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Centrale unica di committenza: rischio paralisi appalti

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L’Anci, l’Associazione dei Comuni italiani, esprime forte preoccupazione per il rischio di paralisi dell’attività dei Comuni, determinato dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge 66. All’articolo 9 si prevede infatti il divieto per i Comuni non capoluogo di provincia di acquisire lavori, servizi e forniture in assenza di una centrale unica di committenza, e si stabilisce  che l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici non rilasci il Codice identificativo gara (Cig) ai Comuni non capoluogo di provincia che acquisiscano lavori, servizi e forniture senza che questi si uniscano, costituiscano un accordo consortile, ricorrano ad un soggetto aggregatore o alle Province. L’unica alternativa prevista, laddove possibile, è l’acquisto di beni e servizi attraverso il Mepa e la Consip spa.

A questo proposito l’Associazione auspica innanzitutto che il governo recepisca in tempi rapidissimi l’ordine del giorno approvato dallo stesso esecutivo, con il quale si impegna, tra l’altro, a prevedere una deroga per gli acquisti in economia fino a 40mila euro e per gli interventi urgenti, definendo anche i termini di un regime transitorio, indispensabile, secondo l’Anci, per consentire ai Comuni di predisporre il nuovo assetto organizzativo.

La norma insomma, dice l’Associazione, risulta non solo del tutto inapplicabile, ma in netta controtendenza rispetto ai principi di semplificazione e snellimento delle procedure, nonché con la volontà del Governo di rilanciare l’economia. Nel caos applicativo che ne discenderebbe, infine, Anci segnala con preoccupazione il rischio che trovino terreno fertile soluzioni di corto respiro proposte da soggetti non istituzionali e finalizzate a eludere la normativa.

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