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Ritardati pagamenti: l’Ance propone il “modello spagnolo”

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Nel corso del 2012, il tema dei ritardati pagamenti della pubblica amministrazione è stato affrontato in Italia e in Spagna con l’adozione di misure volte a fare affluire liquidità alle imprese al fine di ridurre le tensioni finanziarie nei bilanci delle aziende.

Nei due Paesi, gli obiettivi fissati dai Governi nazionali in termini di volume dei crediti da smobilizzare rapidamente sono stati ambiziosi – 30 miliardi euro in Italia e 35 miliardi di euro in Spagna – e la certificazione dei crediti ha rappresentato l’elemento centrale degli interventi di smobilizzo.

Il confronto tra i risultati ottenuti nei due Paesi, però, appare impietoso. In Italia, solo pochi milioni di euro di crediti vantati dalle imprese sono stati certificati dalle pubbliche amministrazioni dall’emanazione dei decreti ministeriali sulla

certificazione, circa 8 mesi fa, e l’introduzione della piattaforma elettronica di certificazione dei crediti non ha consentito di accelerare le procedure di certificazione. In Spagna, in 5 mesi, circa 27 miliardi di euro sono stati pagati alle imprese creditrici delle amministrazioni locali.

Il mantenimento degli obiettivi prestabiliti di risanamento della finanza pubblica, e in particolare dei vincoli del Patto di stabilità interno, appare, alla luce dell’esperienza spagnola, il principale motivo dell’inefficacia delle misure adottate in Italia. “Si tratta di un ostacolo insormontabile che, negli ultimi anni, ha già fatto fallire anche le migliori soluzioni tecniche per il pagamento dei debiti pregressi e che, anche nel caso della certificazione dei crediti, ha fortemente ridotto l’efficacia delle misure adottate. Senza il superamento di questa criticità, ogni proposta di soluzione è destinata al fallimento – chiosa l’Ance –“.

Per questo motivo, appare urgente definire un piano effettivo di pagamento dei debiti pregressi, da concordare con l’Unione europea come misura una tantum, in modo che non incida sul pareggio di bilancio strutturale come definito dal cosiddetto fiscal compact. “Una tale misura – sostiene l’Ance- potrebbe consentire, come avvenuto in Spagna, di dare una boccata di ossigeno alle imprese, evitando ulteriori fallimenti e garantendo il mantenimento di numerosi posti di lavoro.

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