre alle banchine ritenute transitabili e le aree di sosta per tutti i tipi di veicoli stradali; E600 che riguarda le aree industriali, le aree logistiche o comunque tutte le zone soggette al passaggio di macchinari o di carichi su grandi ruote; F900 che racchiude infine le zone su cui transitano carichi molto elevati, come aeroporti, porti o banchine di transito dei container.

 

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