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Cemento vs Acqua

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Piscine, vasche, ma anche balconi, locali bagno o cucina (in genere locali in cui la pulizia e la manutenzione richieda l’uso di molta acqua) e addirittura elementi verticali che, con il tempo, potrebbero cavillarsi facilitando la penetrazione dell’acqua; tutte queste applicazioni fino a pochi anni fa erano terreno di caccia esclusivo delle membrane impermeabilizzanti prefabbricate, ma la tecnologia ha messo a punto una valida alternativa (ormai adeguata a livello tecnologico, con alcune lacune nella normativa di riferimento): le malte impermeabilizzanti cementizie.

Questo tipo di prodotti, soprattutto nei formulati più recenti, garantisce notevoli prestazioni in opera, bypassando le problematiche tipiche delle membrane impermeabilizzanti; le migliori performances vengono raggiunte su strutture sottoposte a pressioni d’acqua positive, tuttavia ci sono formulati che possono anche resistere a pressioni negative (strutture rivestite esternamente).

I formulati sono a base cementizia bicomponente (ci sono anche alcuni prodotti monocomponenti) il cui principio di funzionamento si basa sul garantire al formulato una elasticità sufficiente ad assecondare tutte le deformazioni del supporto (ritiri, dilatazione termica) senza perdere le doti di impermeabilità.

I prodotti bicomponenti vengono realizzati dalla miscelazione di una componente in polvere (cementi con inerti a granulometria controllata) e da una in lattice; le case forniscono entrambe le componenti sotto forma di predosato in modo da evitare errori di miscelazione in cantiere da parte di maestranze poco preparate.

La componente cementizia dei formulati è composta da cementi con inerti resistenti al gelo, con additivanti disperdenti, per consentire una notevole lavorabilità sia in fase di miscelazione sia in fase di applicazione; esistono formulati specifici per l’impermeabilizzazione di massetti di pavimentazione, che, con pochi millimetri di spessore, garantiscono una perfetta tenuta impermeabile e un’ottima adesione, pur mantenendo anche un certo livello di traspirabilità. L’applicazione è estremamente semplice e può essere realizzata con pennello, rullo o a spruzzo.

In tutti i casi ovviamente occorre verificare che il manufatto da impermeabilizzare abbia raggiunto un completo grado di stagionatura: questo vale anche per applicazioni di impermeabilizzazione su intonaci cementizi sia nuovi sia in interventi di ristrutturazione. Soprattutto in quest’ultimo caso (ma anche in generale), le doti di flessibilità dei manti realizzati con malte impermeabilizzanti, consentono di sigillare eventuali microfessure (da ritiro, dilatazione o azione meccanica) presenti nel manufatto, preservando inoltre la tenuta anche nel caso in cui, dopo la stesa, si generassero ulteriori microfessurazioni.

Se la tecnologia mette a disposizione soluzioni applicative complete e affidabili, adatte a un ampio panorama di tipologie di impermeabilizzazione è la normativa che è rimasta indietro.

Fino ad oggi infatti non esiste una normativa specifica di riferimento, ma si fa riferimento alla UNI 1504 che tratta di “prodotti e sistemi per la protezione del calcestruzzo”, nello specifico alla parte 2 dedicata alle “definizioni, requisiti, controllo, e valutazione di conformità dei sistemi di protezione delle superfici in calcestruzzo”.

Un altro riferimento parziale è la UNI EN 14891Prodotti impermeabilizzanti liquidi da utilizzare sotto piastrellature in ceramica incollate con adesivi”.

Attualmente è in corso di sviluppo da parte di UNI in collaborazione con Assimp Italia (Associazione Imprese di Impermeabilizzazione Italiane) una normativa organica dedicata espressamente a questa categoria di prodotti. Tempi previsti? Prima metà del 2014.

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