Trasporto rifiuti edili in via occasionale: occorre essere iscritti all'Albo? | Edilone.it

Trasporto rifiuti edili in via occasionale: occorre essere iscritti all’Albo?

C'e' reato di trasporto abusivo di rifiuti se l'attivita' e' occasionale e non si e' a conoscenza dell'obbligo di comunicazione all'Albo gestori?

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In tema di trasporto di rifiuti, l’occasionalità del trasporto non è un requisito previsto dalla normativa per escludere l’obbligo della comunicazione all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali. Né può essere invocata l’ignoranza della legge – alla luce dell’orientamento della giurisprudenza costituzionale – da parte di chi non si uniformi alle regole di settore, per lui facilmente conoscibili in ragione dell’attività professionale svolta.

Secondo la sentenza della Corte di Cassazione penale 26 marzo 2015, n. 12946, il trasporto occasionale e saltuario dei rifiuti non pericolosi effettuato dal loro produttore, quando non ecceda la quantità di 30 chilogrammi o di 30 litri per volta, esime soltanto dalla necessità del formulario di cui all’art. 193, del D.Lgs. 152/2006. La mancata conoscenza della legge penale ex art 5, cod. pen. – alla luce dell’orientamento della giurisprudenza costituzionale – da parte di chi, professionalmente inserito in un campo di attività collegato alla materia disciplinata dalla legge integratrice del precetto penale, non si uniformi a regole per lui facilmente conoscibili vista l’attività professionale svolta.

 

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IL CASO

Al titolare di un’impresa edile era stato contestato di aver esercitato attività di raccolta e trasporto di macerie derivanti da demolizioni edili senza essere iscritto all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali.

Questi era stato sottoposto a controllo dalla Polizia Stradale mentre trasportava, a bordo del proprio autocarro, rifiuti provenienti da demolizione di costruzioni edili, come da formulario esibito agli operanti.

L’imputato si era difeso affermando di non essere a conoscenza della necessità dell’iscrizione all’Albo perché non informato in tal senso dal proprio commercialista. Questa tesi, non accolta nel giudizio di merito, è stata  riproposta nel ricorso per cassazione  unitamente alla questione della mancanza di illiceità della condotta contestata.

 

COSE DICE LA CASSAZIONE

La Corte di Cassazione ha osservato, prima di tutto, che era palesemente infondata  la prospettazione difensiva dell’errore scusabile fondato sul non aver svolto l’attività in forma professionale (l’imputato, infatti, aveva dedotto di essere titolare di un’impresa, operante nel campo delle ristrutturazioni edili, che raramente aveva necessità di effettuare il trasporto dei propri rifiuti tanto  che ne aveva effettuato, in precedenza, uno solo, nel 2003).

Secondo la Corte, l’occasionalità del trasporto non è un requisito previsto dalla normativa per escludere l’obbligo della comunicazione: infatti, il trasporto occasionale e saltuario dei rifiuti non pericolosi effettuato dal loro produttore, quando non ecceda la quantità di 30 chilogrammi o di 30 litri per volta, esime soltanto dalla necessità del formulario di cui all’art. 193 D.Lgs. n. 152/2006 (documento di cui, peraltro, l’imputato era invece in possesso al momento del controllo).

Contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa, l’art. 212, comma 8, del D.Lgs. n. 152/2006 si applica proprio agli imprenditori che, in virtù dell’attività svolta, producano rifiuti e li trasportino, indipendentemente dal fatto che il trasporto possa essere occasionale perché non sempre necessaria conseguenza della propria attività.

In secondo luogo, la Cassazione, in coerenza con il proprio consolidato orientamento sul punto, ha osservato che nè l’errore di diritto, né l’errore sul fatto di cui all’art. 47 cod. pen., possono trovare alimento, per essere scusati, nella personale convinzione che l’imputato abbia dell’applicabilità nei suoi confronti di un obbligo la cui omissione è penalmente sanzionata, tanto meno se tale convinzione si fonda sul silenzio serbato sul punto dal consulente dell’impresa.

Infatti, non può essere invocata l’ignoranza della legge penale ex art. 5 cod. pen. da parte di chi, professionalmente inserito in un campo di attività collegato alla materia disciplinata dalla legge integratrice del precetto penale, non si uniformi alle regole di settore, per lui facilmente conoscibili in ragione dell’attività professionale svolta.

 

LA MASSIMA

In tema di trasporto di rifiuti,  l’occasionalità del trasporto non è un requisito previsto dalla normativa per escludere l’obbligo della comunicazione all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali  in quanto, secondo l’art. 212, comma 8, D.Lgs. n. 152/2006, in caso di  trasporti saltuari di rifiuti non pericolosi effettuato dal loro produttore, non eccedenti la quantità di 30 chilogrammi o di 30 litri per volta, si è esonerati soltanto dalla necessità del formulario di cui all’art. 193: pertanto gli imprenditori che producano rifiuti e li trasportino, indipendentemente dal fatto che il trasporto possa essere occasionale, hanno l’obbligo di iscriversi all’Albo. La mancata conoscenza della necessità di iscrizione all’Albo non integra né errore di diritto, né errore sul fatto di cui all’art. 47 cod. pen. se fondati sulla personale convinzione che il titolare dell’impresa abbia dell’applicabilità nei suoi confronti di un obbligo penalmente presidiato, soprattutto se tale convinzione derivi dal silenzio serbato sul punto dal proprio consulente.

 

 

 

 

 

L’autore

Vincenzo Paone

Dal 1979  in magistratura, attualmente svolgo la funzione di Sostituto Procuratore della Repubblica in Asti.

Mi sono sempre occupato  della materia relativa all’inquinamento (con riferimento ai rifiuti, all’acqua, all’aria), della materia edilizia/urbanistica e della sicurezza ed igiene sul lavoro.

Ho pubblicato nel 1993, presso la casa editrice UTET, il volume “I reati in materia di inquinamento”, facente parte della collana “Giurisprudenza sistematica di diritto penale” a cura di Bricola e Zagrebelsky; nel 2008 ho pubblicato presso la casa editrice Giuffrè, il volume “La tutela dell’ambiente e l’inquinamento da rifiuti”; nel 2011 presso la casa editrice CEDAM, ho collaborato al volume “La tutela dell’ambiente. Profili penali e sanzionatori”, con il capitolo “La gestione dei rifiuti: i reati”.

Collaboro stabilmente alla rivista Ambiente e sviluppo.

 

 

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