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I sistemi di barriere fermaneve

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Le abbondanti nevicate dell’inverno 2014 su tutto l’arco alpino meridionale e il conseguente rischio valanghe che si mantiene particolarmente elevato in molti comprensori sciistici ha certamente indirizzato la scelta di parlare oggi su EdilOne delle barriere fermaneve.  Si tratta di un sistema solitamente basato sull’applicazione di pannelli prefabbricati di funi in acciaio che vengono posate sui versanti ritenuti particolarmente a rischio contribuendo a stabilizzare e rendere omogeneo il manto lungo il pendio in modo da tale da minimizzare il rischio di distacco di masse nevose.

Oggi sono molte le aziende che producono questo sistema che peraltro può rivestire un ruolo fondamentale anche nel periodo estivo in quanto agisce da rete di sicurezza trattenendo l’eventuale distacco di massi dai versanti montani. Fra le imprese più conosciute che si occupano da moltissimi anni di questo tipo di prodotto non si può non citare la svizzera Geobrugg, attiva da oltre 60 anni in questo campo. Questa divisione del gruppo Brugg ha sede a Romanshorn, canton Turgovia sul Lago di Costanza, ed è particolarmente specializzata nel realizzare sistemi di protezione di vario genere, oltre alle già citate barriere contro le valanghe, quelle contro la caduta massi, contro le colate detritiche oltre ad una serie molto ampia di sistemi per consolidare i versanti a rischio di dissesto idrogeologico e ad ai sistemi di protezione all’interno delle miniere.

Geobrugg, nel segmento specifico delle barriere antineve, propone due modelli base. Il primo, creato come principio di sistema addirittura nel 1951, è basato su pannelli in rete in fune d’acciaio ed è oggi utilizzato davvero in tutto il mondo. L’azienda svizzera rivendica orgogliosamente per questo sistema un certificato di omologazione molto restrittivo rilasciato dal WSL, l’Istituto Svizzero che studia neve e valanghe con sede a Davos, che misurando l’impatto della massa nevosa in funzione dell’altezza della neve e del fattore di scivolamento ha decretato che queste barriere a pannello sono in grado di resistere ad una classe di altezza neve fino a Dk=4.5 mt e ad un fattore di scivolamento di 3.2, il che significa, tradotto all’atto pratico, che le barriere prodotte da Geobrugg attualmente in commercio sono quelle più resistenti alla pressione di un manto nevoso in scivolamento.

Questi pannelli sono elementi prefabbricati, disponibili anche in lunghezze di 12 metri, che possono essere trasportati in elicottero per essere montati nei versanti anche più impervi. L’azienda svizzera associa alla fornitura del materiale dei corsi molto approfonditi sulle tecniche di montaggio e sulla verifica della perfetta funzionalità del sistema. Sono state numerose anche in Italia le applicazioni dei pannelli anti-valanga di Geobrugg. Per citare solo alcuni esempi, ricordiamo le barriere antineve su più livelli piazzate in Val Formazza, provincia di Verbania, con funzione di protezione a strade ed abitazioni oppure le numerose installazioni in provincia di Bolzano (Steinhöfe, Val Martello, Monte Luca), la quale impone l’obbligo che le barriere utilizzate nel suo territorio siano tutte con il certificato di omologazione rilasciato dal WSL di Davos.

Una alternativa molto interessante ai pannelli è stata approntata da Geobrugg in anni recenti grazie evidentemente all’evoluzione dei materiali con i quali è oggi possibile coniugare leggerezza e sicurezza. Si tratta nel caso specifico della nuova barriera denominata SPIDER® Avalanche, un pannello in maglia metallica, tecnicamente una fune spiroidale spessa 4 mm con resistenza pari a 1.770 N/mmq, che risulta particolarmente maneggevole e di semplice installazione, aspetto davvero apprezzabile se si pensa alla normale ubicazione di un sistema di questo genere. Anche la barriera SPIDER è certificata dall’Istituto di Davos ed è in grado, grazie alla sua elevata capacità elasto-plastica di contenimento della sua rete ad anelli denominata ROCCO®, di trattenere slavine, lastre di ghiaccio in distacco o colate di neve. La fune spiroidale riesce a contenere perfettamente anche pressioni molto elevate del manto nevoso in movimento e di scaricarle su puntoni e funi di ancoraggio. La classe di omologazione delle reti SPIDER è solo leggermente inferiore ai classici pannelli a funi d’acciaio ed è disponibile a catalogo con modelli in grado di resistere a classi di altezza Dk del manto da 2.5, 3 o 3.5 mt. Fra le installazioni realizzate con questo sistema, sempre in Italia, citiamo la protezione alle piste di Cesana Torinese, nel comprensorio sciistico della cosiddetta Via Lattea  in alta Val Susa.

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