Unesco: dati Ipcc sul clima ed azioni concrete | Edilone.it

Unesco: dati Ipcc sul clima ed azioni concrete

wpid-clima.jpg
image_pdf

E’ cominciata la mattina del 30 gennaio presso la sede dell’Unesco, a Parigi, la riunione dei 500 esperti, di diversi paesi, per definire il rapporto sul riscaldamento del Pianeta. Il rapporto della Commissione Intergovernativa sui Cambiamenti Climatici (Ipcc) sarà presentato venerdì 2 febbraio alla Conferenza internazionale sulla “governance” dell’ecologia a livello mondiale, sempre a Parigi, dove costituirà così la base di discussione per la riunione dei responsabili politici.

Sono state, tuttavia, già rese note le conclusioni di massima degli scienziati. Il quotidiano britannico ‘The Indipendent‘ le ha anticipate per primo in un articolo del 29 gennaio, che riferisce di una situazione climatica aggravata per l’instaurarsi di una specie di circolo vizioso ormai in atto e che non si sa bene come fermare. L’aumento della temperatura fa aumentare infatti l’evaporazione di oceani e mari, rendendo più denso il vapore acqueo nell’atmosfera, e di conseguenza intensificando l’effetto-serra.

In sintesi, secondo quanto riferito dal quotidiano inglese sul rapporto Ipcc, i rischi legati ai mutamenti climatici sono concreti e, anzi, più gravi di quanto si pensasse. Il riscaldamento procede più in fretta del previsto.
L’uomo viene indicato in maniera decisa come una delle principali cause dello sconvolgimento, che avrà, nelle previsioni degli scienziati, conseguenze profonde e catastrofiche per tutto il pianeta. Secondo le indiscrezioni circolate prima della riunione di venerdì, gli esperti potrebbero annunciare, da qui a fine secolo, un aumento della temperatura compresa tra i 2 e i 4,5 gradi con un raddoppio delle concentrazioni di Co2 al 2100 rispetto all’era pre-industriale (550 parti per milione). Esposta, anche un’ipotesi massima di un innalzamento di 6 gradi. Questi cambiamenti di temperatura sono equivalenti a quelli che hanno interessato la Terra durante il periodo glaciale ed interglaciale, ma ridotti ad una scala di 100 anni.

Sul fronte mare, nel 2100 il livello aumenterà mediamente tra i 28 ed i 43 cm. nella migliore delle ipotesi. Per quanto riguarda i ghiacciai, la calotta polare artica (quella formata dai ghiacci galleggianti) potrebbe, nel 2100, scomparire durante i mesi estivi o comunque ridursi al 10% della attuale estensione. Drastiche riduzioni si avrebbero anche per i ghiacciai delle catene montuose poste alle medie e basse latitudini con ripercussioni sulla disponibilità di acqua nei bacini idrologici e nelle falde acquifere dipendenti da tali ghiacciai.

Il rischio più grave è quello legato alla velocità del cambiamento e alle conseguenze destabilizzanti che questo può avere a tutti i livelli, compresi quelli sociale e politico.

L’Unesco, l’organizzazione dell’Onu per l’educazione, la scienza e la cultura ha investito risorse considerevoli in programmi ed attività climatiche connesse, finalizzate a svolgere un ruolo educativo nella comunicazione di informazioni chiare e imparziali sul clima verso gli Stati membri, il grande pubblico, e particolarmente per l’attenzione della prossima generazione di cittadini del Mondo.

Intanto, hanno cominciato a mobilitarsi le associazioni ecologiste per sollecitare nell’opinione pubblica e nei governi una presa d’atto della situazione. Quarantaquattro attivisti di Greenpeace Francia hanno scalato i 327 metri della Tour Effeil per esporre un enorme striscione con un’esortazione ad agire: “Non è troppo tardi per salvare il clima!”, proprio il 30 gennaio, mentre si apriva la conferenza degli esperti climatici. Il WWF Italia, rende noto dalle pagine del proprio sito ufficiale che, al fine di mettere in campo azioni concrete nell’immediato il 1° febbraio prossimo presenterà a Parigi il suo progetto ‘Climate Saver‘ che lo vede protagonista assieme a 12 grandi gruppi industriali ‘amici del clima’, “per ribadire che uno sviluppo sostenibile è fortemente legato alla possibilità di innovazione, competitività e ottime performance economiche e che salvare il Pianeta si può, partendo da una massiccia riduzione delle emissioni di CO2 e dal rispetto del Protocollo di Kyoto”.

Per informazioni sull’attività svolta dall’Ipcc, consultare il sito:
http://www.ipcc.ch/index.html

Copyright © - Riproduzione riservata
Unesco: dati Ipcc sul clima ed azioni concrete Edilone.it