Trasporto rifiuti edili “propri” non pericolosi: quando è reato? | Edilone.it

Trasporto rifiuti edili “propri” non pericolosi: quando è reato?

La Cassazione si pronuncia sulla configurabilità del reato di trasporto abusivo di rifiuti propri non pericolosi da parte dell’impresa edile che li ha prodotti

costruzione dei rifiuti
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Con la sentenza 2 marzo 2015, n. 8979, la Sezione III Penale della Corte di Cassazione si sofferma sulla configurabilità del reato di trasporto abusivo ma occasionale di rifiuti “propri” non pericolosi da parte dell’impresa che li ha prodotti

IL CASO

Nel corso di un controllo effettuato dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato, veniva fermato il conducente di un automezzo mentre trasportava rifiuti provenienti da demolizioni edili senza essere provvisto della prescritta autorizzazione e senza che la ditta intestataria dell’automezzo fosse iscritta all’albo nazionale del gestori ambientali.

Gli agenti disponevano perciò il sequestro probatorio del mezzo e del suo contenuto ritenendo ricorrere gli estremi del reato di cui all’art. 256, comma 1, lett. a), D.Lgs. n. 152/2006. Il sequestro era convalidato dal PM, ma veniva impugnato dal legale rappresentante dell’impresa di costruzioni.

Il Tribunale del riesame annullava il decreto di convalida ritenuto che,  operando l’impresa prevalentemente nel campo edilizio, era lecito ritenere che il trasporto avesse ad oggetto materiali di risulta derivanti da detta attività; sulla base di tale premessa, secondo il Tribunale l’illecito riscontrabile non era quello previsto dal 1° comma dell’art. 256, ma, semmai, dal 4° comma del medesimo articolo il quale non costituisce illecito penale, ma amministrativo.

COSA DICE LA CASSAZIONE

Avverso detta ordinanza, il PM proponeva ricorso per cassazione osservando che, essendo pacifica la mancata iscrizione sia del mezzo che dell’impresa nell’Albo nazionale dei gestori ambientali, l’illecito realizzato non era, come ritenuto dal Tribunale, quello amministrativo, che ha ad oggetto solo la mancata, incompleta o inesatta redazione dei formulari da parte dei soggetti abilitati al trasporto dei rifiuti, ma l’illecito, penalmente rilevante, del trasporto di rifiuti propri non pericolosi da parte di soggetto non autorizzato.

La Cassazione accoglie il ricorso.

Cass. Pen. 2 marzo 2015, n. 8979 

La Corte ha, infatti, preso le mosse dall’art. 212, D.Lgs. n. 152/2006 che ha disciplinato l’iscrizione nell’albo nazionale dei gestori ambientali, prevedendo un regime ordinario di iscrizione a carico delle imprese esercenti professionalmente l’attività di raccolta e trasporto dei rifiuti non pericolosi prodotti da terzi, caratterizzato da una serie di adempimenti volti a valutare l’idoneità di tali imprese e ad assicurare la loro solvibilità mediante la prestazione di idonee garanzie finanziarie a favore dello Stato, ed un regime semplificato (comma 8) per le imprese che, invece, effettuano la raccolta e il trasporto dei rifiuti non pericolosi esclusivamente prodotti da esse stesse, nonché per le imprese che trasportano i propri rifiuti pericolosi in quantità non eccedente trenta chilogrammi o trenta litri al giorno, a condizione che “tali operazioni costituiscano parte integrante ed accessoria dell’organizzazione dell’impresa dalla quale i rifiuti sono prodotti”.

Quanto alla condizione in presenza della quale è prescritta l’iscrizione nell’albo dei gestori ambientali, la Corte ha ritenuto, secondo l’interpretazione letterale dell’inciso “rifiuti costituenti parte integrante ed accessoria dell’organizzazione dell’impresa dalla quale i rifiuti sono prodotti”, che l’attività di trasporto di rifiuti non pericolosi da parte della stessa impresa che li produce, per essere sottoposta a tale regime semplificato, debba avere i caratteri della ordinarietà e continuità, ossia deve trattarsi di attività inserita, sia pure in via accessoria, nell’organizzazione dell’impresa. Quindi, alla stregua della normativa vigente, ha ritenuto sussistente l’obbligo di iscrizione nell’albo nazionale dei gestori ambientali, sia pure con modalità semplificate ed oneri minori, per le imprese che effettuano la raccolta ed il trasporto di propri rifiuti non pericolosi come attività ordinaria e continuativa, costituente parte integrante ed accessoria dell’organizzazione dell’impresa dalla quale i rifiuti sono prodotti.

La Corte ha poi chiarito che, quanto ai trasporti occasionali di rifiuti, non aventi i caratteri suindicati, l’assenza dell’obbligo di iscrizione non comporta che le imprese possano effettuare eventuali trasporti episodici di rifiuti propri non pericolosi senza alcun controllo. Difatti, anche un solo trasporto di rifiuti da parte dell’impresa che li produce integra il reato in esame che ha natura istantanea e quindi si perfeziona nel momento in cui si realizza la singola condotta tipica (la sentenza ha ribadito che per i trasporti episodici ed occasionali di rifiuti non pericolosi, le imprese che li producono, pur non essendo tenute all’obbligo di iscrizione nell’albo nazionale gestori ambientali, anziché provvedere al trasporto con mezzi propri, devono rivolgersi ad imprese esercenti servizi di smaltimento, regolarmente autorizzate ed iscritte all’albo gestori ambientali).

L’ordinanza impugnata è stata perciò annullata avendo affermato l’irrilevanza penale dell’attività non autorizzata di trasporto di rifiuti non pericolosi derivanti dall’ordinario svolgimento della propria attività di impresa.

LA MASSIMA

In base alla normativa vigente, sussiste l’obbligo di iscrizione nell’albo nazionale dei gestori ambientali per le imprese che effettuano il trasporto dei propri rifiuti non pericolosi come attività ordinaria e continuativa, costituente parte integrante ed accessoria dell’organizzazione dell’impresa da cui provengono i rifiuti. Invece, nel caso di trasporti occasionali, pur in assenza dell’obbligo di iscrizione nell’albo, i titolari delle imprese che eseguano un trasporto di rifiuti propri non pericolosi con mezzi non autorizzati commettono il reato di cui all’art. 256, comma 1, D.Lgs. n. 152/2006.

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