Apre a Parigi il Musée du Quai Branly di Jean Nouvel: arte dei cinque continenti | Edilone.it

Apre a Parigi il Musée du Quai Branly di Jean Nouvel: arte dei cinque continenti

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Prossima inaugurazione il 23 giugno del Musée du Quai Branly. Il nuovo grande museo, costato circa 235 milioni di euro, su progetto del famoso architetto francese Jean Nouvel, con i suoi 40 mila metri quadrati, di cui 10 mila di spazi espositivi, è destinato ad assumere un ruolo di primordine nel panorama culturale della capitale francese.
La nuova istituzione, la cui inaugurazione era da tempo fissata in tale data, sarà interamente dedicata al patrimonio artistico-etnografico dei Paesi extraeuropei.

Costruito in vetro, cemento, legno e acciaio, sul lungosenna in Quai Branly (da cui infine si è deciso di dargli nome), il Museo raccoglie l’arte dei cinque continenti, nell’intento di definire i canoni universali dell’estetica del pianeta. L’idea da cui nasce, espressa circa 11 anni fa, era quella di realizzare un luogo del “primario”. Adesso, vi troveranno posto le opere provenienti dall’ex Musée de l’Art de l’Afrique et de l’Océanie e del Musée de l’Homme, con l’ambizione di diventare il cocevia tra le culture, il punto d’incontro tre Europa e resto del mondo.
Il progetto occuperà un terreno di due ettari ai bordi della Senna, ad appena duecento metri dalla torre Eiffel, proprio di fronte al Museo d’Arte Moderna.

L’autore del progetto, Jean Nouvel, è il più noto degli architetti francesi oggi in attività; a Parigi ha già firmato altri due splendidi musei, l’Institut du Monde Arabe e la Fondation Cartier pour l’Art Contemporaine. Il suo progetto, fatto di luce e vegetazione, prevede un complesso di quattro edifici aerei e asimmetrici, fatto tutto di curve sinuose, dislivelli, trasparenze, irregolarità di spazi. Una struttura caratterizzata da una certa fluidità, dando anche l’impressione d’imprevedibilità.
La struttura principale – quello in cui, su una superficie di 4750 metri quadrati saranno esposte 3500 opere della collezione permanente – è una passerella di 220 metri sospesa a mezz’aria e sostenuta da 26 piloni di diametro differente e disposti in maniera aleatoria, come grandi alberi simboli: un ponte appeso alle civiltà di ieri e di domani. Collegata, una struttura a chiocciola di vetro e alluminio alta tre piani, dove si svolgeranno le esposizioni temporanee.
Del complesso, che aspira a essere anche un luogo di studio e ricerca interdisciplinare, fanno parte anche un auditorium, una sala cinematografica, una mediateca, una libreria e, sul tetto dell’edificio, un ristorante dalla cui grande vetrata si ha una panoramica mozzafiato sui tetti di Parigi, il Grand Palais e la torre Eiffel (poco lontane). Il tutto è connesso ad un giardino-foresta di 18 mila metri quadri che ingloba un anfiteatro a cielo aperto e si prolunga sul sorprendente muro vegetale che ricopre la facciata dell’edificio in cui si trovano gli uffici amministrativi, fatto di piante rare rintracciate anch’esse nei cinque continenti. Un’enorme palizzata di vetro alta dodici metri e lunga duecento, posta sul davanti, protegge il museo dal frastuono della circolazione cittadina.

La costruzione del Musée du quai Branly ha richiesto cinque anni di lavori e 202 milioni di euro, cui vanno aggiunti altri 33 milioni spesi per l’inventario e la restaurazione delle opere, la realizzazione della mediateca e del progetto multimediale. L’ambizione di attrarre visitatori con un’opera di tal genere, s’inserisce nella tradizione delle grandi opere presidenziali di cui la capitale francese è particolarmente ricca. Una decina di anni fa, Jacques Chirac, da poco eletto presidente della Repubblica, manifestò il desiderio di creare un importante museo per “dare alle arti e alle civiltà d’Africa, Asia, Oceania e delle Americhe il giusto riconoscimento nei musei di Francia”. Prima di lui, Pompidou ha lasciato ai posteri il Beaubourg progettato da Renzo Piano; Giscard d’Estaing la Cité des Sciences; Mitterrand chiese a Pei di disegnare la famosa piramide di vetro del Louvre e fece costruire la nuova Bibliothèque Nationale. Chirac, non volendo essere da meno, ha voluto legare il proprio nome ad un’avveniristica costruzione dove riunire le collezioni sparse tra il vecchio museo delle Arti d’Africa e Oceania e il Museo dell’Uomo, creando così il più importante museo dedicato alla cultura extraeuropea.

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