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Sempre meno risorse per le infrastrutture

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Continuano i tagli agli stanziamenti per la realizzazione delle opere pubbliche, e soprattutto si accentua la lentezza registrata nell’utilizzo delle risorse disponibili. Questi sono i due fattori negativi che rendono difficile una rapida e sostenuta ripresa dell’economia delle costruzioni. È quanto rivela l’Ance nella presentazione dell’Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni.

Dall’analisi della manovra di finanza pubblica per il 2010 emerge, infatti, una riduzione delle risorse per nuove infrastrutture del 7,8% in termini reali rispetto all’anno precedente. Questa diminuzione si somma a quella già osservata lo scorso anno, che aveva raggiunto il 13,4% rispetto al 2008. Nel biennio 2009-2010, quindi, si sarà registrata una riduzione complessiva del 20%.

La recente Manovra di stabilizzazione finanziaria aggraverà questa riduzione. A livello nazionale, il carattere indiscriminato dei tagli operati attraverso una riduzione degli stanziamenti iscritti nel bilancio determinerà un ulteriore indebolimento della capacità di infrastrutturazione del territorio italiano già particolarmente colpita dalle manovre finanziarie degli ultimi anni. I tagli alle risorse, infatti, interessano anche la componente della spesa del bilancio statale, ormai residuale, destinata alla realizzazione di opere pubbliche, che rappresenta solo il 2,2 % della spesa complessiva.

La scelta appare non corrispondere agli orientamenti della Commissione Europea, che ha definito prioritaria, anche nel proprio bilancio per il 2011, la promozione della ripresa economica anche attraverso l’investimento nelle infrastrutture.

Il necessario riequilibrio dei conti pubblici non deve compromettere l’indispensabile adeguamento infrastrutturale del Paese, il cui ritardo nei confronti dei principali partner europei, è stato determinato da una politica economica che ha costantemente ridotto la spesa in conto capitale e che non è riuscita a comprimere le spese correnti.

A livello locale, desta forte preoccupazione la vigorosa riduzione dei trasferimenti a Regioni (10 miliardi di euro in 2 anni), Province e Comuni nonché il forte peggioramento delle condizioni del Patto di stabilità interno, che determinerà nel 2010 una riduzione di 1,3 miliardi di euro della capacità di investimento degli enti locali rispetto al 2009.

Nel 2010, infatti, per gli enti virtuosi è prevista la possibilità di escludere dal saldo rilevante ai fini del patto solo lo 0,78% dei residui passivi contro il 4% -che già costituiva una quota molto ridotta- nel 2009. Oltre alla diminuzione di stanziamenti per nuove infrastrutture preoccupa la lentezza con la quale vengono spese le risorse disponibili. Emerge un’esigenza di maggiore efficienza e accelerazione della realizzazione delle infrastrutture.

A livello nazionale, appare fondamentale accelerare l’effettivo avvio del Piano delle opere prioritarie, finanziato con le risorse pubbliche rese disponibili dal Governo più di un anno fa ed approvato dal Cipe il 26 giugno 2009, per un importo di circa 11,3 miliardi di euro.

La realizzazione del Piano può favorire il recupero infrastrutturale del territorio italiano e al tempo stesso dare un contributo concreto al settore delle costruzioni per superare la crisi in corso. In particolare, i programmi nazionali di opere medio-piccole contenuti nel Piano e dotati complessivamente di 3,4 miliardi di euro possono dare un sostegno immediato al settore delle costruzioni. A distanza di un anno dall’approvazione, risultano confermati finanziamenti per 7,5 miliardi di euro, pari al 66% delle risorse.

Tuttavia le ricadute del Piano sul mercato delle nuove opere pubbliche sono ancora molto limitate: circa la metà dei finanziamenti (3,3 miliardi) è stata destinata alla realizzazione di interventi gia affidati in passato a General Contractor che non sono in esecuzione e saranno attivati in tempi medio-lunghi, una parte delle risorse (1,1 miliardi) è stata destinata alla prosecuzione di opere in corso e molte delle nuove gare da bandire (3,2 miliardi complessivi) non sono ancora state espletate.

Il carattere limitato delle ricadute del Piano è anche determinato dal fatto che la conferma dei finanziamenti ai programmi di opere medio-piccole avviene ad un ritmo inferiore alla media del Piano: finora solo il 45% delle risorse destinate a questi programmi sono state confermate.

Alcune delle risorse originariamente destinate alla realizzazione delle opere previste nel Piano Cipe sono state assegnate, da parte del Governo, ad altre tipologie di interventi con la conseguenza che si è venuta a creare una situazione di “overbooking” sul c.d. “fondo infrastrutture” per un importo pari a 1,525 miliardi di euro.

Questa situazione rischia di ritardare la conferma dei finanziamenti ancora in attesa perché rende necessaria una rimodulazione del programma degli interventi previsti dal Cipe ovvero il reperimento di ulteriori risorse per garantire la copertura finanziaria del piano.

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