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Piano nazionale per il Sud: la posizione dell'ANCE

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Con Piano nazionale per il Sud, dove sono definite linee programmatiche, obiettivi e priorita` della nuova strategia di intervento elaborata dal Governo per garantire la crescita del Mezzogiorno, e una serie di provvedimenti come la delibera CIPE di riprogrammazione delle risorse dei fondi strutturali e del Fondo per le Aree Sottoutilizzate (FAS) e un decreto legislativo relativo alla politica di sviluppo e coesione territoriale, il Governo ha posto le basi di una stabile politica volta ad utilizzare le risorse dei fondi strutturali e FAS principalmente per la realizzazione di grandi progetti infrastrutturali.
Una politica in grado di modificare rapidamente e sostanzialmente la struttura della domanda di opere pubbliche nel Mezzogiorno, con gravi conseguenze per l`attivita` delle imprese
di costruzioni della regione stessa. Infatti, come spiega l’Associazione, la maggiore parte delle risorse destinate ad investimenti in infrastrutture e costruzioni nel Sud proviene dalla cosiddetta “programmazione unitaria“ (fondi strutturali e FAS) perché la capacità autonoma di investimento degli enti locali è fortemente limitata dall`irrigidimento del Patto di stabilita` interno e dai tagli lineari ai trasferimenti statali. In assenza dei finanziamenti dei fondi strutturali e FAS, gli enti locali del Sud, che costituiscono i principali attori del mercato delle opere pubbliche, soprattutto di media e piccola dimensione, rischiano di ridurre drasticamente i loro investimenti in infrastrutture.
Questo è il principale motivo che ha spinto l’ANCE ha dichiararsi contraria a una riprogrammazione dei fondi strutturali e dei fondi FAS 2007-2013, in un documento consegnato alla vice-Presidente “Mezzogiorno“ di Confindustria, Cristiana Coppola. Nello stesso documento, l’Associazione Nazionale Costruttori Edili evidenzia che in tre anni, le risorse destinate allo sviluppo del Mezzogiorno, programmate nel QSN 2007-2013 sono state ridotte del 17% e sottolinea che la necessita` di avviare un concreto processo di recupero del ritardo infrastrutturale del Mezzogiorno non puo` prescindere da un livello di risorse pubbliche e comunitarie adeguato a una programmazione certa e continua, in grado di assicurare coerenza all`intervento pubblico e rispondenza alle esigenze dei territori interessati e piu` in generale del Paese.

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