Infrastrutture nel meridione: nonostante i fondi i cantieri non partono | Edilone.it

Infrastrutture nel meridione: nonostante i fondi i cantieri non partono

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Il problema della competitività del Mezzogiorno è da mesi oggetto di dibattito: ad ottobre dello scorso anno, a questo proposito il Consiglio dei Ministri aveva messo in cantiere il "Piano per il Mezzogiorno" che doveva risolvere i problemi strutturali e congiunturali dell’area.

Come riferisce l’Ance, la dotazione finanziaria complessiva per l’attuazione di politiche a favore del Mezzogiorno ammonta a 89,7 miliardi di euro di cui 34,7 miliardi di euro (16,7 dai fondi strutturali e 18 dal Fas) sono destinati ad infrastrutture e costruzioni. Si tratta di un ingente ammontare di risorse che potrebbe avere effetti positivi sulla tenuta del mercato delle costruzioni e sullo sviluppo economico dell’area.

Purtroppo, a tre anni dall’avvio della programmazione molte risorse non sono state rese pienamente operative e lo stato di avanzamento dei programmi rimane preoccupante anche se segnali positivi si sono registrati negli ultimi mesi per quanto riguarda l’utilizzo dei fondi europei.

Risulta manifesto che, in questo contesto, i decisori nazionali e locali hanno dato priorità all’attivazione delle misure relative ad infrastrutture per la mobilità ed il trasporto ed agli interventi destinati a migliorare la competitività delle città e dei sistemi urbani. Ciò nonostante la spesa risulta ancora molto modesta e, concretamente, molti progetti e cantieri potranno essere avviati soltanto nei prossimi mesi.

Per quanto riguarda le risorse del Fondo per le Aree Sottoutilizzate, si registra invece un’allarmante situazione di stallo per i programmi regionali del Mezzogiorno la cui approvazione -a parte il caso della Sicilia è rinviata da mesi dal Governo, mentre alcuni programmi sono stati presentati dalle Regioni circa 1 anno fa. La mancata approvazione di questi programmi rende incerta la programmazione finanziaria e temporale di interventi infrastrutturali finanziati per un importo pari a circa 10,6 miliardi di euro.

A livello nazionale, il programma di infrastrutture nel Mezzogiorno, finanziato con le risorse del Fas per 7,4 miliardi di euro, risulta solo parzialmente attivato: il 47% dei finanziamenti è stato finora confermato dal Cipe. Alcune decisioni assunte dopo l’approvazione del Programma di interventi (Cipe 26 giugno 2009) potrebbero inoltre rimettere in discussione parte della programmazione e ritardare l’avvio dei cantieri.

Tornando a tematiche più generali, occorre sottolineare che il dibattito di questi mesi è stato incentrato sui problemi strutturali del Mezzogiorno e sulla capacità della realtà meridionale a colmare i ritardi che la contraddistinguono in numerosi settori.

Tutti gli osservatori hanno ricordato che l’inadeguatezza di alcuni importanti fattori produttivi (Innovazione tecnologica, competenza umane, concorrenzialità dei servizi, dotazione infrastrutturale) criticità’ che riguarda tutto il territorio nazionale- è particolarmente marcata nel Sud e hanno sottolineato la necessità di accompagnare la politica regionale europea da una azione incisiva delle politiche nazionali ordinarie a favore del Mezzogiorno.

A questo proposito, il recente ‘‘Rapporto strategico 2009” pubblicato dal Ministero dello Sviluppo Economico evidenzia che, negli ultimi mesi, la congiuntura economica negativa ha portato il Governo a destinare ad altre finalità risorse nazionali originariamente destinate al Mezzogiorno. 

Una parte delle risorse europee è stata quindi utilizzata per sopperire alla mancanza di risorse statali, con conseguente riduzione del 15% dell’addizionalità delle risorse comunitarie prevista dal Quadro Strategico Nazionale 2007-2013.

Di fatto, la quota di spesa in conto capitale destinata al Mezzogiorno si è limitata nel biennio 2008-2009 al 34,8% del totale nazionale. Solo attuando pienamente i programmi comunitari e nazionali previsti, e quindi rispettando il principio di addizionalità delle risorse europee, tale quota potrà tornare a crescere progressivamente da qui al 2013 (fino al 42%). Ma le ultime decisioni del Governo sul Fas non sembrano andare in questo senso perché destinano, de facto, ad altre realtà geografiche risorse che, in base alla normativa attuale, dovrebbero essere destinate al Mezzogiorno.

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