La riforma degli appalti pubblici: novità per stazioni appaltanti ed esecutori | Edilone.it

La riforma degli appalti pubblici: novità per stazioni appaltanti ed esecutori

Continua l’iter legislativo che porterà al definitivo recepimento delle nuove direttive europee in materia di appalti pubblici di lavori, servizi e forniture

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Dopo l’approvazione da parte della Camera, il disegno di legge per l’attuazione delle direttive comunitarie sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto nei settori speciali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture a breve verrà sottoposto al vaglio del Senato.
L’iter legislativo è dunque vicino al traguardo, visto che le direttive europee dovranno essere recepite necessariamente entro il 18 aprile 2016.

Potranno essere percorse due strade:
– emanare un decreto legislativo di attuazione delle direttive entro il termine di recepimento e un altro diverso decreto entro il 31 luglio 2016, con lo scopo di riordinare l’intera materia degli appalti pubblici;
– approvare un unico decreto legislativo di recepimento e riordino entro il 18 aprile 2016.
La prima strada pare quella più agevole e di più facile attuazione, visti soprattutto i tempi ristretti.

Le modifiche più importanti in materia di appalti pubblici.

Si è tanto discusso in materia di modifiche legislative e stravolgimenti procedimentali relativi al mondo degli appalti.
Alcune delle “correzioni” richieste dalla giurisprudenza comunitaria, proprie delle direttive, sono già presenti nel nostro ordinamento, come ad esempio il pagamento diretto dei subappaltatori e la necessaria suddivisione degli appalti in lotti.

Tra le modifiche di più ampio respiro, si evidenziano:
– semplificazione, armonizzazione e progressiva digitalizzazione delle procedure in materia di affidamento degli appalti pubblici e dei contratti di concessione, attraverso la promozione di reti e sistemi informatici;

– riordino e semplificazione della normativa specifica in materia di contratti relativi a beni culturali, ivi inclusi quelli di sponsorizzazione, anche tenendo conto della particolare natura di quei beni e delle peculiarità delle tipologie degli interventi, prevedendo altresì modalità innovative per le procedure di appalto relative a lavori, servizi e forniture e di concessione di servizi, comunque nel rispetto delle disposizioni di tutela previste dal codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e garantendo la trasparenza e la pubblicità degli atti;

– valutazione delle offerte attraverso un criterio di aggiudicazione (privilegiato quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa) fondato sui costi del ciclo di vita e stabilendo un maggiore punteggio per le offerte con un minore impatto sulla salute e sull’ambiente;

– rafforzamento dei poteri e del ruolo dell’ANAC nel sistema normativo degli appalti pubblici, anche attraverso l’emanazione di linee guida di carattere generale approvate con decreto dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;

– maggiore trasparenza e pubblicità, attraverso l’utilizzo dei più moderni strumenti informatici, di tutto l’iter di realizzazione dell’opera o del servizio pubblico;

– creazione, presso l’ANAC, di un albo nazionale obbligatorio dei componenti delle commissioni giudicatrici di appalti pubblici e contratti di concessione, nonché, presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di un albo nazionale obbligatorio dei soggetti che possono ricoprire i ruoli di responsabile dei lavori, direttore dei lavori e collaudatore;

– revisione e razionalizzazione del rito abbreviato previsto in materia di appalti dal D.lgs. 104/2010 (c.d. Codice del processo amministrativo), anche mediante l’introduzione di un rito speciale in camera di consiglio che consenta l’immediata risoluzione del contenzioso;

– promozione della continuità dei livelli occupazionali e priorità agli addetti già impiegati nel medesimo appalto a livello locale;

– introduzione di forme di dibattito pubblico delle comunità locali dei territori interessati dalla realizzazione di grandi progetti infrastrutturali e di architettura di rilevanza sociale aventi impatto sull’ambiente, la città o sull’assetto del territorio.

Si profilano dunque dei cambiamenti importanti, che dovranno essere pesati attentamente dal legislatore nazionale da quelli regionali e dalla giurisprudenza amministrativa, visto il peso specifico di questa disciplina e delle sue norme su tutto il settore italiano delle costruzioni.

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