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I cantieri degli impianti per energie rinnovabili

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E’ piuttosto usuale quando si decide di leggere un articolo che parla di energie rinnovabili, trovare all’interno due generi contrapposti di informazioni. Da una parte, fra i cosiddetti favorevoli, si snocciolano usualmente i dati riguardanti la quantità di elettricità prodotta in modo sano dal singolo impianto, corroborata dalle tonnellate di anidride carbonica in meno immesse nell’atmosfera, o addirittura asettiche statistiche riguardanti il numero complessivo di TW prodotti per anno a livello nazionale che, va da sé, diminuiscono in modo determinante la dipendenza del nostro paese dai combustibili fossili e quindi, dagli stati esteri in grado di venderli all’Italia. Dall’altro lato, invece, troviamo i detrattori, quelli che ritengono un male lo spazio rubato alle risorse agricole da un impianto fotovoltaico, un danno atroce vedere lungo un torrente una diga a basso salto per la creazione di energia idroelettrica e, non ultimi, coloro che imputano alle pale eoliche, la colpa di causare non solo inquinamento ambientale soprattutto visivo, ma anche labirintiti e guai vari alla fauna locale, ma soprattutto a quella avicola migratoria che, tendenzialmente, sceglie le proprie rotte proprio in corrispondenza delle pale stesse, andando spesso a schiantarsi sulle medesime.

Con EdilOne, trattandosi di un portale il cui intento principale è rivolgersi alle imprese che fanno cantiere, cercheremo invece di lasciare per qualche tempo in secondo piano gli aspetti di cui sopra, peraltro certamente fondamentali, parlando invece principalmente degli aspetti tecnici, per quanto possibile, legati alla strutturazione dei cantieri, specificatamente per impianti dedicati alla produzione di energie rinnovabili, a cominciare, con l’articolo di oggi, dai parchi eolici onshore (ovvero su terra ferma), dei quali proveremo a dare indicazione innanzitutto sulle varie fasi del cantiere a partire dagli studi preliminari, derivanti dall’analisi geomorfologica dell’area prescelta, alle mappe dei venti che insistono sulla zona, ricavabili normalmente dall’Atlante Eolico del CESI, il Centro Studi di ENEL, e/o dalle Università, leggasi in particolare Dipartimenti di Fisica o Geofisica, dalle quali il dato essenziale da ricavare è la velocità media annuale del vento (in m/s) che si ha a disposizione nella zona prescelta.

L’aspetto successivo è chiaramente determinato dal contesto progettuale, ovvero dalla potenza nominale massima in MW che si vuole ottenere dall’impianto dalla quale discende la scelta della potenza e del numero degli aereogeneratori che verranno installati. E’ chiaro che un impianto di dimensioni medie (40-50 MW), implica l’utilizzo di una quantità di turbine che, anche se non in numero particolarmente elevato, potrebbero generare una percezione visiva molto negativa in virtù di una distribuzione non ottimale degli aerogeneratori. La conseguenza è che, ove possibile, si preferisca una distribuzione in linea delle pale in modo da ridurre quel che viene solitamente definito l’effetto “selva”. Tutto dipende molto dall’ampiezza dell’area messa a disposizione per costruire il parco, ma è prassi consolidata lasciare tra una turbina e l’altra uno spazio almeno sette volte il diametro delle pale. Oltre all’impatto visivo che non determina soltanto la scelta del posizionamento delle turbine in funzione dell’armonia paesaggistica, ma anche della sottostazione per l’allacciamento alla rete elettrica, nonché la modalità di realizzare la viabilità per arrivare al parco, in fase progettuale è importante tenere conto dei limiti imposti all’inquinamento acustico, definiti in termini di “rumore differenziale” da un decreto ministeriale di oltre 15 anni fa, secondo cui la differenza tra il rumore ambientale standard e quello dato dalla presenza di un parco eolico deve essere inferiore a 5 dB(A) di giorno e 3 dB(A) di notte.

