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I calcestruzzi espansivi a ritiro compensato

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Esistono in commercio parecchie versioni di calcestruzzi espansivi a ritiro compensato il cui scopo essenziale è ridurre in modo significativo la creazione di fessurazioni durante l’evaporazione progressiva dell’acqua dal conglomerato, ovvero durante la fase di ritiro igrometrico. In pratica la soluzione a questo tipo di problema viene dalla reazione chimica dovuta al contatto di un agente espansivo, opportunamente incluso nella miscela cementizia, con l’acqua presente nel calcestruzzo. Tale reazione chimica provoca un’espansione di volume nel calcestruzzo, prima che inizi il ritiro igrometrico, alla cui celerità contribuisce l’aggiunta di additivi riduttori d’acqua, determinando artificialmente ciò che viene definito in modo tecnico una coazione di compressione “benefica”, grazie alla quale, nel momento in cui si manifesta il ritiro igrometrico, tra i 2 e i 7 giorni dalla posa, le auto-tensioni di trazione prodotte naturalmente dall’essicazione, risultano totalmente compensate, evitando appunto l’insorgere delle tanto temute fessurazioni.

Questo tipo di calcestruzzo è particolarmente adatto per realizzare le strutture per fondazioni o le opere di sotto-muratura di fondamenta di edifici, per realizzare pareti da taglio o per l’inghisaggio tra materiali di diversa tipologia e consistenza, ad esempio, dei pilastri prefabbricati sulle fondazioni a plinto. Altra applicazione indicata dalle specifiche di questo prodotto riguarda il ripristino volumetrico di strutture degradate in calcestruzzo armato, in cui va a sostituire il calcestruzzo rovinato, riducendo notevolmente il tempo di aderenza alla struttura preesistente. Gli agenti espansivi usati più comunemente sono gli ossidi, sia di calcio (CaO) sia misti di calcio e magnesio ((Ca,Mg)O).

Ecco Betonrossi, per esempio

Fra le aziende che lo producono, una soluzione interessante viene da Betonrossi, marchio del gruppo piacentino Cementirossi, che propone EspanBeton in quattro diverse classi RCK di resistenza, dalla C25/35 alla C35/45 e con tre varianti per consistenza: a lavorabilità fluida (S4), superfluida (S5) e high flow (H6), quest’ultima studiata appositamente per la realizzazione di fondazioni ad alto contenuto di ferri d’armatura e nelle operazioni di ripristino di strutture degradate.

Ognuna delle quattro classi di resistenza in cui questo cemento è disponibile in commercio possono essere ordinate nei tre diversi tipi di lavorabilità (S4-S5-F6) con dimensione massima dell’inerte (Dmax) a 16 o 32 mm. Le caratteristiche di base vedono un Rck da 30 a 45 N/mm2, Espansione contrastata a 5 giorni (e5) da 400 a 480 μm/m, Espansione contrastata a 28 giorni (e28) da 80 a 110 μm/m, Modulo elastico secante a 28 giorni (E28) da 30.000 a 38.000 N/mm2, Deformazione viscosa (C) da 120 a 65 μm/m e Permeabilità a 28 giorni (p28) da 30 a 5 mm.

Questo prodotto è valido in particolare quando il calcestruzzo deve essere usato per legare due elementi differenti in un unico conglomerato, come appunto può essere il caso dell’inghisaggio di pilastri prefabbricati su plinti cosiddetti “a bicchiere”. Proprio grazie all’espansione controllata, questo materiale previene il distacco del conglomerato da entrambe le pareti poste a contatto, come per esempio può accadere durante il ritiro igrometrico abituale nelle miscele cementizie standard. Molto interessante anche l’applicazione relativa alle ristrutturazioni, specie per quanto concerne gli interventi su pilastri già esistenti con lo scopo di modificarne la rigidità, ad esempio per adeguamenti di tipo anti-sismico. Discorso similare, anche se su scala molto più ampia, quello relativo all’aumento delle sezioni strutturali dei viadotti, che grazie a questo tipo di cemento, possono essere adeguate con maggiore semplicità ad eventuali esigenze normative su carichi più pesanti. Altro campo applicativo importante per il cemento a ritiro compensato riguarda il ripristino di strutture in calcestruzzo armato, pesantemente degradate a causa di corrosione dovuta a cloruri, anidride carbonica o solfati, ovvero per contatto con acqua di mare, acqua dolce o semplicemente a causa dei naturali cicli di gelo e disgelo. Il cemento a ritiro compensato contrasta in questo caso in modo molto efficace le tensioni di trazione che si presentano naturalmente in corrispondenza dei “ringrossi strutturali”, dove il calcestruzzo nuovo viene posato su quello già esistente, a causa del ritiro impedito dall’adesione alla struttura originaria.

Senza dimenticare il possibile utilizzo nella costruzione delle pavimentazioni industriali senza giunti di contrazione  e di controllo, sono quindi numerose le possibili applicazioni di questo calcestruzzo speciale, con un prezzo di riferimento che nel caso della classe RCK 30 si aggira sui 130 euro al metro cubo.

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