Destinati al Sud 90 miliardi, ma non si spendono | Edilone.it

Destinati al Sud 90 miliardi, ma non si spendono

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L’ennesima denuncia viene dall’Associazione dei costruttori (Ance), che ha presentato un documento dettagliato con cifre e ritardi. Sono esattamente 89 miliardi e 700 milioni di euro, tra fondi strutturali europei e il fondo per le aree sottoutilizzate. Peccato che queste risorse non si riescano a spendere se non in minima parte.

Considerando i soli investimenti in infrastrutture e costruzioni, secondo i conti dell’Ance, presieduta da Paolo Buzzetti, ci sarebbero per il Mezzogiorno relativamente al periodo 2007-2013 ben 34,7 miliardi, ovvero il 38,7% della somma complessiva a disposizione del Sud. Di questi, 16,7 miliardi sono a valere sui cosiddetti fondi strutturali europei e 18 miliardi sul fondo aree sottoutilizzate. Della cifra totale, poi, 10,1 miliardi riguardano i programmi nazionali e la somma restante, pari a 24,6 miliardi di euro, i programmi regionali. E proprio qui sta il nocciolo del problema. Perché se i 10,1 miliardi dei piani nazionali sono stati già stati quasi tutti quantomeno assegnati (anche se molti progetti restano da approvare) lo stesso non si può dire per i programmi regionali.

Intanto, ai progetti delle Regioni che dovrebbero essere finanziati con il concorso dell’Europa, sostiene l’Ance, non sono state ancora assegnate le risorse, con il rischio di veder perdere quei fondi: 14 miliardi. Lo stato d’avanzamento è penoso. Per i progetti approvati si va da un minimo dello 0,40% della Sicilia a un massimo del 17,9% della Campania. Mentre i pagamenti veri e propri oscillano dallo 0,01% della Sardegna (119.200 euro su 1,7 miliardi) a uno «stratosferico» 5,28% della Basilicata.

Per non parlare dei programmi regionali da finanziare con il fondo per le aree sottoutilizzate, che qualcuno ha definito il «bancomat» da cui il governo prende i soldi per tutte le necessità. Ora la Lega Nord propone addirittura di prendere da lì i soldi per compensare l’eventuale deducibilità dell’Irap per le piccole e medie imprese. Per le infrastrutture si parla di una cifra di 10 milioni e 560 milioni di euro del Fas quasi tutti ancora bloccati. Se il piano dell’Abruzzo è tuttora in fase di redazione (anche a causa del disastroso terremoto de L’Aquila), quello del Molise è in attesa della «presa d’atto» del Cipe da otto mesi, quello della Puglia da sette, quello sardo da circa sei mesi, quello della Campania da quattro.

L’unico programma regionale che ha passato l’esame del Cipe è quello siciliano. Commentano i costruttori: «Stupisce che la questione del rilancio dell’economia meridionale sia stata disgiunta dalla questione dl rilancio dell’economia nazionale e che soltanto dopo aver varato tre decreti anticrisi e predisposto il disegno di legge finanziaria, il governo l’abbia affrontata». Tanto più, insiste l’Ance, che «negli ultimi nove anni l’economia del Mezzogiorno è cresciuta meno di quella dell’intero Paese (la media annua è stata dello 0,6% contro l’1%)». A conferma della gravità dei «nodi strutturali».

Fra questi, i tempi della giustizia civile, «che raggiungono livelli superiori del 43% a quelli del Centro Nord per i processi ordinari e del 74% per i processi in materia di lavoro». Ma anche la scolarizzazione: su una media Ocse pari a 500, e un valore di 550 per la Cina, «il punteggio del quindicenni italiani si colloca a 466, che si articola in 510 per i ragazzi del Nord, 472 per quelli del Centro e 426 per il Mezzogiorno». Lo spreco dei fondi strutturali, secondo l’Ance, è in questo quadro la ciliegina sulla torta.

Il mancato utilizzo delle risorse sarebbe una delle cause che ha contribuito a penalizzare la crescita economica italiana. L’Italia è fra i 15 Paesi che hanno accesso a quei finanziamenti ad aver registrato fra il 2004 e il 2008 quello ad aver registrato il più importante calo relativo del Prodotto interno lordo procapite. Fatta uguale a 100 la media dei 27 membri dell’Unione, il Pil procapite dell’Italia era pari nel 2004 a 106,7: lo scorso anno, in base a elaborazioni dell’Associazione dei costruttori sui dati Eurostat, era sceso a 100,5. Al contrario il Pil procapite dalla Spagna, che nel 2004 toccava il livello di 101, nel 2008 aveva raggiunto 103,4: quasi tre punti in più dell’Italia. Soltanto nel giro di quattro anni abbiamo perduto nei confronti del Paese iberico 8,6 punti percentuali. Un sorpasso neanche troppo sorprendente, se si considera che il tasso medio annuo di crescita della Spagna sia stato fra il 2005 e il 2008, più del triplo rispetto all’Italia (3% contro 08,%) e sei volte nei confronti del Mezzogiorno (0,5%).

Fonte: Ance

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