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Ritardi nei pagamenti: sì definitivo del Consiglio Ue

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Il Consiglio dell’Unione europea ha approvato in via definitiva – con 24 voti a favore e 3 astensioni di Italia, Germania e Austria – il testo della nuova direttiva europea sui ritardati pagamenti.

Con questa approvazione è stata completata la procedura di formale del nuovo testo, che verrà pubblicato nei prossimi giorni sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue. Dopo la pubblicazione, l’Italia avrà due anni per recepire il contenuto del nuovo testo nella normativa nazionale.

Per quanto riguarda i contratti pubblici, la Direttiva prevede un termine standard di pagamento di 30 giorni per i contratti con la Pubblica Amministrazione e aumenta notevolmente gli indennizzi per le imprese in caso di ritardo, introducendo in particolare un tasso di interesse base maggiorato dell’8% sin dal primo giorno di ritardo.

L’attuale normativa italiana sui lavori pubblici prevede il pagamento delle somme dovute entro un termine di 75 giorni e tassi di indennizzo molto bassi in caso di ritardo: nel 2011 è stato dell’1,5% nei primi 60 giorni di ritardo.

L’approvazione del testo europeo, commenta l’Ance, sottolinea la necessità di intervenire rapidamente per garantire pagamenti tempestivi da parte della Pa ed è auspicabile che il Governo italiano proceda a un rapido recepimento della nuova normativa che migliora sostanzialmente quella attuale in materia di pagamento nei lavori pubblici, prevedendo pesanti sanzioni in caso di ritardo.

Da questo punto di vista, desta forte preoccupazione secondo l’Ance l’astensione dell’Italia in occasione del voto del Consiglio. Oggi, infatti, il problema dei ritardi nei pagamenti sta mettendo a rischio la sopravvivenza di molte imprese di costruzioni, soprattutto quelle piccole e medie, che a fronte di lavori regolarmente eseguiti, non ricevono i pagamenti dovuti dalla Pa.

I dati dell’Ance mostrano un costante e progressivo peggioramento del fenomeno nel settore delle costruzioni: il 44% delle imprese edili subisce ritardi superiori ai 4 mesi oltre i termini contrattuali – quindi vengono pagate dopo più di 6 mesi e mezzo dai lavori -, con punte che arrivano anche a 24 mesi.

I tassi di interesse applicati oggi in Italia in caso di ritardo non garantiscono alle imprese che realizzano lavori pubblici livelli dei risarcimento in grado di compensare i maggiori costi sostenuti dalle imprese per fare credito alle Pubbliche amministrazioni.

Per l’Ance, l’inasprimento delle sanzioni in caso di ritardo, oltre a garantire un migliore indennizzo alle imprese, potrebbe dare una spinta per migliorare l’efficienza della Pa e rendere più tempestivi i pagamenti.

di O.O.

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