In Italia, 10 anni per finire una grande opera pubblica | Edilone.it

In Italia, 10 anni per finire una grande opera pubblica

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La realizzazione delle grandi opere pubbliche, in Italia, è afflitta da ritardi su ritardi: secondo una denuncia dell’Ance si impiegano in media circa 10 anni e oltre per portarle a termine. L’Italia non riesce a programmare con celerità  le proprie infrastrutture. La causa? L’antico male della burocrazia italiana.

Infatti, secondo i dati dei costruttori che hanno schedato un campione di 192 opere, comprese tra i dieci e i cinquanta milioni di euro, il decennio che serve in media per arrivare al taglio del nastro, passa per due terzi tra le carte, tra i veti incrociati e le dispute sulla localizzazione dell’opera.

Il ritardo inizia ancor prima di arrivare all’apertura dei cantieri, tra carte e autorizzazioni, tra progetti e conferenze di servizi. I costruttori hanno fatto i conti e si sono anche autoassolti: nel calcolo, fase per fase, dei tempi medi di realizzazione delle opere pubbliche quella che pesa di più non è la fase esecutiva, non è il «loro» cantiere.

Ancora una volta dallo studio che l’Ance ha presentato a Roma al convegno sulla legalità e la qualità, a pesare, infatti, è soprattutto la fase iniziale: un anno e 11 mesi per il primo progetto embrionale, il preliminare di una grande opera sopra i 50 milioni, appena poco meno (un anno e sei mesi) se il valore è più basso. Il doppio se ne va per il progetto definitivo: ben due anni e otto mesi per le grandi infrastrutture e un anno e nove mesi se la dimensione è minore. È qui in queste due fasi che si concentrano ad esempio la conferenza dei servizi per la localizzazione, gli altri nulla osta (la valutazione di impatto ambientale, ad esempio), la strutturazione dei finanziamenti.

Sommando poi l’altro anno necessario per arrivare a un progetto cantierabile come l’esecutivo si toccano i sei anni per arrivare al bando di gara. Quando si apre il cantiere, insomma, il più è fatto. I lavori pesano per circa tre anni sopra i 50 milioni e per due quando si è al di sotto. Per le opere medio-piccole il conteggio finale resta pesante: servono comunque sette anni per vederle realizzate. Tempi inaccettabili «che premiano i furbi – spiega l’Ance – e favoriscono l’illegalità».

Ed è anche per questo che all’incontro di oggi l’Ance chiederà un decalogo sulla legalità. Al primo posto il rispetto delle regole e un freno alle deroghe e ai poteri di emergenza, una scorciatoia che non riesce a ridurre il peso della burocrazia nella fase iniziale ma che invece rischia di penalizzare la trasparenza e la qualità nella realizzazione delle opere. Al tempo stesso l’edilizia è pronta a fare la propria parte e chiede al Governo di cominciare a valutare ed eventualmente penalizzare i comportamenti scorretti dei costruttori, che non realizzano con qualità, tempi e costi certi le opere. Tra gli altri punti che stanno a cuore all’Ance la questione dei ritardi e dei blocchi dei pagamenti alle imprese da parte della pubblica amministrazione.

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