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Basta acqua in cantiere

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L’architettura moderna, soprattutto quella destinata a sorgere nei grandi conglomerati urbani, ha estremizzato il concetto di verticalità; gli spazi a disposizione sono limitati e molto costosi e quindi l’unica alternativa percorribile è lo sviluppo in altezza.

Considerazione ovvia, direte, meno ovvio il fatto che parimenti lo sviluppo continua a scendere nel sottosuolo, scontrandosi con le problematiche della costruzione in presenza di acqua di falda, con battenti più o meno elevati.

Molte sono le metodologie impiegate per la rimozione dell’acqua dai cantieri, da scegliere a seconda della configurazione del cantiere stesso, della quantità d’acqua da rimuovere, del tempo a disposizione per farlo e della tipologia del terreno in cui si lavora.

Per abbattimenti di falda piuttosto contenuti, entro i cinque metri (quando la geometria dello scavo lo consenta), è senza dubbio il sistema wellpoint quello più indicato, soprattutto se i terreni da trattare sono piuttosto permeabili (ghiaie e sabbie ad esempio); wellpoint significa letteralmente punta da pozzo e, appunto il sistema è composto da una serie di punte drenanti, che vengono infisse nel terreno sul perimetro dello scavo.

Tali punte vengono collegate con una tubazione (in genere tra i 6 e 12 ‘’ a seconda degli impieghi)  a una una pompa equipaggiata con un depressore.

Una volta attivato, l’impianto wellpoint genera un abbassamento della falda freatica, influenzando un’area (circostante ciascuna punta) a forma di cono rovesciato, all’interno del quale l’acqua viene rimossa. I wellpoint possono essere posti in opera con modalità diverse: ad anello chiuso; ad “U”; esterno a paratie; lineare laterale; lineare centrale; a gradoni; laterale a rotazione.

Una particolare tipologia di wellpoint, quella orizzontale, è particolarmente utile quando il cantiere debba garantire un ritmo elevato di avanzamenti quotidiani (attenzione non è possibile utilizzarla in terreni con granulometria elevata): il pompaggio dell’acqua di falda avviene attraverso una tubazione in pvc (diametro 50/60 mm, rivestita di una garza di nylon o con geotessili) stesa fino alla profondità di 5 – 6 metri.

Una squadra di lavoro riesce a realizzare ogni ora circa 80 – 100 metri di questo tipo di drenaggio, con l’ulteriore vantaggio che le tubazioni sono a perdere e non devono essere rimosse a fine scavo.

Come dicevamo, l’installazione di un impianto un wellpoint, sia esso perimetrale o laterale allo scavo, è piuttosto semplice da eseguirsi: con una trivella si scava un foro, facendoci scorrere dentro il wellpoint, per poi collegarlo, mediante apposita manichetta, a una pompa jetting che pompa acqua calda in pressione (sei atmosfere) sino alla testa del wellpoint stesso, in modo da stabilizzarne la geometria.

La parte filtrante del wellpoint (per terreni a matrice fine o argillosi, impostare attorno al wellpoint un prefiltro di sabbia). deve essere posizionata a 150 centimetri al di sotto della quota di base dello scavo, con la parte filtrante, a 100 centimetri al di sotto del fondo (questa parte è in genere lunga 60 cm), per massimizzare il drenaggio garantito dal sistema.

Una importante considerazione: soprattutto quando i terreni sono ghiaiosi, il richiamo d’acqua può abbassare la falda anche a 450 metri di distanza generando possibili cedimenti in fondazione sugli edifici limitrofi, dovuti alla subsidenza del terreno.

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