Duro fra i duri | Edilone.it

Duro fra i duri

wpid-20305_ponticalcestruzzo.jpg
image_pdf

Nell’immaginario collettivo quando si pensa ai calcestruzzi con resistenze meccaniche superiori ai 60 Mpa immediatamente vengono in mente opere faraoniche dalle complessità strutturali affrontabili solo dai grandi studi di ingegneria e architettura d’oltreoceano.

Questa immagine mitica va sfatata, soprattutto anche vista l’evoluzione normativa degli ultimi anni a cui si è affiancata una tendenza della progettazione che vede aumentare in modo significativo l’impiego di calcestruzzi con resistenza caratteristica cubica superiore a 60 MPa fino a 105 MPa, anche in opere non necessariamente colossali.

Certo, ponti e viadotti di grande luce e edifici alti sono sempre il terreno di caccia favorito per i calcestruzzi ad alta resistenza meccanica dato che sono anche gli unici che riescono a far fronte agli elevati carichi statici e dinamici richiesti, ma sono ormai consueti anche impieghi dove si preveda una fortissima aggressione ambientale come ad esempio i tunnel e le piattaforme marine.

Poi c’è un’altra tendenza, tutta nuova, e molto interessante: l’impiego dei calcestruzzi ad alta resistenza meccanica si sta diffondendo in quelle opere civili e infrastrutturali che, per le loro caratteristiche geometriche e progettuali, richiedano una particolare attenzione nel getto e nel disarmo; il basso rapporto acqua/cemento che caratterizza i calcestruzzi ad alta resistenza, garantisce una velocità di produzione in cantiere irraggiungibile con altri cementi e una curva di sviluppo delle resistenze meccaniche molto più rapida.

Altro impiego interessante è quello che vede il calcestruzzi ad alta resistenza utilizzati nelle strutture fognarie: qui la caratteristica richiesta è una elevatissima resistenza all’aggressione chimica, ma anche ovviamente, resistenze meccaniche (sia durante la movimentazione sia a regime) molto più elevate dei calcestruzzi ordinari.

Tutti i vantaggi sopra accennati fino a pochi anni fa erano di fatto, almeno in Italia, impossibili da impiegare in cantiere dato che il  D.M. 09.01.1996 e Decreti precedenti impedivano l’utilizzo nei calcoli statici di resistenze caratteristiche cubiche a compressione superiori a 55 MPa (con ovvie ricadute sull’impiego in cantiere).

Ora nel paragrafo 4.1 delle NormeTecniche delle Costruzioni si autorizza l’impiego di calcestruzzi con resistenza caratteristica cubica superiore a 55 MPa e fino a 85 MPa senza dover richiedere il parere preventivo al Servizio Tecnico Centrale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. L’unico obbligo è quello di effettuare, prima dell’impiego, uno studio di pre-qualifica che determini le grandezze fisiche e meccaniche che influenzeranno la durabilità e resistenza del materiale.

Per calcestruzzi con resistenza caratteristica cubica fino a 105 MPa, il legislatore specifica che “…potranno essere utilizzati per la realizzazione di elementi strutturali od opere, previa autorizzazione del Servizio Tecnico Centrale su parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, autorizzazione che riguarderà l’utilizzo del materiale nelle specifiche tipologie strutturali proposte sulla base di procedure definite dal Servizio Tecnico Centrale”.

Quali sono i Calcestruzzi ad alta resistenza

Vengono definiti calcestruzzo ad alta resistenza quei formulati che garantiscono a 28 giorni una resistenza meccanica caratteristica cubica a compressione compresa tra i 60 e i 105 MPa. In genere questi valori di resistenza vengono raggiunti utilizzando nell’impasto additivi super-riduttori di acqua e fumo di silice in modo da abbattere il rapporto acqua/legante e di conseguenza raggiungere prestazioni meccaniche elevate.

Il basso rapporto acqua/cemento ha anche notevoli benefici in relazione alla resistenza all’aggressione chimica e ambientale, come ad esempio i cicli gelo/disgelo (questi calcestruzzi se ben realizzati ne sono di fatto insensibili).

Se si vuole tuttavia ottenere il massimo da questo tipo di calcestruzzi, non basta porre attenzione al solo rapporto acqua/legante, ma bisogna scegliere con cura anche gli aggregati: è preferibile l’impiego di aggregati con massa volumica elevata, uguale o superiore a 2,80 kg/l, ovviamente se possibile di elevata qualità (basalto, granito); questo tipo di rocce garantiscono una elevata resistenza meccanica e hanno un’ottima adesione all’interfaccia tra elemento lapideo e matrice cementizia.

E’ anche utile ridurre la dimensione massima dell’aggregato in modo da limitare al massimo l’insorgenza delle difettosità in corrispondenza dell’interfaccia pasta-aggregato.

Copyright © - Riproduzione riservata
Duro fra i duri Edilone.it