 

Fatte queste doverose premesse progettuali, vediamo più in dettaglio quali sono le opere più inerenti alla cantieristica vera e propria. Fra le Opere Civili, innanzitutto andranno completate le opere relative alla viabilità interna ed esterna per facilitare l’accesso al parco eolico stesso a partire dal cantiere stesso, quindi, dovendo impiantare delle pale eoliche con altezze e pesi considerevoli, quindi la fase centrale, ovvero la realizzazione dei plinti di fondazione e delle piazzole per gli aerogeneratori e infine la posa in opera delle strutture atte ad ospitare le apparecchiature elettroniche. La seconda fase del cantiere riguarda invece le Opere di Impiantistica che portano all’installazione finale degli aerogeneratori, preceduta da tutti i collegamenti, sempre mediante cavetteria interrata, per l’allacciamento dalle turbine alla sottostazione e da questa alla linea elettrica vera e propria, senza dimenticare un elemento fondamentale, trattandosi di vento, ovvero la torretta anemometrica.

Per fornire qualche dettaglio in più sulle varie fasi di cantiere, diciamo che innanzitutto si provvede alla realizzazione delle strade di cantiere, che diventeranno in seguito quelle per accedere al parco eolico che, in particolare quando quest’ultimo risulterà sviluppato sul crinale di una collina, saranno vicinali e ovviamente dovranno rimanere non asfaltate anche per vincoli ambientali, per cui il piano strada dovrà rimanere allineato con la campagna circostante, minimizzando il movimento terra, che deve prevedere tuttavia il passaggio delle condotte interrate per portare l’energia generata e trasformata a tensione più alta verso la linea elettrica nazionale, in modo da evitare, ove possibile, altri scavi. Quindi si passa alla fondazione per le pale eoliche, realizzata chiaramente in calcestruzzo armato, di norma completamente interrata e successivamente coperta per intero da vegetazione coerente con quella del territorio circostante, per minimizzarne l’impatto visivo, che può essere realizzata a platea superficiale o su pali e torrini a seconda dei casi e prevedere, in caso di necessità, anche un sistema di raccolta ed indirizzamento dell’acqua piovana. Contestualmente viene eseguita la gettata per le piazzole di pertinenza di ciascuna pala, il cui ingombro va minimizzato per quanto possibile e compatibilmente con il dimensionamento della struttura una volta posa in opera.

La fase successiva è, come detto, quella impiantistica, che parte innanzitutto dalla realizzazione di una sottostazione di “Consegna e Trasformazione”, una struttura in genere prefabbricata ad alta resistenza al fuoco, la quale deve ricevere sia i cavi interrati provenienti dai vari aerogeneratori sia quelli, sempre interrati, che devono raggiungere una stazione elettrica e da questa una linea della rete di trasmissione nazionale a 380 KV. La sottostazione è generalmente suddivisa in due aree, una detta Impianto di Consegna e riservata all’operatore elettrico nazionale o chi per esso, e l’altra detta Impianto Utente. Nella prima area sono alloggiati un montante in arrivo per i cavi da e per la stazione di trasformazione, ed un montante di alimentazione verso l’altra area che ospiterà invece un montante trasformatore, insieme al trasformatore stesso (di tipo AT/MT) che servirà per convertire la tensione generata dal parco (33 KV) nella tensione minima della sottostazione, ovvero 150 KV. Per entrambi gli Impianti vanno realizzati anche locali da dedicare ai quadri di potenza e controllo. Nella parte dell’Impianto Utente, sarà incluso un piccolo edificio prefabbricato che ospiterà gli strumenti di controllo della potenza relativi all’intera sottostazione. Gli impianti sono quindi completati con i cavidotti interrati, ad una profondità minima di 120 cm, trattandosi di cavi ad alta tensione. Come già indicato, il cavidotto risulta sepolto nel bordo della strada di accesso al sito e dopo essere stato posato su letto di sabbia viene ricoperto con un tegolo a protezione. Nello stesso alloggiamento troverà spazio anche un cavo in fibra ottica necessaria alle trasmissione dei dati tecnici per il controllo a distanza dell’impianto. Anche i cavi che dagli aerogeneratori adducono l’energia prodotta in media tensione alla sottostazione andranno posati con gli stessi criteri descritti in precedenza, ovvero interrati a 120 cm e opportunamente protetti con tegoli. Ultima fase operativa riguarda finalmente l’installazione dei fusti e quindi delle turbine eoliche.

Un impianto medio, come può esserne uno da 40/50 KW e una quindicina di turbine, può richiedere un tempo standard di circa 4 mesi per essere realizzato, occupando direttamente circa 25 persone e complessivamente, incluso il personale indiretto, fino a 100 lavoranti nell’insieme di tutte le fasi di costruzione.

 

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