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Piani Regionali dei Trasporti: aggiornati in 8 Regioni su 20

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L’attuale struttura dei Piani Regionali di trasporto non consentirebbe alle Regioni lo svolgimento delle competenze loro affidate. Ciò a dispetto della riforma del Titolo V della Costituzione, che, nel delegare maggiori poteri alle Regioni in materia di trasporti ed infrastrutture, le chiama a decidere – congiuntamente al governo centrale – su tematiche quali reti logistiche, viarie e porti.

Uniontrasporti ha effettuato un’analisi sui Piani Regionali dei Trasporti ed altri documenti programmatici prodotti dalle Regioni, sulla base delle metodologie utilizzate, delle strategie perseguite e della loro coerenza rispetto ai futuri scenari di sviluppo ed alle linee strategiche europee.
Da tale analisi risulta, innanzi tutto, che alla data del dicembre 2005, solo 8 tra le 14 Regioni dotate di un Piano Regionale vigente, hanno provveduto a realizzare un aggiornamento dello stesso.
Le restanti vedono i loro piani ancora in corso di approvazione o sotto forma di documenti programmatici non dotati di efficacia giuridica.
Alla base di questa difformità di comportamento tra le Regioni, si rintracciano fattori di ordine politico, ma anche burocratico per le lungaggini dell’iter procedurale di formazione e di approvazione di un Piano Regionale.
Questo aspetto delle procedure di approvazione del Piano è generalmente legato al protrarsi del dibattito politico.
Dal punto di vista dei contenuti, normalmente, sia i Piani Regionali dei Trasporti che gli altri documenti sostitutivi riflettono abbastanza fedelmente le priorità previste dalla programmazione europea e contengono riferimenti precisi alle fonti finanziarie disponibili sia in sede nazionale che europea.
L’esposizione delle strategie e degli obiettivi è in genere particolareggiata, spesso persino nella suddivisione tra indirizzi a contenuto strategico e quelli propriamente operativi, pur mostrando, talvolta, evidenti incoerenze tra i primi ed i secondi.
Le analisi del quadro socio-territoriale di riferimento dei PRT sono normalmente di buon livello e forniscono un prospetto aggiornato della domanda e dell’offerta, ma esse fanno spesso da contorno alle effettive strategie.
Per l’Uniontrasporti, in ultima analisi, così come sono attualmente strutturati, gli strumenti regionali di programmazione dei trasporti non sono sufficienti a consentire alle Regioni lo svolgimento delle competenze loro affidate sotto il profilo decisionale e della successiva organizzazione degli interventi sul territorio (fase che sembra loro affidata dalla legge in via esclusiva).
Per questi motivi, Uniontrasporti suggerisce di riflettere su un nuovo approccio alla programmazione regionale dei trasporti, in coerenza sia con le nuove esigenze poste dal contesto legislativo in vigore, sia con le istanze di partecipazione che provengono dalla società civile. Il consenso sulle scelte dovrebbe essere una delle componenti fondamentali del processo di programmazione onde evitare che nel passaggio dalla fase di programmazione a quella esecutiva intervengano fattori di disturbo che creino un’incertezza nei tempi di realizzazione delle opere.
A tal fine, un importante ruolo di collegamento e di promozione del dialogo tra gli Organi centrali dello Stato, le Amministrazioni decentrate e le forze sociali ed economiche del territorio, può essere svolto dalla rete delle Camere di Commercio, cui Uniontrasporti fa riferimento. Il contributo delle Camere di Commercio può essere significativo anche sotto il profilo dell’informazione economica necessaria alla programmazione.
Nell’ambito dell’analisi condotta da Uniontrasporti è stato altresì prodotto un data-base con i dati ed i riferimenti fondamentali dei documenti programmatici regionali, consultabile sul sito www.uniontrasporti.it.

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