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Infrastrutture: tre miliardi in più per Sicilia e Calabria

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Interessano la viabilità e mirano ad accorciare il divario infrastrutturale Nord-Sud. Nell’incontro del 18 aprile scorso, tra il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro ed i presidenti delle Regioni Sicilia e Calabria, Salvatore Cuffaro e Agazio Loiero, presenti anche il presidente di Anas, Pietro Ciucci, e di Rfi, Rainer Masera, sono state concordata le possibilità di utilizzo e i criteri di ripartizione delle risorse finanziarie ex Fintecna e di quelle stanziate dal comma 1152 della Finanziaria 2007 per la viabilità secondaria nelle due Regioni.

In particolare, le risorse ex Fintecna, liberate dall’originaria destinazione per la realizzazione del Ponte sullo Stretto, ammontano a oltre 950 milioni di euro per la Sicilia e a circa 415 per la Calabria, mentre quelle stanziate dal comma 1152 sono pari a 1.050 milioni per la Sicilia e 450 milioni per la Calabria, da ripartirsi su tre anni.

Il Ministro Di Pietro ha anche sottoscritto con la Sicilia l’atto integrativo dell’Accordo generale quadro tra il Governo e la Regione, che permette di sbloccare gare e procedure relative ad ulteriori opere chiedendo ai due Governatori di fornire indicazioni sulle opere alla cui realizzazione dare priorità.

Nella stessa sede è stata altresì stabilita la data del prossimo incontro tra le parti, per il 9 maggio 2007, preliminarmente al quale Regioni e Ministero svolgeranno nei prossimi giorni, ciascuno per la parte di propria competenza, le opportune istruttorie. Nell’incontro del 9 maggio sarà valutato l’elenco delle opere sulle quali investire queste importanti risorse, circa 2 miliardi per la Sicilia e quasi un miliardo per la Calabria. Tali risorse sono aggiuntive rispetto a tutto quanto già stanziato dal Governo per queste due Regioni, con i finanziamenti per la Salerno-Reggio Calabria, quelli del Quadro strategico nazionale e gli accordi pluriennali con Anas e Rfi.
In questo modo – ha concluso Di Pietro – diamo una risposta concreta alla pressante esigenza di iniziare a colmare il gap infrastrutturale che separa le regioni del Sud d’Italia da quelle del Nord.’

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