Il ripristino dei ponti in calcestruzzo: le solette d'impalcato | Edilone.it

Il ripristino dei ponti in calcestruzzo: le solette d’impalcato

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Torniamo oggi ad occuparci del restauro dei ponti in calcestruzzo, focalizzando questa volta la nostra attenzione sul ripristino delle solette d’impalcato. In questo caso gli effetti degradanti sono causati in massima parte dal sale anti-gelo che viene regolarmente cosparso sul manto stradale durante il periodo invernale e dall’effetto della carbonatazione del calcestruzzo dovuto alla quantità ingente di anidride carbonica scaricata dagli automezzi, in particolare camion e autoarticolati, se si tratta di ponti o viadotti autostradali ad alta frequentazione di traffico commerciale. Va fatta una prima distinzione tra ripristino di solette intradosso ed estradosso, ovvero del lato inferiore o superiore della struttura, che comportano, come vedremo in seguito, l’utilizzo di materiali leggermente differenti.

La prima azione da svolgere è, come abbiamo visto anche per il ripristino delle pile esposte all’aria, la idroscarifica o idrodemolizione del calcestruzzo ammalorato, operazione che, anche per lavori in piano, come appunto quello di ripristino delle solette, è sempre più demandata a macchinari automatici programmabili i quali, mediante getti d’acqua ad altissima pressione e con capacità di pompaggio in litri al minuto davvero elevati (anche 200 lt/min), assicurano pulizie di grande qualità e precisione. Generalmente il processo di ripristino delle solette include anche il rifacimento dei cordoli, che spesso raggiungono livelli di degrado tali da rendere necessario l’asportazione totale del materiale che li compone mediante idroscarifica e quindi la ricostruzione completa degli stessi. La fase successiva, che non sempre si rende indispensabile, è legata al grado di conservazione dell’armatura. In caso di metalli particolarmente arrugginiti o comunque rovinati, si può ricorrere all’integrazione dell’armatura mediante la posa di una rete addizionale nella soletta, che viene adeguatamente agganciata e posizionata in coerenza con quella esistente.

Nel caso di ripristino di solette estradosso, può avvenire a questo punto il getto del calcestruzzo, la cui base sono malte pregiate tixotropiche da ripristino, a presa normale, indurimento rapido ed ad alta durabilità, alle quali possono essere aggiuntivi additivi di vari tipi, che contribuiscono in modo decisivo a facilitare il ritiro idraulico e a ridurre le microfessurazioni, aumentando inoltre la resistenza ai cicli di gelo-disgelo ed all’effetto corrosivo del sale, contribuendo anche a migliore in modo decisivo la barriera contro la corrosione dell’armatura. Lo strato di calcestruzzo ancora fresco, appena dopo essere stato vibrato e livellato, può essere ricoperto anche da uno strato di anti-evaporante ad elevata efficienza (barriera igroscopica temporanea) e dare qui il via alla fase di stagionatura. Completata quest’ultima e verificato che il livello di umidità residua della miscela non superi il 4%, si può passare alla posa dello strato impermeabilizzante, usualmente realizzato con primer per favorire l’adesione e malte a base di resine polimeriche o poliuretaniche bicomponenti che hanno la funzione di proteggere il nuovo strato di calcestruzzo dall’aggressione degli agenti chimici e atmosferici.  A questo punto, dopo l’indurimento di quest’ultimo strato è possibile passare alla stesura del nuovo manto stradale.

Come detto, un approccio diverso va tenuto in caso di ripristino di solette intradosso, ovvero sulla superficie inferiore della struttura, innanzitutto perché in questo secondo caso non è detto che il traffico venga bloccato, quindi le operazioni di restauro possono venire eseguite in condizioni disagevoli, non solo per ragioni logistiche ma anche a causa delle vibrazioni dovute al passaggio degli autoveicoli sui ponti per i quali può non essere prevista la chiusura totale al traffico. Dopo aver eseguito i soliti step preliminari, è ipotizzabile l’utilizzo di malte da ripristino, preferibilmente in classe R3 e non R4 come invece possibile per l’estradosso, a basso modulo elastico, ad elevata capacità di adesione al calcestruzzo preesistente, e infine, oltre all’indispensabile resistenza ad agenti atmosferici e chimici, dotate di importanti valori di stabilità dimensionale per minimizzare la formazione di micro-fessurazioni e cavillature, anche in considerazione dello stress eventuale dovuto alle vibrazioni create dagli automezzi in fase di passaggio. Per completezza di informazione va fatto notare che, a seconda del tipo di rinforzo strutturale di cui necessita il ponte in fase di ripristino, possono essere utilizzati anche altri prodotti a seconda del tipo di sforzo cui vengono sottoposte le strutture (a trazione flettente, di spinta o di potenziamento della forza normale), quali fasce lamellari di carbonio o sistemi angolari di rinforzo, sempre in carbonio o in fibra di vetro, argomento questo che affronteremo in un successivo approfondimento.

Le caratteristiche tecniche della malta da ripristino per solette estradosso

Tempo di inizio presa                   

 

cca 1h a 20°C

Resistenza a Compressione                   

MPa   

60-80 (28 gg.)

Resistenza a flessione     

MPa   

8-12 (28 gg.)

Modulo Elastico      

GPa

27-30 (28 gg.)

Adesione al cls       

MPa   

2-3 (28 gg.)

Carbonatazione a 25 anni            

 

<= mm 0,5

Resist. alla penetrazione CO2                

micron

11.000

Resist. Alla diffusione del vapore

micron

55

Res. GELO-DISGELO         

MPa   

> 2

Permeab. ai CLORURI      

Coulomb

300

Resa              

Kg/m2/mm

1,8-2

Spessore consigliato

mm

40-500

Le caratteristiche tecniche della malta polimerica per solette estradosso

Vita utile in funzione della Temp.          

 

25-60 min

Resistenza a Compressione                   

MPa   

40 (7 gg. A 10°C)

Resistenza a flessione     

MPa   

20 (7 gg. A 10°C)

Modulo Elastico      

GPa

3 (7 gg. A 10°C)

Resistenza a trazione       

MPa   

3 (7 gg. A 10°C)

Resa              

Kg/m2/mm

1,9

Spessore consigliato

mm

10

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