Gare d'appalto: il sigillo in ceralacca non e' indispensabile | Edilone.it

Gare d’appalto: il sigillo in ceralacca non e’ indispensabile

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La partecipazione alle gare d’appalto. Per le imprese interessate al settore dei contratti pubblici si sgretola un altro formalismo relativo alla fase di partecipazione alle procedure ad evidenza pubblica che, spesso previsto nei disciplinari di gara, aveva reso consolidata la prassi di sigillare il plico contenente l’offerta con la ceralacca.

Questo nella sostanza la conclusione della sentenza del 21 gennaio 2013 n. 319, resa dalla sesta Sezione del Consiglio di Stato, la quale, in applicazione del principio di tassatività delle clausole di esclusione, ha ricondotto nella corretta dimensione un obbligo spesso imposto dalle stazioni appaltanti in maniera eccessivamente rigida.

La previsione del bando. La sentenza appare interessante anche perché, nel caso di specie, la sigillatura dei plichi con l’utilizzo della ceralacca era espressamente prevista dal disciplinare di gara.

Questo il riferimento della lex specialis: “il plico contenente l’offerta e la documentazione amministrativa dovrà, pena l’esclusione dalla gara: (…) b) essere idoneamente sigillato con ceralacca, timbrato, controfirmato sui lembi di chiusura”.

Formalità questa non rispettata dall’impresa concorrente che, comunque, aveva fatto pervenire un plico non manomesso e idoneamente sigillato. Ciononostante era stata esclusa.

La tassatività delle clausole di esclusione. La chiave interpretativa utilizzata dai Giudici amministrativi è sostanzialmente riferita alle disposizioni di cui all’art. 46, comma 1 bis del D. lgs. 16 aprile 2006, n. 163, il quale, come noto, ha introdotto un criterio d’impronta sostanzialistica nella configurazione delle cause di esclusione dalla gara connesse, tra l’altro, all’irregolare chiusura dei plichi contenenti le offerte o le domande di partecipazione, prevedendo che “(…) la stazione appaltante esclude i candidati o i concorrenti (…) in caso di non integrità del plico contenente l’offerta o la domanda di partecipazione o altre irregolarità relative alla chiusura dei plichi, tali da far ritenere, secondo le circostanze concrete, che sia stato violato il principio di segretezza delle offerte (…)“, comminando la sanzione della nullità per le prescrizioni della lex specialis che contemplino cause di esclusione diverse da quelle tassativamente previste dalla legge.

Massima partecipazione. Il ragionamento esposto dai Giudici del Consiglio di Stato mira ad evidenziare come la citata previsione normativa richiami ad una lettura non formalistica, al fine di garantire la massima partecipazione alla gara dei concorrenti.

Per tale ragione è stata ritenuta necessaria e sufficiente una modalità di sigillatura del plico tale da impedire che lo stesso potesse essere aperto e manomesso senza che ne restasse traccia visibile.

Esclusione illegittima. Conseguentemente, anche in caso di mancata osservanza pedissequa e cumulativa di ciascuna delle singole modalità di chiusura contemplate dal disciplinare di gara, non appare legittima l’esclusione di un’impresa concorrente qualora la modalità di sigillatura siano comunque idonee a garantire l’ermetica e inalterabile chiusura del plico.

Infatti, hanno ribadito i Giudici che l’uso di un sigillo in ceralacca non può ritenersi strumento esclusivo ed indispensabile per impedirne la manomissione (apertura e richiusura) a plico inalterato, costituendo invero l’apposizione dei timbri e la controfirma sul lembo di chiusura una modalità di sigillatura di per sé idonea prevenire eventuali manipolazioni.

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