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Il Calcestruzzo 2.0

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A prima vista potrebbe sembrare non ci sia più nulla da scoprire e da raccontare riguardo questo prodotto il cui utilizzo è talmente diffuso da rendere gli altri materiali da costruzione, legno compreso, semplici prodotti di nicchia. Invece la ricerca sul cemento e il suo processo produttivo, sulle modalità di combinazione con gli inerti e quindi con le armature in acciaio per ottenerne la variante che tutti conosciamo col nome di calcestruzzo armato, ne fanno un elemento costruttivo sempre fondamentale e per di più attualissimo, nonostante gli oltre 150 anni di onorato servizio, che può affrontare soluzioni architettoniche sempre più ardite, così come rispondere colpo su colpo alla sfida dei materiali cosiddetti ecosostenibili.

L’evoluzione della ricerca ha permesso infatti di ottenere composti che rispondono sempre più puntualmente all’esigenza di specificità in base al tipo di utilizzo, ed allora abbiamo visto via via comparire anche nuovi materiali nelle composizioni cementizie, che hanno ulteriormente migliorato questa caratterizzazione e reso più efficace ogni singola applicazione del calcestruzzo, a cominciare dall’edilizia in cui abbiamo miscele differenziate, o per meglio dire particolareggiate, per strutture verticali, fondazioni o muri esterni. Allo stesso modo vediamo oggi calcestruzzi con varianti compositive che si adeguano in modo efficace ed efficiente al segmento in cui vengono utilizzati, dall’edilizia, alla strada, dalle opere idrauliche alle grandi strutture, dalle gallerie alle strutture industriali.

Questo materiale da costruzione ha saputo evolversi ed adeguarsi ai tempi, grazie alla produzione di miscele arricchite da additivi che hanno permesso ad esempio la realizzazione di una versione fotocatalitica in grado di assorbire lo smog cittadino oppure del cemento “biologicamente attivo” che l’università di Barcellona sta testando per cercare un’alternativa più fruibile, meno costosa, ma con gli stessi vantaggi estetici e ambientali delle pareti verdi, oppure, nell’ambito specifico delle fondazioni, del calcestruzzo espansivo a ritiro compensato, che migliora il comportamento del materiale durante il ritiro igrometrico, riducendo drasticamente la possibilità di fessurazioni, e infine a chiusura di questo primo “speciale cemento 2.0” delle nuove tecniche di ancoraggio delle fibre d’acciaio nel calcestruzzo che ottengono duttilità non più dallo sfilamento controllato, ma dall’allungamento della fibra, che rimane all’interno della matrice cementizia.

Dal leader Italcementi un brevetto tutto italiano per il cemento anti-smog

Questa breve analisi del calcestruzzo di ultima generazione comincia dal legante cementizio in versione cosiddetta fotocatalitica che Italcementi ha messo a punto per la prima volta diversi anni fa e che ha poi raffinato progressivamente depositando ad oggi nove brevetti che ne sanciscono il ruolo di trendsetter a livello europeo. Il sistema multi-brevetto, usato oggi da molte altre aziende del settore, venne messo a punto dal centro studi i.lab del gruppo bergamasco in collaborazione con diversi istituti di ricerca universitari e post-universitari, e chiamato TxActive.

La ricerca del gruppo bergamasco ha portato nel corso degli anni alla creazione di miscele cementizie, malte e vernici molto particolari che ospitano al loro interno un materiale ad alta capacità foto-catalizzante, il biossido di titanio. In pratica, durante la posa del calcestruzzo su pareti sia verticali che orizzontali, questo materiale è in grado di distribuirsi superficialmente e di dare inizio, grazie all’irraggiamento solare, ad una potente opera di ossidazione e trasformazione delle particelle inquinanti presenti nell’aria, come benzene, anidride carbonica, ossidi d’azoto e altre sostanze presenti in ambiente urbano che vengono abbattute e trasformate in sali (nitrati, carbonati e solfati) innocui per gli essere umani e diluiti successivamente dall’acqua piovana o dal lavaggio stradale.

La capacità di abbattimento raggiunta da questo calcestruzzo speciale è davvero notevole, essendo in grado di distruggere fino al 75% degli agenti inquinanti presenti in un’area circoscritta. A questa azione importante per la nostra salute, va poi aggiunto l’effetto autopulente, in quanto queste sostanze sono in grado di ridurre drasticamente la polvere di origine biologica o industriale che si deposita sugli edifici.
L’azienda bergamasca ha da tempo messo in commercio due linee di prodotti: Tx Aria, legante di cui sono disponibili le versioni a clinker bianco o grigio, che privilegiano l’abbattimento degli agenti inquinanti, e possono essere usate per calcestruzzi, vernici o malte in strutture orizzontali come pavimentazioni e coperture dei tetti o verticali come rasanti, intonaci, pannelli prefabbricati e barriere antirumore anche in galleria; Tx Arca è invece un cemento, anch’esso disponibile a clinker grigio o bianco, che punta soprattutto alla riduzione del deposito di polvere sugli edifici, ovvero alla salvaguardia estetica delle strutture per le quali viene utilizzato. Si tratta in effetti della base, concepita nell’ormai lontano 1996, dalla quale si è sviluppata successivamente tutta la concezione della miscela cementizia fotocatalitica.

Certo non è immediato associare il calcestruzzo ai concetti di eco-sostenibilità che invece accompagnano senza grosse problematiche il legno e gli altri materiali di bioedilizia, ma non si possono non rilevare gli sforzi notevoli nella ricerca realizzati in tal senso in questi anni non solo da Italcementi, ma anche dalle altre aziende del settore. I benefici di questi materiali, in particolare come “mangia-smog” sulle pavimentazioni urbane, sono notevoli, prova ne sia il riconoscimento del Ministero dell’Ambiente che risale addirittura al 2004 ed è parte integrante del documento: “Linee Guida per l’utilizzo di sistemi innovativi finalizzati alla prevenzione e riduzione dell’inquinamento ambientale”.

Non sarebbe corretto non citare infine l’aspetto legato ai costi che sono ovviamente più alti rispetto ai leganti tradizionali, ma con una differenza che oggi non pare tale da rendere giustificabile il mancato utilizzo dei cementi fotocatalitici, in particolare per quelle aree ad alto rischio (per citare alcuni esempi, le pavimentazione di tunnel, delle aree di sosta autostradali o delle aree a forte presenza antropica, come le stazioni dei bus nelle città). Alla già citata alta efficacia contro l’inquinamento da biossido d’azoto, di zolfo, monossido di carbonio e da particolato fine emesso dagli automezzi e contro la sporcizia dovuta allo smog che si accumula su edifici, strade e marciapiedi uniscono infatti un’altra azione fondamentale, poiché agiscono in modo molto efficace in funzione anti-batterica, riducendo drasticamente le muffe, i funghi e i microorganismi dannosi per la nostra salute e naturalmente presenti su strade, marciapiedi ed edifici in genere.

Insomma, un calcestruzzo dal cuore verde. Chi l’avrebbe mai detto?

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