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Il metallo a sostegno della scienza

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Prima di entrare nell’argomento saliente di questo articolo, cominciamo a rendere onore al merito della comunità trentina che sta svolgendo una serie di operazioni molto importanti che riguardano la riqualificazione di aree dismesse, fabbriche in particolare, creando in loro vece dei piccoli, si fa per dire, gioielli che riteniamo tali non solo per la piacevolezza estetica che si prova nel vederli o nel visitarli, ma perché trasmettono una sensazione importante di apertura al futuro, quasi ad indicare la strada per arrivarci in condizioni migliori di oggi. E’ in questo senso che abbiamo interpretato il progetto di riqualificazione dell’ex-Manifattura Tabacchi di Rovereto sulle cui ceneri, ci si perdoni la battuta, è nato un bellissimo progetto di Innovazione Tecnologica “verde” da parte dell’amministrazione provinciale e certamente abbiamo identica opinione, confortati dai risultati assolutamente tangibili dei primi mesi di attività, del MUseo delle ScienzE di Trento, il MUSE di cui parleremo oggi, nato su iniziativa del fondo Castello Sgr, proprietario dell’area dismessa denominata ex-Michelin, e su progetto di Renzo Piano, opere civili di Colombo Costruzioni e strutture di Stahlbau Pichler.

Intanto precisiamo che la riqualificazione ha riguardato una superficie molto ampia, compresa fra la riva dell’Adige e il centro storico di Trento, per 199.000 mq in totale, di cui 11.000 riservati allo spazio espositivo, mentre il resto è stato utilizzato per costruire parcheggi, edifici residenziali, strutture commerciali ed un auditorium di 3.000 mq, con l’obbiettivo di farne una zona viva e nuovamente fruibile per i cittadini trentini. A noi interessa vedere oggi più in dettaglio lo spazio museale, anche da un punto di vista della cantierizzazione, e di focalizzare la nostra attenzione sulle strutture e sull’involucro realizzato dall’azienda altoatesina. Il Museo delle Scienze è un edificio realizzato quasi del tutto in vetro su sei piani, due dei quali sottoterra. Per facciate e coperture Stahlbau ha utilizzato profilati estrusi in lega d’alluminio, realizzati appositamente per questo progetto e fabbricati da Metra S.p.A., l’azienda multinazionale con sede a Rodengo Saiano (BS), che produce questo materiale per uso edilizio ed industriale da oltre 50 anni e che ha fornito ad esempio il sistema chiamato “Metra Poliedra 50 CV”, un profilato di sottostruttura in alluminio, per la realizzazione delle grandi falde di copertura dell’edificio.

 

L’aspetto più affascinante e al tempo stesso più difficoltoso dal punto di vista della realizzazione pratica era certamente rappresentato dalle intersezioni, volute dall’architetto Piano, fra i quattro volumi principali in cui è suddiviso il MUSE: blocco uffici, lobby, area museale e serra. A questo va aggiunto il principio fondante stesso del museo, la cui missione è orientare la scienza al rispetto del patrimonio naturale del luogo, favorendo un approccio etico alla gestione delle risorse ambientali, che non poteva che impattare sulla realizzazione stessa della struttura, per la quale sono state ovviamente scelte fonti energetiche rinnovabili, come fotovoltaico, solare e geotermico, così come si è ricorso ad isolanti, serrature e sistemi di ombreggiatura particolari che ottimizzassero i consumi del riscaldamento e della luce artificiale, senza dimenticare la creazione di cisterne per la raccolta di acqua piovana da riutilizzare per l’irrigazione dell’ambiente “Serra”. Ora, dato quasi per scontato il livello GOLD della certificazione LEED, ottenuto grazie alla collaborazione, alle volte si dice il caso, di Habitech, il Distretto Tecnologico Trentino, la cui sede è per l’appunto all’ex-Manifattura Tabacchi di Rovereto di cui sopra, quello che ci interessa è vedere come tutte queste condizioni al contorno abbiano impattato sulle scelte progettuali e realizzative del team di Stahlbau, coordinato da Massimo Colombari.

Dopo una fase preliminare che indicava l’utilizzo di profili in acciaio per le facciate, l’azienda di Bolzano ha preferito optare per la lega d’alluminio, in tutto ciò confortata dai calcoli strutturali realizzati con il Tekla Structures 3D, il Software BIM commercializzato in Italia da Harpaceas, che ha confermato come la seconda scelta fosse preferibile per ottenere una maggiore armonia, anche estetica, con i materiali utilizzati per le coperture (lega di titanio-zinco più vetro) e per le strutture portanti (legno e acciaio), arrivando ad una sintesi che ha permesso una eccellente integrazione fra tutti gli elementi compositivi dell’edificio.

