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Infrastrutture: solo il 10% e’ stato ultimato

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È stato presentato martedì scorso, presso l’VIII Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera, il sesto Rapporto sullo stato di avanzamento della Legge Obiettivo, curato dal Servizio Studi della Camera e dal Cresme per fare il punto su opere e infrastrutture ultimate. Dai dati del monitoraggio 2011 emerge una sostanziale stabilità rispetto al 2010.

Le opere che non hanno superato la progettazione rappresentano, dal lato del costo, il 59% del programma. Le opere che hanno raggiunto la fase di gara il 10%, quelle con contratto o in corso il 21%, e infine le opere ultimate il 10%. In valori assoluti c’è invece “una crescita generalizzata, con tassi compresi tra il 7% del costo delle infrastrutture oggi in fase di progettazione e il 4,7% delle opere la cui ultimazione è attesa entro il 31 dicembre 2011″.

Come si legge nel rapporto, il volume complessivo del programma, aggiornato al 30 aprile 2011, si attesta a 390 opere per un costo complessivo di oltre 367 miliardi, di cui 237 miliardi solo quelli relativi alle infrastrutture strategiche come individuato dal programma contenuto nel 9 allegato infrastrutture. Delle opere strategiche, 130,7 (55%) sono relative ad opere esaminate dal Cipe ed emerge una copertura dei costi dell’intero programma del 39%, ovvero finanziamenti disponibili per poco più di 93 miliardi e necessari per il restante 61%, ossia 143 miliardi.

Dopo l’inserimento di 7 nuove opere, e dopo divisioni o accorpamenti delle opere già previste, al 30 aprile 2011 il numero delle opere inserite nel programma della Legge Obiettivo è aumentato di 43, pari a una crescita del 12%.

Il rapporto indica che, complessivamente, i finanziamenti disponibili pubblici e privati accertati per le opere esaminate dal Cipe e rilevati da documenti ufficiali, ammontano a poco più di 150 miliardi. Tali risorse consentono una copertura finanziaria pari al 41% del costo dell’intero programma. Il fabbisogno residuo ammonta a 217 miliardi (59%) includendo nel calcolo eventuali fondi residui.

Le macro opere con maggiori criticità finanziarie, quelle con un fabbisogno da coprire superiore al 75% delle risorse necessarie. Sono il sistema dei valichi (mancano le risorse per l’85% del costo delle infrastrutture) e le opere riconducibili alla voce allacciamenti ferroviari e stradali grandi hub aeroportuali.

Per altre 8 macro opere le risorse disponibili sono inferiori al 50% del costo: i corridoi plurimodale Tirreno-Brennero, Tirrenico-Nord Europa, dorsale appenninica, il Ponte sullo Stretto, la piastra logistica della Sardegna, gli hub portuali e interportuali, gli schemi idrici.

Il fabbisogno è invece tra la metà e un quarto del costo per i corridoi plurimodale padano, adriatico e dorsale centrale, il MoSe, i sistemi urbani, e la macrofamiglia che riunisce gli interventi programmati per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, inseriti nella legge obiettivo con il Dpef 2008-2012.

Sono solo cinque, dice il rapporto, e tutte di costo inferiore al miliardo le macro opere il cui costo è completamente coperto da risorse disponibili: i due piani del comparto energetico finanziati quasi integralmente con risorse private; i due piani di edilizia scolastica finanziati con le risorse della Legge Obiettivo e con il Fondo Infrastrutture; il piano di edilizia carceraria. Infine, per il programma di mantenimento in efficienza degli edifici sedi di organismi istituzionali mancano i finanziamenti per il 7%.

O.O.

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