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Reti di impresa: istruzioni per l’uso

Dal 2009 si assiste al fenomeno delle reti di imprese. Oggi, il rilievo è sempre più significativo all'interno dello scenario economico nazionale

Le réseau A
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In ambito nazionale, il settore delle imprese è prevalentemente caratterizzato dalle piccole e medie imprese (c.d. Pmi) e proprio tali soggetti risultano essere sempre più interessati a fare rete, al fine di poter competere maggiormente nel contesto economico globale.
Mediante lo strumento delle reti tra imprese si consente di raggiungere il duplice risultato di potenziare ed arricchire la valenza ed il peso commerciale delle Pmi italiane senza far venire meno il valore dell’autonomia aziendale.
Una Pmi non ha la forza commerciale di un’azienda di dimensioni maggiormente elevate, quindi, per superare tale deficit – senza perdere uno dei suoi punti di forza, quale la propria autonomia decisionale – può aggregarsi ad altre imprese.
Tale forma associativa ha avuto un significativo incremento legato ai recenti mutamenti del sistema economico (non solo) europeo, il quale, a fronte delle sfide imposte dal commercio internazionale e dall’aumento della pressione concorrenziale, ha registrato forme sempre più marcate di deverticalizzazione della filiera produttiva, spesso associate a fenomeni di delocalizzazione della produzione sia per ragioni di costo che per accedere a mercati stranieri.
Particolare importanza, in tema di reti di imprese, riveste la novità apportata dal D.L. n. 83/2012 che ha previsto, dalla sua entrata in vigore, la possibilità di costituire reti dotate di fondo patrimoniale comune e di soggettività giuridica, condizionata all’iscrizione del contratto di rete nella sezione ordinaria del registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sede.
La redazione ed iscrizione del contratto di rete può avvenire in due modi:
– per atto pubblico o scrittura privata autenticata;
oppure
– procedendo all’iscrizione, da parte di ciascun aderente alla Rete, del contratto nel registro delle imprese.
La rete diventa così un nuovo soggetto di diritto, che assume rilevanza anche fiscale (essendo un soggetto distinto dalle singole imprese partecipanti). Tale tipologia di rete di impresa viene definita “rete soggetto”.
Come tutti i contratti, anche quello di rete deve contenere elementi essenziali:
– dati identificativi dei partecipanti;
– la definizione degli obiettivi strategici di innovazione e di innalzamento della capacità competitiva dei partecipanti e le modalità concordate tra gli stessi per misurare l’avanzamento verso tali obiettivi;
– la definizione di un programma di rete, che contenga l’enunciazione dei diritti e degli obblighi assunti da ciascun partecipante e le modalità di realizzazione dello scopo comune;
– le regole per l’assunzione delle decisioni dei partecipanti su ogni materia o aspetto di interesse comune;
– la durata del contratto.
E nell’oggetto deve emergere necessariamente la realizzazione di programma comune, attraverso lo scambio di informazioni e/o prestazioni, oppure attraverso l’esercizio in comune di una o più attività.
Il tutto per raggiungere la finalità comune: aumentare la capacità innovativa e competitiva delle imprese partecipanti.
Tra i vantaggi delle reti di impresa si annovera indubbiamente il fatto che la tipologia di aggregazione risulta essere particolarmente snella e che i contraenti mantengono la propria autonomia ed indipendenza, salvo la possibilità di costituire reti dotate di fondo patrimoniale comune e di soggettività giuridica.
Non è, infatti, obbligatorio costituire una comune struttura d’impresa, in quanto sia l’esistenza di un fondo patrimoniale comune, che quella di un organo comune di rappresentanza, costituiscono elementi che la legge prevede come meramente facoltativi.
Non da ultimi, tra i vantaggi sono da considerare l’ accesso al credito più semplice ed agevole, infatti, le aziende in rete sono finanziariamente più forti e, infine, i vantaggi fiscali.

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