 

Entrando nel dettaglio dei singoli volumi, vediamo quali sono stati i maggiori interventi di Stahlbau. Innanzitutto la “Lobby”, il biglietto da visita del MUSE, ovvero l’area di ingresso ed accoglienza del Museo. Il gruppo di Bolzano ne ha progettato e costruito la copertura-facciata su unica falda di 31,6×10,2 mt, inclinata di 20°, realizzandola in profilati estrusi customizzati, senza bulloni a vista e con giunti nascosti, privilegiando anche l’aspetto estetico oltre a quello funzionale. La struttura principale presenta 9 travi, di cui due realizzate con profilati asimmetrici in acciaio a piatti saldati e 7 con strutture reticolari sempre in acciaio, mentre per le facciate, che sono rivolte a Nord e a Sud, completamente in vetro, Stahlbau è ricorsa all’utilizzo di montanti e traversi sia in acciaio che in alluminio, dimensionandoli per rispondere in modo corretto alle sollecitazione cui viene sottoposta la facciata sopravento. Anche le coperture hanno richiesto accorgimenti molto particolari sia in fase progettuale che realizzativa, in virtù dell’utilizzo assai preponderante del vetro, tenendo conto che, ad esempio, la copertura principale ha una dimensione 40×30 mt e presenta un’inclinazione addirittura di 60° rispetto al piano orizzontale. In questo caso  il gruppo altoatesino ha usato quale linea guida progettuale l’ottimizzazione dell’isolamento termico e del fattore solare, riuscendo alla fine a garantire, per il primo parametro, un valore di trasmittanza termica globale (espresso in Watt/mq-Kelvin) mediamente inferiore a quanto richiesto dal capitolato di gara per la parte in vetro delle coperture e per le facciate e per il secondo, espresso come picco estivo di calore da far smaltire ai condizionatori, una percentuale inferiore al 20% grazie all’uso razionale di frangisole esterni motorizzati e sostenuti anch’essi da sottostrutture in acciaio.

 

Il secondo volume che ha coinvolto più direttamente Stahlbau è la “Serra”, l’area tropicale del Museo, per la quale il progetto doveva inevitabilmente tenere conto della presenza costante di acqua, luce e numerose piante esotiche, visto l’obbiettivo di ricreare in modo permanente un sistema ecologico molto particolare. Per garantire una luminosità eccellente la struttura si basa su 9 travi in acciaio posate a passo costante che provvedono a sorreggere due facciate in vetro, modulate nel rispetto della struttura geometrica del volume stesso. Altro aspetto saliente la tenuta all’acqua, come detto presente in grande quantità all’interno della struttura, e all’aria, parlando infatti di serra tropicale va da sé evincere le particolari necessità riguardanti la temperatura da mantenere all’interno. Per questi motivi, il gruppo di lavoro di Stahlbau ha optato per la creazione di profilati ad estrusione che presentassero delle “cave porta guarnizione” per facilitare l’adesione delle guarnizioni stesse ai vetri, accrescendo in modo considerevole la tenuta all’acqua ed all’aria. Le guarnizioni sono state realizzate in EPDM, acronimo inglese per Ethylene-Propylene Diene Monomer, una gomma terpolimerica composta appunto da etilene, propilene e dal monomero diene, le cui caratteristiche sono proprio quelle necessarie a questa struttura, ovvero alta resistenza al calore, all’ozono, agli agenti atmosferici, al vapore e al ciclo caldo-freddo, cui si aggiunge per completezza d’informazione il notevole isolamento elettrico. Completiamo il quadro progettuale con una nota a margine sui vetri che non costituivano l’argomento centrale di oggi, ma che come si è avuto modo di percepire rappresentano l’altro aspetto saliente del progetto e sul quale cercheremo di tornare in seguito. Stahlbau per dimensionarli ha utilizzato SJ Mepla, un software per la progettazione del vetro strutturale, che mette a confronto le tensioni sopportate dal vetro con deflessioni e tensioni imposte dalla struttura finita, ottimizzando quindi la scelta, oltre che per dimensione, anche per tipologia.

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