Appalti pubblici: pagamento del saldo solo con collaudo positivo | Edilone.it

Appalti pubblici: pagamento del saldo solo con collaudo positivo

La Cassazione affronta il problema della decorrenza del termine di prescrizione del diritto al pagamento della rata di saldo e dei prezzi contrattuali

Appalti-pubblici
image_pdf

Nella vicenda posta all’attenzione della Cassazione, un’impresa appaltatrice si era rivolta al Tribunale al fine di ottenere il pagamento del credito esistente nei confronti di un’amministrazione comunale, corrispondente alla rata di saldo ed ai prezzi contrattuali così come successivamente revisionati.
Al contratto di appalto in questione, stipulato nel 1970, erano seguiti due atti aggiuntivi, mentre i lavori erano stati ultimati e certificati dalla Direzione Lavori il 28 maggio 1974.

Il collaudo, era invece intervenuto soltanto il 14 giugno 1988, mentre la domanda giudiziale di recupero del credito dell’appaltatore era stata proposta nel 1993.
A seguito dell’opposizione proposta dal Comune nei confronti del decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale e del giudizio di appello, nel quale era stato rilevato che il termine iniziale del termine prescrizionale andava collegato non alla data di ultimazione dei lavori ma a quella del collaudo, intervenuto nel 1988, con il conseguente accoglimento delle pretese dell’imprenditore, la questione passava all’esame dei Giudici di Cassazione.
Nell’accogliere il ricorso proposto dall’amministrazione comunale (e dunque respingere le pretese dell’impresa), la sentenza in commento afferma che il credito azionato dall’appaltatore il 29 settembre 1993 risulta prescritto, atteso che, come detto, i lavori erano stati completati il 28 maggio 1974.
Nel caso specifico, trova infatti applicazione il principio di cui all’art. 2935 c.c., secondo il quale “La prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere”.

La determinazione del momento dal quale far decorrere il termine di prescrizione, deve tener conto dell’inerzia dell’amministrazione nel collaudare i lavori entro un periodo di tempo congruo dalla loro ultimazione.
Secondo i Giudici, al contratto in esame risulta applicabile l’art. 5 della L. n. 700 del 1981, il quale prevedeva la necessaria esecuzione delle operazioni di collaudo entro quattro anni dall’ultimazione dei lavori.
Il termine di prescrizione decennale, risulta pertanto ampiamente decorso.
E’ principio consolidato in giurisprudenza che all’appalto di opera pubblica rimane estraneo il momento della consegna dell’opera come previsto dagli articoli 1665 e 1667 cod. civ.

Nel contratto di appalto privato, tale momento è infatti inteso come atto sostanzialmente unitario e tendenzialmente istantaneo che, seguendo l’ultimazione dei lavori, implica poi, per il committente che voglia evitare di essere ritenuto “accettante”, il coevo insorgere dell’onere di una precisa formulazione di “riserve”.
Al riguardo, l’appalto di opere pubbliche conosce, sul piano della “consegna” dell’opera, tutta una serie di atti i quali, partendo dal verbale di ultimazione dei lavori, si rivelano destinati a confluire nel collaudo, solo a partire dall’esito del quale prendono corpo e significato sia la tematica dell’accettazione dell’opera, sia quella di un’eventuale decadenza del committente dalla possibilità di farne valere difformità e vizi, sia infine quella della prescrizione dell’azione volta a richiedere la garanzia per tali vizi.

Nei contratti di appalto pubblico, inoltre, in deroga al principio della postnumerazione del corrispettivo codificato dall’art. 1665 ultimo comma c.c., per cui l’obbligazione del committente di pagare il corrispettivo sorge solo quando l’opera è stata accettata, le parti possono convenire il versamento in corso d’opera all’appaltatore di uno o più acconti e regolare i relativi pagamenti in modo che le singole rate vengano a scadere a mano a mano che i lavori raggiungano determinati stati di avanzamento e/o corrispondano nel loro importo all’entità di quelli realizzati.
In tal caso, sono dovuti all’appaltatore singoli pagamenti parziali in acconto del prezzo complessivo pattuito, aventi carattere provvisorio e non implicanti accettazione delle parti di opera già eseguite al momento del pagamento, e neppure il riconoscimento del quantum spettante all’appaltatore, ancora da determinare con la verificazione delle opere, il loro collaudo e la successiva accettazione da parte del committente (Cass. N. 13304/1999).
Ulteriore principio deducibile dalla sentenza in commento riguarda le tempistiche delle operazioni di collaudo.
La stazione appaltante non può procrastinare indefinitamente queste operazioni, atteso che l’approvazione del collaudo con la delibera sulle domande dell’appaltatore deve intervenire in un arco di tempo compreso nei limiti della tollerabilità e delle normali esigenze di definire il rapporto senza ritardi ingiustificati, tenuto conto della natura del rapporto, dell’economia generale del contratto e del rispettivo interesse delle parti.
Conseguentemente, afferma la decisione in commento, “ove l’Amministrazione abbia omesso di adottare e comunicare le sue determinazioni in congruo periodo di tempo, tale comportamento omissivo denuncia di per sé il rifiuto dell’Amministrazione ed il suo inadempimento, e l’appaltatore può allora far valere direttamente i suoi diritti…”.

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
L'autore
Appalti pubblici: pagamento del saldo solo con collaudo positivo Edilone.it